Milano. Postalmarket, primo accordo

11/07/2003



MILANO
venerdì 11 luglio 2003
Postalmarket, primo accordo

Bernardi Spa si impegna a riassorbire tutti i 570 dipendenti
      PESCHIERA BORROMEO – Undici ore di trattativa serrata per un accordo che potrebbe salvare 570 posti di lavoro e il futuro di Postalmarket, la grande azienda di vendite per corrispondenza. La firma è arrivata ieri sera attorno alle 21, dopo un confronto serrato iniziato alle 10 del mattino e contrassegnato da non poche tensioni. L’accordo, sottoscritto dalla Bernardi spa, dai commissari straordinari che gestiscono Postalmarket da quasi due anni, dai sindacati e dal rappresentante del ministero del Lavoro, prevede l’assunzione, da parte di Bernardi, di tutti i dipendenti in 18 mesi, a partire dal prossimo agosto, con il prolungamento per quanti non rientreranno immediatamente al lavoro della cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre 2004. In quella data dovrebbero rientrare gli ultimi 420, per i quali sono state previste tre ipotesi: assunzione nel futuro (ancora ipotetico) centro commerciale, reintegro in Postalmarket qualora ci fossero le condizioni, o assorbimento in altri centri Bernardi in provincia di Milano. Soddisfatti i rappresentanti sindacali, l’accordo passerà oggi al vaglio dell’assemblea dei lavoratori, poi entro la prossima settimana dovrebbe essere formalizzato l’atto di vendita.
      Quella di Postalmarket è una tormentata vicenda che dura ormai da dieci anni. Tutto iniziò nel 1993, quando la proprietaria e fondatrice, la finanziera milanese Anna Bonomi, decise di vendere la sua «creatura» alla multinazionale tedesca Ottoversand. Tempo pochi anni e dopo aver dimezzato i dipendenti, passati da 1600 a 800, nel 1998 Ottoversand annunciò la decisione di chiudere. Intervenne sul filo di lana l’allora senatore Eugenio Filograna: nel gennaio 1999 rilevò (a costo zero) l’azienda, annunciò grandi investimenti e tentò la vendita via Internet. Passarono meno di due anni, e a giugno 2001 Filograna annunciò debiti per oltre 100 miliardi di lire. A settembre portò i libri in tribunale chiedendo lo stato di insolvenza. Postalmarket entrò in stato di «amministrazione straordinaria» e il suo destino venne affidato ad un collegio di amministratori nominati dal Tribunale di Milano. A loro il compito di salvare l’azienda.
      Un anno dopo venne decisa la strada della vendita. I primi due bandi, tra dicembre 2002 e gennaio 2003 andarono a vuoto. L’ultimo tentativo, a febbraio, vide un unico concorrente, la Bernardi spa di Udine, colosso nella vendita di abbigliamento. Al quale, adesso, spetta l’ultima parola.


Cronaca di Milano





11 luglio 2003
Peschiera   Dopo una riunione fiume al ministero siglata un’intesa che sarà presentata oggi in fabbrica
Postalmarket, salvi i lavoratori
Avranno assicurata la cassa integrazione per 18 mesi


Peschiera  Tutti salvi, con la cassa integrazione per i prossimi 18 mesi, i 570 lavoratori della Postalmarket di Peschiera: la riunione fiume presso il ministero del Lavoro tenutasi ieri a Roma, convocata alle 10 e terminata alle 21.30, si è chiusa con la sottoscrizione di un’ipotesi di accordo tra i proprietari della Bernardi Spa di Ronchis (Udine), al tavolo assieme ai principali dirigenti, e i rappresentanti sindacali, affiancati dai commissari straordinari dell’azienda di San Bovio e da funzionari del ministero. L’intesa, che da ipotesi si trasformerà in accordo solamente dopo l’assenso dei lavoratori, prevede che la Bernardi, un colosso dei capi sportivi a prezzi popolari con decine di punti vendita, assuma tutti i dipendenti non appena avrà termine l’amministrazione straordinaria, cioè prima della fine del mese: questo garantirà il paracadute della cassa integrazione. Il percorso che si prospetta, dopo che più volte i sindacati hanno minacciato la rottura delle trattative, è però differenziato: la Bernardi propone ancora 150 posti nella Postalmarket, rimettendo i lavoratori a stipendio per scaglioni, con i primi 40 che dovrebbero tornare a San Bovio in autunno e gli ultimi nella primavera 2004. Per gli altri 420, invece, il futuro è in un centro commerciale, cioè nell’outlet che l’azienda udinese vuole aprire alle porte di Milano e per il quale erano già stati richiesti informalmente circa 80 mila metri quadrati, una superficie più ampia di quella dei maggiori centri commerciali lombardi. «Per chi non rientrerà subito in Postalmarket, e anche questi con modalità che devono ancora essere precisate meglio, tutto sarà rapportato al piano industriale del centro commerciale – spiega Antonio Amoruso delle rappresentanze sindacali -. L’accordo assicura la cassa integrazione a tutti, e non esclude ulteriori piani di rientro, nel caso di una buona ripresa di Postalmarket. Ma non si tratta di un buon accordo, perché non si è discusso di grandi strategie». I dettagli di ciò di cui si è parlato per quasi dodici ore ieri a Roma saranno riferiti oggi alle 14.30 nell’assemblea di fabbrica convocata, e all’inizio della settimana prossima i 570 lavoratori saranno chiamati a un referendum, a scrutinio segreto, per dire un "sì" o un "no" all’accordo con la nuova proprietà.
«Non dimentichiamoci però che la cassa integrazione non è uno stipendio, e che il Milanese non è in grado di riassorbire centinaia di lavoratori – osserva Nerina Benuzzi della Cgil -: il nostro obiettivo è di costruire posti di lavoro. I 18 mesi di cassa potranno essere prorogati fino al "traguardo" della mobilità». I sindacati sottolineano di non voler essere coinvolti nelle pressioni di Bernardi per poter costruire il centro commerciale: sembra che l’ipotesi di un insediamento nel Parco Sud Milano sia caduta, a favore della ricerca di altre aree idonee per far nascere questo ipotetico e gigantesco polo dell’abbigliamento ai confini della metropoli. E anche dal governo sarebbero arrivate indicazioni di un sostegno a questo progetto. «Questo lo lasciamo dire a Bernardi – conclude la sindacalista -: è il territorio che deve valutare l’impatto ambientale e anche economico».

Carlo Catena