Milano. La proposta Cgil: «Parliamo di lavoro ma senza Patto»

26/06/2001

Corriere della Sera






Cronaca di Milano
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L’INTERVENTO

La proposta Cgil: «Parliamo di lavoro ma senza Patto»

      Abbiamo letto con attenzione e interesse la proposta di P ietro Ichino ( Corriere del 17 giugno) per superare il Patto per il lavoro di Milano dopo il suo fallimento come ha riconosciuto all’assemblea di Assolombarda anche il sindaco. Un esito da noi previsto perché, al di là dei tanti proclami, quella intesa è stata concepita per escludere la Cgil e fondata su strumenti contrattuali discriminatori nei confronti delle categorie più deboli come gli immigrati e i disoccupati ultra quarantenni. Nel corso del 2000, nella nostra provincia, sono stati avviati al lavoro circa 24.000 immigrati senza nessuna necessità di ricorrere al Patto per il lavoro. Basta quindi confrontare questa cifra con i modestissimi risultati dell’intesa separata (130 assunti) per comprendere l’inutilità di tale strumento che da un lato non prevede «normative di lavoro uguali per tutti», dall’altro non corrisponde alle esigenze di forza-lavoro straniera da parte dell’economia milanese. Questi numeri confermano la validità della nostra decisione di non aderire a quel Patto e di opporsi alla sua attuazione.
      Per queste ragioni è singolare l’insistenza di chi vuole rilanciare un accordo che non ha funzionato indicando addirittura nella subalternità del sindaco e delle imprese la vera causa del suo fallimento. I problemi della città e del suo territorio non possono essere certo risolti attraverso accordi separati dal sapore neocorporativo. L’azione per rendere competitiva la città deve comportare ben altri interventi come, ad esempio, quelli relativi alle infrastrutture, la formazione e l’ambiente.
      Per favorire l’inserimento lavorativo degli immigrati Ichino propone la costituzione di un grande «Centro per il lavoro» promosso dalle confederazioni sindacali. È una proposta che merita attenzione e per la quale c’è la nostra disponibilità al confronto. Questo confronto può partire dalla positiva esperienza unitaria maturata nei centri lavoro della Provincia che la giunta si è rifiutata di sperimentare per la città di Milano. Un’esperienza promossa da enti locali, imprenditori e sindacato confederale per orientare e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. La Cgil non condivide l’idea che il sindacato debba intervenire nella intermediazione della manodopera perché contraddittoria con la propria funzione contrattuale. Riconosce però la necessità di stabilire un rapporto organico fra le confederazioni e i disoccupati. Siamo disponibili ad aprire una prospettiva di lavoro unitaria che però presuppone il superamento del Patto per il lavoro e la logica degli accordi separati.

      Segretario della Camera del lavoro
Giorgio Roilo


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