Milano. Piccoli negozi, un boom nelle chiusure

06/06/2003

    MILANO
      venerdì 6 giugno 2003

        Piccoli negozi, un boom nelle chiusure

        La crisi accentua la tendenza negativa dei primi tre mesi. L’Unione del commercio: la Regione ci aiuti
          Soffiano freddi venti di crisi sulla distribuzione lombarda. Rispetto all’inizio dell’anno, a fine marzo, a Milano e provincia, mancavano all’appello 837 esercizi commerciali e 138 tra alberghi e ristoranti. Chiusi. Vista la situazione delicata, in Regione si valuta la possibilità di prolungare il periodo dei saldi. E i commercianti guardano al Pirellone: «E’ necessario sostenere i consumi delle famiglie. La Lombardia sta per presentare il documento di programmazione economica e finanziaria. Anche questo può essere il contesto giusto per valutare misure che ci aiutino a uscire da una fase critica», propone Renato Borghi, vice presidente dell’Unione regionale del Commercio.

          SARACINESCHE ABBASSATE – In Lombardia, nei primi tre mesi del 2003, il numero dei negozi che ogni giorno alzano la saracinesca è diminuito di 509 unità. A fine marzo, Milano aveva perso 837 esercizi commerciali rispetto all’inizio dell’anno: la tendenza negativa del capoluogo è quindi solo in parte compensata dal saldo tra chiusure e aperture registrato nel resto della regione.
          Il dato evidenzia un’inversione di tendenza: dal ’99, anno in cui era entrata in vigore la riforma Bersani, infatti, il numero di esercizi commerciali era in costante crescita. Unica nota positiva: rispetto a un anno fa, il numero dei negozi a Milano è sostanzialmente invariato: più 0,48 per cento.

          SALDI LUNGHI - «Calo dei consumi? La tendenza suscita qualche preoccupazione», ammette Mario Scotti, assessore regionale al Commercio. Anche per questo la Regione valuterà oggi con le organizzazioni dei consumatori e le associazioni di categoria l’opportunità di prolungare il periodo dei saldi da 30 a 45-60 giorni. «Già settimana prossima la nuova legge regionale che regola le modalità delle svendite potrebbe arrivare in consiglio regionale», stima Scotti.
          A Milano, l’assessore al Commercio, Roberto Predolin, evita di gridare all’allarme: «Che si riduca il numero di negozi, non è un dramma per la città. Certo, pesa il calo dei consumi. Ma bisogna tenere conto che veniamo da anni in cui il numero di punti vendita è sempre cresciuto. Certo, se la controtendenza verrà confermata nei prossimi mesi, sarà il caso di prendere provvedimenti».

          GRANDE DISTRIBUZIONE - Il malessere non riguarda solo i piccoli negozi. Ad aprile la quota di mercato della distribuzione moderna è rimasta sostanzialmente stabile, registrando soltanto un più 0,2 per cento a livello nazionale, più 0,9 per cento nell’area Nord-Ovest. «Un dato che ci preoccupa moltissimo – constata Riccardo Garosci, consigliere delegato Faid Federdistribuzione -. Va tenuto conto, però, che l’inizio d’anno ha scontato il calo di fiducia dovuto alla guerra in Iraq. Siamo convinti che le cose possano migliorare nei prossimi mesi».
          Nonostante la scarsa voglia di fare acquisti, c’è chi fa buoni affari. Sono gli hard discount. La loro quota di mercato, rispetto all’anno scorso, è cresciuta del 10-15 per cento.

          Rita Querzé



      Cronaca di Milano