Milano, l’immigrato si mette in proprio

22/11/2000

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Mercoledì 22 Novembre 2000 italia – lavoro
Extracomunitari & lavoro
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Boom di neoimprenditori nel 2000: tanti cinesi ed egiziani.
Milano, l’immigrato si mette in proprio

MILANOMilano è la capitale italiana del lavoro straniero. Il primato di Milano riguarda sia il numero di cittadini stranieri avviati al lavoro (oltre 12.400 nel ’99, +9,7% sul ’98) sia la consistenza delle ditte individuali straniere attive sul territorio di Milano e provincia. Il lavoro dipendente resta di gran lunga la forma d’impiego più importante (oltre il 70% dei permessi rilasciati in provincia di Milano nel ’98 attiene a questa categoria) ma cresce la rilevanza del lavoro autonomo come strumento di inserimento lavorativo per gli immigrati. In generale, a Milano sembrano esserci meno pregiudizi che altrove in tema di stranieri e lavoro, anche se non mancano le zone d’ombra: l’immigrato difetta spesso di una formazione adeguata ai bisogni lavorativi; si segnalano problemi disciplinari, riconoducibili a una scarsa cultura aziendale; persistono forme di lavoro nero o irregolare.

Questi, in estrema sintesi, i tratti salienti di due ampie ricerche sulla presenza degli stranieri nel mercato del lavoro milanese (la prima indaga l’economia dell’immigrato lavoratore dipendente, la seconda l’economia dell’immigrato imprenditore) condotte da Maurizio Ambrosini, docente dell’Università di Genova. I due studi daranno il via al dibattito che si svilupperà, domani e venerdì, al convegno milanese su: «Migrazioni, mercato del lavoro e sviluppo economico» organizzato dal Comune in collaborazione con l’Agenzia romana per il Giubileo. Sul palco del Teatro Strehler si alterneranno relatori italiani e stranieri, tra cui il ministro degli Esteri, Lamberto Dini.

Per quanto riguarda l’immigrato imprenditore, le ditte individuali straniere attive sul territorio di Milano al 15 marzo 2000 erano 7.056 (+18,7% sul ’99), pari al 4,8% del totale delle imprese individuali. Il 32,8% dei titolari di queste imprese appartiene a titolari di nazionalità africana, il 28,5% europea e il 26,4% asiatica. Uno degli aspetti più rilevanti che emerge dalla lettura dei dati è legato al fatto che circa un terzo del totale delle ditte individuali straniere presenti a Milano è provincia è concentrato nelle mani di due sole nazionalità: la cinese, pari al 17,2% del totale imprese, e l’egiziana, con il 16,3 per cento. I cinesi, in particolare, presentano due fondamentali specializzazioni: la prima è quella manifatturiera, che comprende oltre il 60% delle ditte individuali registrate, suddivise a loro volta nella confezione di articoli di abbigliamento e nella lavorazione delle pelli; la seconda specializzazione, più visibile all’esterno, è quella della ristorazione con 122 ditte. I cinesi — segnala la ricerca — differiscono profondamente dagli altri gruppi di immigrati perché sono riusciti a sviluppare delle attività manifatturiere, sia pure povere, nel cuore della metropoli milanese, dove in genere l’industria tende a scomparire. Le imprese egiziane sono invece attive, in prevalenza, nei settori dell’edilizia, delle pulizie e anche delle ristorazione.

In parallelo, nella Milano dei servizi è cresciuta anche una domanda di lavoro povero e scarsamente qualificato. Dalle imprese di pulizia alla movimentazione delle merci, dalla collaborazione domestica all’assistenza agli anziani, questa domanda viene saturata in maniera crescente dagli immigrati stranieri, in parte assunti in maniera irregolare, in parte invece inseriti nei meccansimi dell’economia ufficiale, anche attraverso rapporti di lavoro spesso atipici e precari.

Marco Morino