Milano. Patto per il lavoro: si tratta ancora ma senza la Cgil

13/06/2001

Corriere della Sera





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Lite continua Comune-sindacati

Patto per il lavoro: si tratta ancora ma senza la Cgil

      Un equivoco. Per l’assessore al Personale Carlo Magri il polverone sul Patto per il lavoro, sollevato dalle parole di Albertini davanti alla platea degli industriali, nasce da uno stupido e banalissimo equivoco. «Il sindaco ha scelto il verbo " rivedere" e Cofferati, che è un volpone, non si è lasciato sfuggire l’occasione – afferma l’assessore – Ma le cose stanno in modo diverso, figuriamoci se Albertini vuole rivedere il Patto con la Cgil». Ecco come «stanno le cose», secondo Magri. «Innanzitutto è forse meglio usare altri verbi: rivitalizzare, rilanciare, riposizionare», dice. E per far questo c’è già un progetto. «La prossima settimana verranno convocati dal sindaco tutti i firmatari – spiega l’assessore – Cioè i diciassette soggetti che fin dall’inizio hanno creduto nel disegno. La Cgil, quindi, non ci sarà». In quell’occasione Magri presenterà una proposta. «Anche perchè è scritto nel patto di maggioranza che l’accordo sul lavoro deve essere approfondito ed esteso». «Verrà inserito ad esempio il nuovo profilo di "assistente familiare", per riqualificare il lavoro a domicilio – anticipa l’assessore – Su questo punto la trattativa con i sindacati è già a buon punto». Lo «sportello unico» si occuperà in futuro di far incontrare domanda e offerta anche sul fronte dei lavoratori domiciliari che forniscono assistenza agli anziani. «Ma abbiamo in mente anche la regolamentazione delle baby sitter», aggiunge. Il Comune investirà poi sullo «sportello» per rilanciarlo. «Nel giro di qualche mese gli addetti passeranno da undici a 36 – annuncia l’assessore – E anche la banca dati verrà incrementata: oggi ci sono 2200 nominativi, devono arrivare almeno a cinquemila». Di questo, insomma, si discuterà nell’incontro tra i 17 firmatari del Patto: 4 sindacati (Cisl, Uil, Ugl, Cisal), dieci associazioni di imprenditori, 3 istituzioni (Comune, Provincia, Regione). Anche sui numeri per l’assessore è bene fare qualche precisazione: «Gli occupati sono 210 e non 130, anche se è vero che siamo lontani dall’obiettivo dei mille». Quanto alla Cgil, Magri è lapidario: «Se vuole collaborare va benissimo, ma la strada è quella tracciata finora».
      Antonio Panzeri, segretario della Camera del Lavoro, parla un’altra lingua. Premette che l’apertura del sindaco «è tutta da verificare», ma chiarisce: «In ogni caso deve prendere atto del fallimento. Bisogna cambiare registro, modificare la linea». «Il discorso va ripreso da capo, in senso unitario – rincara – Se ci sono le condizioni la Cgil non si sottrae certo al confronto. Io rappresento l’organizzazione sindacale, non le opposizioni». Ma per Panzeri la prima mossa «non spetta alla Cgil». «La palla è in mano al primo cittadino. Verifichi lui come muoversi. E sulla questione dei diritti e della tutela non siamo disposti a passare sopra».
      Amedeo Giuliani, segretario della Uil milanese, parla di «sudditanza nei confronti della Cgil da parte dell’amministrazione». «E poi non capisco perchè il sindaco, che più volte ha espresso critiche sul Patto per il lavoro, in Assolombarda non ha mosso neppure un rilievo agli imprenditori che non presentano i progetti». Maria Grazia Fabrizio, segretaria della Cisl milanese, sottolinea che «Albertini non è il padrone del Patto». «Prima convochi i firmatari e ammetta gli errori – incalza – Solo così si potrà migliorare l’intesa e rilanciarla».
Rossella Verga


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