Milano: Patto sul lavoro, anche la Uil ritira la firma

30/05/2001


Corriere della Sera



Cronaca di Milano

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Dopo la Cisl un’altra sigla sindacale abbandona. Giuliani: «Non è una provocazione, solo una presa d’atto»

Patto sul lavoro, anche la Uil ritira la firma


Il sindaco: sono deluso, mi aspettavo di più. Bisogna cambiare qualcosa ma la Cgil ha le sue responsabilità

      Il Patto sul lavoro si frantuma e dovrà essere il sindaco, se davvero ci tiene, a raccogliere i cocci e a rimetterli insieme. Dopo l’accusa della Cisl al Comune per le «inadempienze e i ritardi», ora è la Uil ad alzare i toni, abbandonando il tavolo (ieri) e annunciando l’uscita dal Patto proprio mentre Albertini riconferma di non essere contento dei risultati. «Ritiriamo la nostra firma perché non possiamo accettare che l’intesa sia condizionata dagli umori della Cisl e degli imprenditori o dai veti della Cgil», dichiara il segretario provinciale Amedeo Giuliani. «Non è una provocazione – assicura – ma una presa d’atto di una situazione difficile. C’è qualcuno che non ha il coraggio di dire che così il Patto non va bene, che è un’esperienza conclusa. Il risultato è che si continua a metterlo in discussione: noi non ci stiamo più». Giuliani sottolinea che «la Uil resta convinta che l’intesa di Milano sul lavoro possa essere una risposta al disagio». «Ma forse si preferisce usare quest’area di disagio per manovre elettorali». Il segretario va oltre: «Abbiamo l’impressione che si vogliano usare categorie deboli, come gli over 40 e gli extracomunitari, in modo strumentale, per questioni politiche che vorremmo fossero chiarite». Giuliani ce l’ha con la Cisl che fa «provocazioni spot». Ma anche con il Comune, che dimostra «timore reverenziale nei confronti della Cgil». «Sembra che senza il sindacato guidato da Panzeri non si possa fare nulla». Invita quindi il sindaco a «fare chiarezza». «Albertini decida cosa vuol fare – esorta Giuliani – o è in grado di dare una sterzata oppure il Patto sul lavoro non ha futuro: deve dare un segnale che non intende far spegnere l’accordo e deve convocare tutti attorno ad un tavolo». Il sindaco e l’assessore al Personale Carlo Magri si sono già sentiti, e l’incontro si farà al più presto. «Un incontro chiarificatore tra i firmatari – osserva Albertini -. Dopodiché, se i firmatari sono d’accordo, si può anche correggere qualcosa». Ma prima di tutto, precisa, il sindaco «occorre uno studio, una ricognizione sulle cose fatte e sul meccanismo». Insomma Albertini promette che l’amministrazione farà il possibile per non far naufragare il Patto. «E se le cose non sono andate bene non è certamente per volontà. Mi aspettavo di più – ripete -. Immaginavo una foto di gruppo davanti a Palazzo Marino con un migliaio di assunti. Gli occupati sono invece 130, anche se ci sono progetti per circa 800 posti». «Io stesso mi aspettavo un risultato più rapido e pesante – ammette il sindaco -. Non sono contento, ma non sono un sabotatore». Albertini risponde così agli attacchi del segretario della Cisl lombarda Maria Grazia Fabrizio, con la quale non vuole polemizzare. «Credo di interpretare il suo punto di vista come la volontà ancora più convinta di dare un impulso realizzativo». Il sindaco sottolinea infine che all’incontro, oltre ai firmatari, «si potrebbero aggiungere altri». Pensa alla Cgil, anche se non risparmia una frecciata al sindacato che fin dall’inizio si è opposto all’intesa: «La Cgil in realtà ha una parte di responsabilità. Alcuni imprenditori avrebbero voluto aderire al Patto, ma temevano problemi per il clima in fabbrica. Per non parlare dei ricorsi». La Camera del Lavoro, intanto, commenta il ritiro della firma della Uil. «E’ l’epilogo di una vicenda nata male e finita peggio – dice una nota della segreteria -. Ora si parta dal documento che Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto per riaprire un confronto con l’amministrazione e le associazioni datoriali». Duro Sandro Antoniazzi, capo dell’opposizione di Palazzo Marino. «La situazione dimostra che del Patto sul lavoro è stato fatto un uso ideologico da parte della giunta, senza poi un impegno concreto». «Albertini ha fallito – rincara Pierfrancesco Maiorino, coordinatore cittadino Ds -. Adesso bisogna partire dal fallimento e pensare le politiche sul lavoro a Milano». Ma l’assessore Magri sdrammatizza. «Sono tranquillo, anzi tranquillissimo – assicura -. E poi la Uil non ha ritirato la firma: ha detto che vuole che il sindaco esprima la sua volontà di impegnarsi e di rilanciare l’accordo. E questo è scritto nel patto di maggioranza per il governo della città: non è mai stato messo in discussione».
Rossella Verga


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