Milano. Patto tra immigrati e imprenditori

10/03/2003

MILANO

10 marzo 2003

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Oggi vertice in Questura sulle espulsioni contestate. La Caritas: "Si rischia il fallimento della sanatoria"
Patto tra immigrati e imprenditori
Alcuni avvocati preparano un esposto in procura

        ANNALISA CAMORANI
        I telefoni degli studi legali non hanno mai smesso di squillare in questi giorni. Ma non erano i «soliti» clienti a tenere al lavoro gli avvocati, anche di domenica. Erano i muratori, i ristoratori, le pensionate, le padrone di casa che chiamavano per avere un parere legale sull´espulsione del proprio dipendente straniero bocciato dalla sanatoria e accompagnato alla frontiera in un colpo solo. Senza preavviso e senza chiarimenti. Le prime spiegazioni su questa contestata procedura potrebbero arrivare già oggi. Da Milano e da Roma. Nel pomeriggio i sindacati e gli avvocati incontreranno i responsabili dell´ufficio stranieri della Questura per aver conto dei fatti degli ultimi giorni. Nella mattinata, invece, a Roma i deputati Giuliano Pisapia (Rifondazione Comunista) e Luana Zanella (Verdi) presenteranno un´interrogazione urgente ai ministri dell´Interno e della Giustizia. «In Italia – spiega Pisapia – perché un provvedimento amministrativo sia legittimo deve venire motivato. Queste persone, invece, vengono portate in via Corelli senza sapere per quale ragione sia stata loro rigettata la domanda di sanatoria. In questo modo si toglie loro anche la possibilità di impugnare il provvedimento».
        Nell´incontro di via Fatebenefratelli ci sarà anche don Virginio Colmegna della Caritas che non manca di essere molto severo nei confronti di questo modo di procedere: «Quelle che ci arrivano sono notizie inquietanti, non si possono trattare le colf e le badanti come fossero delinquenti. Si sta creando una situazione paradossale per cui questi stranieri hanno dato nome, cognome e indirizzo per avviare le pratiche. E adesso questi stessi dati vengono usati per procedere con le espulsioni. Il segnale che emerge è che è stato un errore chiedere la sanatoria». E anche per gli avvocati che hanno formato un gruppo estemporaneo per decidere una tattica comune sono giornate di super lavoro. «Useremo tutte le armi a nostra disposizione per opporci a questo stato di cose – spiega Benedetta Colombo – e non escludiamo neanche l´ipotesi di presentare un esposto in Procura».

          "Così hanno portato via Olga Era con me da quattro anni"
          ZITA DAZZI
          Signora Marisa Longo, quando ha visto l´ultima volta la sua colf?
          «Era mercoledì scorso. Olga è stata prelevata dalla polizia a casa mia verso le nove del mattino, mentre stava facendo i mestieri».
          Dov´è adesso?
          «In Ucraina, il suo paese natale».
          Cosa aveva fatto?
          «Che io sappia, nulla».
          E allora perché l´hanno fermata?
          «Non ce l´hanno detto. E sul decreto di espulsione non era scritto. L´hanno messa su un aereo diretto a Kiev ancora prima dell´udienza di convalida del fermo da parte del giudice».
          Ma era clandestina?
          «Certo, ma avevamo fatto domanda di sanatoria come prevede la legge Bossi-Fini. Stavamo aspettando di essere chiamate in prefettura per la firma del contratto di soggiorno».
          Da quanti anni Olga lavorava a casa sua?
          «Da quattro anni. Faceva sei ore al giorno. Si occupava della casa. Puliva, stirava. Era bravissima. Una persona per bene. Molto affidabile. Anche i miei due figli e mio marito l´adoravano».
          Come l´aveva conosciuta?
          «Me l´aveva presentata un´altra donna di servizio che avevo avuto in precedenza. Con Olga mi sono trovata benissimo. È laureata in zootecnia, è una donna intelligente e colta. Ha anche una figlia che è rimasta qui in Italia».
          Ma cosa vi ha detto la polizia quella mattina?
          «Hanno suonato alla porta. Olga è andata ad aprire e le hanno detto che doveva seguirli in Questura».
          E cosa ha fatto la sua colf?
          «È venuta subito a chiamarmi. Io sono andata a parlare con gli agenti. Ho cercato di capire, di farmi spiegare. Ho detto loro che stavamo aspettando la chiamata in prefettura e che non vedevo per quale motivo Olga dovesse andare in via Fatebenefratelli».
          Che cosa le hanno risposto?
          «Mi hanno detto che non dovevo agitarmi. Che non c´era nessun problema, che loro non si occupano solo di arrestare i criminali e che in questo caso stavamo facendo un "accompagnamento sociale"».
          E lei ci ha creduto?
          «No. Ho protestato. Ho detto che volevo vedere una lettera di convocazione, che volevo andare anch´io con Olga. Gli agenti non hanno voluto sentire ragioni. E così com´era, se la sono portata via».
          Ha più parlato con Olga?
          «Molte altre volte. Si era portata il telefonino e ci sentivamo ogni ora. Ha passato la giornata in Questura, senza capire che cosa stesse succedendo. Continuavano solo a dirle che erano necessari accertamenti».
          Era sola?
          «No, mi diceva che era con altre donne, altre colf anche loro prelevate nelle case dove lavoravano. Anche loro ignare dei motivi del fermo».
          E poi?
          «Alle 18 mi ha telefonato dicendomi che le stavano trasferendo in via Corelli. Non sapeva altro».
          E lei a quel punto?
          «Ho chiamato subito il mio avvocato, Gianluca Pontecorvi che è andato in via Corelli, chiedendo di parlare con Olga. Ma non l´hanno fatto entrare fino alla mattina successiva. Nemmeno lui è riuscito a individuare il motivo dell´espulsione».
          Quando è partita Olga?
          «Il giorno dopo, venerdì, alle 5 del mattino. Mi ha telefonato in lacrime dicendo che la stavano trasferendo alla Malpensa. L´udienza di convalida era fissata per sabato. Olga è arrivata a Kiev alle 19. Lì le hanno riconsegnato il passaporto e l´hanno lasciata al suo destino, senza preoccuparsi del fatto che abita a 500 chilometri da dove l´hanno sbarcata».
          E adesso?
          «Col mio avvocato faremo sicuramente ricorso contro questa espulsione illegittima. Olga, è una persona onesta, aveva creduto che questa legge fosse un´occasione per mettersi in regola e invece era una trappola. Comunque tornerà in Italia. Io spero».