Milano. Pessimismo fra i sindacati sulla regolarizzazione degli extracomunitari

11/10/2002






        (Del 11/10/2002 Sezione: Vivere Milano Pag. 4)
        Pessimismo fra i sindacati sull´esito dei processi di regolarizzazione degli extracomunitari
        I decreti poco chiari e la cattiva informazione contribuiscono a scoraggiare i datori di lavoro

        UNA sanatoria di proporzioni mai viste» che però contribuirà, «se siamo fortunati», a far emergere «non più del 50% degli irregolari a Milano», nonostante la proroga fino all´11 novembre. Secco e negativo il giudizio delle principali organizzazioni sindacali a un mese dall´introduzione della Bossi-Fini. Sui processi di regolarizzazione sono numerosi i problemi rimasti ancora aperti e le domande senza risposta.

        L´eccessiva rigidità
        Cgil, Cisl e Uil concordano nel dire che il tipo di contratto imposto agli extracomunitari per la loro regolarizzazione è troppo rigido e non rispecchia la realtà del mercato milanese. «Molti datori di lavoro – spiega Gabriele Messina della Cgil – sono scoraggiati dal fatto che non sono ammessi contratti part-time e gli apprendistati». Un´ulteriore conferma a questo stato di cose è giunta ieri dal Servizio per i problemi dei lavoratori immigrati extracomunitari del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha risposto alle domande del Gruppo di lavoro permanente presso la Prefettura. Il Gruppo, composto, tra gli altri, da Cgil, Cisl, Uil, Assolombarda, Cna, Caritas, Questura, Comune e Inps, si riunisce almeno una volta a settimana presso la Prefettura proprio con l´obiettivo si sollevare quelle domande che, ai fini della regolarizzazione, necessitano con urgenza di una risposta. Tanto per fare degli esempi, alla domanda se sia «possibile sottoscrivere due contratti di soggiorno con due distinti datori di lavoro, l´uno per un rapporto di lavoro domestico (colf o badante) l´altro con un datore di lavoro imprenditore così da raggiungere la retribuzione minima di 439 euro e, comunque, il limite orario part-time non inferiore a 20 ore settimanali», la risposta del Ministero è stata negativa. Stesso esito nel caso si tratti di due distinti datori di lavoro imprenditori. No secco anche al quesito «Possono le Organizzazioni non Governative e le Onlus ovvero i liberi professionisti, sottoscrivere contratti di soggiorno con lavoratori extracomunitari impiegati irregolarmente?».
        Poca chiarezza
        «I decreti attuativi non chiari – commenta Pierluigi Paolini della Uil – hanno spaventato i datori di lavoro sui costi da sostenere per dare occupazione, al punto tale che in molti preferiscono "licenziare" i propri lavoratori o mantenerli in nero». Facciamo degli esempi. «Nel kit – dice Messina – si legge che chi offre un´occupazione deve anche "garantire l´alloggio" all´extracomunitario. Non è così: deve semplicemente indicare il domicilio dove vive il dipendente». Problemi ancora più grossi riguardano il capitolo «rimpatrio». «A distanza di un mese dall´entrata in vigore della legge – commenta Maurizio Bove della Cisl – ancora non si capisce come, quando e in che misura il datore di lavoro si debba occupare delle spese di viaggio per mandare l´extracomunitario nel suo Paese qualora venga sciolto il contratto».

        Finti datori di lavoro
        In queste ultime settimane si sta verificando un nuovo, preoccupante fenomeno. «Presunte cooperative e società di pony express – spiega Paolini – garantiscono agli extracomunitari la regolarizzazione dopo che questi hanno sborsato qualcosa come 7 mila euro. Ovviamente è una truffa e noi cerchiamo di allertare quanta più gente possibile».
        TIZIANA PREZZO