Milano. Le Guardie Vigilate

04/12/2001

Milano





I privati nella sicurezza

LE GUARDIE VIGILATE


di MARCO VITALE

      Due buone notizie in materia di sicurezza, possono anche essere utili a sviluppare alcune riflessioni di metodo sui rapporti tra amministrazioni pubbliche e attività private. La Regione ha annunciato che la nuova legge sulla riorganizzazione della polizia locale, alla quale sta lavorando l’assessore regionale Guido Della Frera insieme con i comuni lombardi, prevede l’utilizzo di guardie giurate facenti capo ad istituti di vigilanza privati accreditati, in integrazione aiuto e rafforzamento della polizia locale. Queste "guardie giurate del territorio" (nuova qualifica professionale) svolgeranno azioni di pattugliamento notturno (scrivevamo qualche tempo fa come questo sia quasi inesistente a Milano), piantonamento esterno delle carceri; presidi di sicurezza negli ospedali; controllo dei braccialetti elettronici e simili. E’ una buona notizia perché essa risponde ad un bisogno indiscusso, e perché supera antichi ed infondati tabù. Il suo limite è che, per ora, è solo un annuncio. Più concreta ma nella stessa linea di pensiero la seconda notizia che, annunciata dal questore Enzo Boncoraglio, dovrebbe essere operativa da subito. Si tratta di una convenzione tra gli organi pubblici responsabili della sicurezza e undici istituti di vigilanza che operano a Milano e nell’hinterland. Le pattuglie di questi istituti svolgeranno funzioni ausiliarie di sicurezza, collegate con la centrale operativa di via Fatebenefratelli: sono 1800 uomini e 340 auto collegate con la questura che aumentano, in modo significativo, la vigilanza sul territorio e la sicurezza dei cittadini. Bene.
      L’obiezione a questo approccio è ideologica ed è stata, su questa vicenda, espressa con queste parole: "Non capisco la confusione di funzione fra vigilanza urbana e polizia di Stato. La sicurezza è un bene indivisibile, deve restare nelle mani dello Stato". Si tratta di un’obiezione a mio avviso infondata sia sul piano teorico che pratico, alla luce di una ormai larga e collaudata esperienza mondiale. Il fatto che certe attività vengano svolte, su concessione o convenzione, da organizzazioni private sotto la guida, vigilanza e responsabilità delle autorità pubbliche preposte, non toglie per nulla il carattere pubblico ed unitario della funzione.
      Quest’approccio è stato espresso dal governatore di New York (uomo di sinistra si direbbe da noi) Mario Cuomo, con queste parole: «L’amministrazione pubblica non ha l’obbligo di erogare i servizi, ma di garantire che questi siano erogati». E non vale far leva sulla paura che nei "vigilantes" privati ci possano essere mele marce. Queste si possono trovare ovunque. E le mele marce, in una gestione corretta, si tolgono.
      La partita si gioca, dunque, tutta e solo sul quesito: sarà la nostra amministrazione pubblica capace di guidare? Parecchie e conosciute sono le condizioni che si devono realizzare perché la risposta sia positiva. Ma il tema di fondo, il problema dei problemi, almeno da noi, l’unico che veramente giustifica preoccupazioni è il seguente: saprà la nostra amministrazione regionale governare queste convenzioni con oggettività e professionalità, evitando che il criterio di selezione sia quello della clientela politica o peggio?


Cronaca di Milano