Milano laboratorio dell’unità sindacale

23/05/2002





Allo studio un codice per evitare gli accordi separati
Milano laboratorio dell’unità sindacale
MILANO – La firma separata del Patto per il lavoro, all’inizio del 2000, aveva sancito la prima di una lunga serie di spaccature all’interno del sindacato. Adesso Cgil, Cisl e Uil di Milano vogliono andare controcorrente e, di fronte a un quadro nazionale che certamente non è orientato all’"armonia" interna, puntano a diventare il laboratorio per l’unità e l’autonomia dei confederali. Ieri, nel capoluogo lombardo, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno definito un percorso con l’obiettivo di arrivare a fine anno a una sorta di codice di autoregolamentazione contenente una serie di norme condivise da tutti in materia di rappresentanza e contrattazione e che, pertanto, contribuisca ad evitare il ricorso ad accordi separati. Il codice – nelle intenzioni dei sindacati confederali milanesi – potrebbe rappresentare un modello da esportare in contesti diversi e, in particolare, a livello nazionale. Quello avviato ieri è il passaggio successivo al recente Patto per il lavoro sottoscritto da tutte le sigle all’inizio di maggio sullo sviluppo e l’occupazione nell’area milanese. I rapporti tra Cgil, Cisl e Uil sono stati ricuciti e adesso si scommette su obiettivi ancora più ambiziosi. Ma per centrare l’obiettivo i confederali devono superare le diverse impostazioni su tre temi spesso al centro del conflitto interno: rappresentanza, autonomia, unità. Il progetto prevede la realizzazione di tre seminari di approfondimento su ognuno di questi aspetti in collaborazione con istituti di ricerca d’area (Ires, Casa della cultura, Crs e Fondazione Seveso: il primo, in programma a luglio, riguarderà la rappresentanza nel lavoro che cambia, ossia strategie e azioni da mettere in campo per dar voce al mondo dei contratti flessibili. I successivi si svolgeranno a settembre e ottobre, mentre la sintesi conclusiva di questo percorso è attesa per novembre. «Milano può diventare un laboratorio – spiega Maria Grazia Fabrizio, numero uno della Cisl – perchè siamo di fronte a un bivio: o i confederali abbandonano gli steccati e le divisioni oppure rischiano di fare la fine del sindacato in molte altri parti dell’Europa dove prevalgono le sigle di mestiere o quelle corporative. E a questo punta lo stesso Governo Berlusconi che vuole limitare il raggio d’azione dei confederali». Il primo punto di discussione è quello sulle rappresentanze. Il tentativo è di individuare soluzioni che superino le impostazioni divergenti di Cisl e Cgil: l’intento è evitare che il sindacato si presenti diviso alle trattative, sia contrattuali sia più generali e quindi fissare il percorso nella presentazione delle piattaforme, gestione del confronto, valutazione dei risultati conclusivi. «L’iniziativa dei confederali milanesi – insiste Maria Grazia Fabrizio – va in direzione opposta rispetto a quanto sta accadendo a livello nazionale e, proprio per questo, riproponiamo il tema dell’autonomia». Non vogliono "passare" per eretici, ma i vertici milanesi di Cgil, Cisl e Uil sono convinti che l’esperimento di microconcertazione potrà valere per tutto il sindacato.

Guido Palmieri
Martedí 21 Maggio 2002