Milano. Ortomercato: anche lo sceriffo si arrende

10/07/2007
    martedì 10 luglio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina III) – Milano

      IL RACCONTO

      Nel suk di via Lombroso
      anche lo sceriffo si arrende

        A otto mesi dopo dall´inchiesta di "Repubblica" si è ancor più consolidato il malaffare Via Lombroso, tutto come prima Anche lo sceriffo alza le braccia

          PAOLO BERIZZI

          Dalle minacce alle minacce. Dai vigili che non c´erano, ai vigili che c´erano ma non ci sono più. Dal lavoro nero al lavoro nero. Tutto cambia e niente cambia nella spianata infinita dell´Ortomercato. C´è un tessuto infetto che non guarisce. Anzi, peggiora. Il mercato notturno della frutta e della verdura l´avevamo lasciato nel caos: occupazione irregolare e buste paga fantasma, traffico impazzito, capannoni fuori controllo, anarchia dei Tir, insicurezza, ricatti, gli effetti, insomma, della deregulation quarantennale che lo ha scavato ai fianchi rendendolo qualcosa di molto simile a una zona franca.

          L´avevamo lasciato in mano alle cosche delle cassette, ai loro ricatti. Le cooperative del caporalato mordi e fuggi e le spedizioni punitive. E così lo ritroviamo, otto mesi dopo l´inchiesta di Repubblica che ne aveva raccontato l´illegalità diffusa. C´è un uomo, uno dei 3000 mila dipendenti della struttura, sulla cui pelle si può misurare il degrado del suk metropolitano. Josef Dioli è delegato Cgil per la sicurezza dei lavoratori. Il suo mestiere è controllare le condizioni di trattamento degli operai, la trasparenza delle buste paga, il rispetto degli orari e delle modalità di lavoro. Ma negli ultimi mesi Josef ha dovuto preoccuparsi prima di tutto della sua di sicurezza. Il 27 ottobre del 2006 un caporale del lavoro nero e due spalloni slavi l´hanno fermato: «Dategli una lezione a quello», ha ordinato il boss delle cassette di frutta. Dioli è riuscito a scappare. Quelli però gliel´hanno giurata: non finisce qui. La colpa del sindacalista è aver fatto il suo lavoro, essersi battuto contro il lavoro nero e la mancanza di sicurezza: organizzando anche uno sciopero (era il 31 maggio 2005), il primo nella storia dell´Ortomercato. L´altra notte a Josef hanno provato a bruciargli la casa. «Finché se la prendono solo con me posso anche metterlo in conto, ma se danno fastidio anche alla mia famiglia, se vengono di notte e ti danno fuoco alla casa, allora lancio un appello alle istituzioni: forse qui bisogna intervenire in modo pesante». La voce è abbattuta, ma non rassegnata. «Qualcosa all´inizio, con il nuovo presidente (Roberto Predolin) è stata fatta. Soprattutto per il problema della viabilità. La volontà di cambiare c´era, c´è, evidentemente però ci sono problemi che non si riescono a sanare».

          È come se un cancro si fosse insinuato nelle pieghe dell´Ortomercato mordendolo alla gola. La piazza commerciale all´aperto più grande d´Italia: un milione di tonnellate di frutta e verdura vendute ogni anno, 3 mila dipendenti e 9 mila operatori, una moltitudine di grossisti (145 imprese, 160 produttori locali) che si spartiscono una torta da 3 milioni di euro al giorno. Centinaia di camion che ogni notte dalle 23 alle sei del mattino arrivano da tutta Italia e da tutta Europa e sversano e caricano merce anche dove non potrebbero avere accesso. E i vigili? C´erano, un tempo. Anche un posto fisso di polizia. Ma è stato smantellato: stanchi di minacce e aggressioni, i vigili non volevano più venirci all´Ortomercato. Nel suo ventre molle sono attecchite negli anni cooperative potenti e spregiudicate, leggi non scritte e fatte rispettare a suon di minacce e vessazioni. Ogni notte decine di lavoratori in nero extracomunitari scavalcano le recinzioni per movimentare cassette di frutta e gestirne il racket fiorente. È fine dicembre quando Roberto Predolin, già assessore al commercio di An, viene nominato presidente della Sogemi, la società che gestisce l´Ortomercato afflitta da qualche milione di euro di debiti. Promette un giro di vite: «Faremo pulizia, ripristineremo la legalità». Una squadra di agenti della polizia municipale inizia a presidiare ogni notte dalle due alle sei i capannoni e i piazzali. Ma dura poco. «Dopo un paio di mesi i vigili mano a mano sono scomparsi – racconta un altro sindacalista – E non si capisce il perché. Evidentemente l´accordo tra Comune e Sogemi non è durato. I vigili, quando arrivano, arrivano alle cinque, all´alba, quando «il casino ormai è finito». In compenso Predolin ha nominato uno «sceriffo»: lo chiamano tutti così, è un ex vigile urbano, gira tra capannoni e scaffali ma – dicono – la sua presenza non ha ancora sortito l´effetto sperato. Gli ultimi mesi sono anzi forieri di sorprese non piacevoli. Agli inizi di maggio un´operazione della polizia porta alla chiusura del "For the king", il night confinante con il mercato che, si scopre, era gestito dagli uomini della ndrangheta. Alcuni di loro avevano gli uffici nello stesso palazzo della Sogemi. Legami pericolosi, boss in carriera con amicizie anche all´interno del mercato. Il "For the king" è ancora sotto sequestro. All´Ortomercato la notte scivola via tra baratti e compromessi, tra ricatti e minacce. È buio pesto in via Lombroso, e la luce è ancora lontana.