Milano: primo scoglio sulle farmacie

16/02/2001



Tensione tra i futuri alleati mentre il sindaco non ha ancora visto il documento firmato da Berlusconi e Bossi: aspetto l’originale

Albertini-Lega, primo scoglio sulle farmacie


Il Carroccio: la privatizzazione favorisce solo le multinazionali. Presentato un ricorso al Tar

      Il documento delle condizioni ha quasi concluso il suo giro: Albertini lo ha scritto, Berlusconi lo ha firmato, Bossi pure. E adesso, il sindaco si fa desiderare: «Attendo di ricevere l’originale per apporvi a mia volta la firma, come impegno nei confronti della città». In attesa di mettere tutti gli autografi al loro posto, di controllare gli originali e iscriverli agli atti di questo difficile sodalizio, la Lega muove subito un primo passo che innervosisce il sindaco. Il gruppo regionale e quello comunale si sono riuniti ieri per chiedere all’unisono che il Comune ritiri il bando sulla privatizzazione delle farmacie: «È evidente – tuona il segretario Matteo Salvini – che è stato scritto in modo da agevolare alcune multinazionali a discapito dei farmacisti. Quindi, va rivisto». E la questione delle privatizzazioni è proprio una di quelle su cui il sindaco ha chiesto l’allineamento totale di tutti gli alleati della nuova coalizione. Lega in particolare. «Se cominciamo così adesso, figuriamoci cosa accadrà in campagna elettorale e poi alla prima delibera appena appena delicata», commentavano ieri i politici più attenti alle «coincidenze». Ieri, infatti, avrebbe dovuto essere in teoria il giorno in cui si brindava all’alleanza. Albertini ha chiesto le firme, Bossi e Berlusconi lo hanno accontentato. Ma lo spettro del passo indietro all’ultimo momento, o magari più in là, rimane. Il sindaco non è soddisfatto, qualcuno insinua che neppure più si fidi di Berlusconi e che abbia telefonato al Cavaliere per chiedere di poter verificare le firme sull’originale. «È una lettura priva di ogni fondamento», ribadiscono i collaboratori del sindaco. E sono loro a far sapere che «i rapporti con il Cavaliere sono ottimi» e che il documento via fax è arrivato con una lettera di grande affetto.
      Perché allora prendere altro tempo e ribadire che ci sarà una comunicazione a fine mese, durante la quale «si indicheranno le procedure operative per dare piena realizzazione ai punti sottoscritti nello stesso documento»? Perché non chiudere tutto subito? Forse perché la copia originale di quel documento, firmato e controfirmato da tutti, potrebbe servire come arma da sfoderare in ogni momento per minacciare il passo indietro. «Non pensino di prenderlo in giro» ammoniscono i collaboratori di Albertini rispondendo a chi, più o meno apertamente, lascia intendere che quei fogli valgono come carta straccia. A chi, come Maroni prima e Salvini poi, corregge la parte che riguarda il veto sulle candidature così: «Faremo vedere al sindaco la nostra lista, poi lui farà le osservazioni e noi ragioneremo su quelle».
      E per la privatizzazione delle farmacie, su cui la giunta ha già abbondantemente deciso, i leghisti insistono dando voce all’Associazione lombarda dei titolari di farmacie che ha presentato ricorso al Tar: «Anzitutto – contestano il capogruppo in Regione, Davide Boni, e lo stesso Salvini – qualcuno ci deve spiegare perché la base d’asta è stata fissata a 240 miliardi e ai farmacisti che ne avevano proposti 235 era stato detto che offrivano troppo poco». Ancora: «Le domande arrivate in Comune sono di 3 multinazionali, due tedesche e una britannica. Ma non sarebbe meglio tutelare i nostri rivenditori? Le farmacie non sono un negozio qualunque, hanno un ruolo fondamentale per la sicurezza, come punto di riferimento per la gente. Quali garanzie possiamo avere da questa vendita?». La risposta, la prima di molte che dovrà dare d’ora in avanti ai leghisti, al sindaco.
Elisabetta Soglio


Cronaca di Milano