Milano. «Ortomercato, regno del lavoro nero»

08/04/2005

    venerdì 8 aprile 2005

      IL CASO

      Il sindacato denuncia: immigrati, studenti, pensionati, ma soprattutto caporali

        «Ortomercato, regno del lavoro nero
        Nessuna garanzia e clima di paura»

          di Enrico Fovanna

          MILANO — «L’Ortomercato è una cittadella del lavoro nero, dove il carico è enorme, gli addetti vivono una condizione di grande precarietà e i diritti non vengono riconosciuti. In una condizione di paura, soprattutto. E tutto questo senza che Sogemi si occupi di stabilire un minimo di contatto con noi. Dopo la disponibilità iniziale, sono letteralmente spariti. Non si fanno nemmeno trovareal telefono».

          A lanciare le accuse è Giorgio Vanoli, segretario milanese di Filcams-Cgil. Immigrati regolari e clandestini, pensionati che non arrivano a fine mese e devono integrare il reddito, giovani che si pagano gli studi: è anche questo l’universo di lavoratori che ogni giorno riempiono l’Ortomercato di Milano. L’unico particolare è che una parte di essi vengono pagati in nero.
          Lo denuncia la Filcams-Cgil.

          Il sindacato di categoria parla di «forme di caporalato», di persone che «trattano giorno per giorno la loro paga, come se al mercato delle merci fosse affiancato un drammatico mercato delle braccia». Anche per questo motivo si è svolta una protesta: un presidio dalle 10 alle 12 al quale, secondo gli organizzatori, hanno partecipato, alla fine dei turni, un centinaio di persone «nonostante la forte stanchezza di una notte massacrante». In genere nell’aera si lavora dalla mezzanotte al mattino dopo, con turni «anche di 12 ore».

          «È una situazione vergognosa – dice Vanoli – a me personalmente è capitato di essere fermato da un lavoratore che voleva contrattare, all’ingresso della struttura, la paga per la giornata. E poi il complesso è fatiscente, i servizi igienici inadeguati, il pavimento pieno di buchi con il rischio che i carrelli con le merci cadano travolgendo chi è vicino».

          Infine la Cgil afferma che «la Sogemi, dopo un incontro in cui ammetteva civilmente una serie di problemi si è fatta uccel di bosco» e che «non è ipotizzabile in termini realistici il cambiamento della sede se non fra diversi anni, ma in questo tempo non si possono lasciare le cose così anche perché c’é un problema di salubrità delle merci».

          Il sindacato annuncia nuove mobilitazioni fino allo sciopero con il blocco totale dell’attività. La Sogemi sottolinea che le persone autorizzate a entrare, i tesserati, sono 7.500, circa un terzo del numero della scorsa gestione e «questo consente maggiori controlli».

          La società dice di aver «provveduto alla recinzione totale dell’area, circa 450 mila metri quadrati» e spiega che «i lavoratori non dipendono dall’ente gestore, ma sono inquadrati dai singoli grossisti ed esportatori e dalle singole aziende presenti all’Ortomercato e con queste hanno un rapporto di lavoro diretto o indiretto attraverso cooperative».

          Sullo stato della struttura, Sogemi sottolinea, infine, che «effettivamente il complesso ha bisogno di interventi radicali tanto che si sta pensando a una ri-localizzazione» e che ha «incontrato e incontrerà in futuro i sindacati e i rappresentanti dei grossisti».

          L’Ortomercato è uno dei più importanti mercati del Nord Italia, che riceve forniture soprattutto dal Sud Italia e rifornisce tutte le province lombarde. Un’area affittata a grossisti e produttori, per la vendita ai commercianti di frutta e verdura (circa l’80% dei prodotti), ma anche di carne, pesce, pollame e fiori. Vi lavorano oltre un migliaio di persone: 500-600 sono dipendenti (di circa 150 grossisti) e fra questi un terzo, 200, secondo la Cgil, non sono in regola con le norme sul lavoro; altri 300 fanno facchinaggio, 73 sono dipendenti della Sogemi, società di gestione dell’Ortomercato di proprieta’ del Comune, così come l’area.