Milano. La carica delle centomila colf

02/09/2003



MILANO

martedì 2 settembre 2003

 
 
Pagina V
 
Boom delle collaboratrici domestiche, ma la maggior parte di loro è ancora costretta a lavorare in nero
La carica delle centomila colf
La colf arriva da sempre più lontano
Sono ormai oltre centomila, straniere e con meno di 50 anni
          L´incontro tra domanda e offerta funziona soprattutto attraverso il passaparola tra amici e parenti
          Le ucraine vengono assunte per assistere gli anziani, le filippine per le pulizie e le moldave per accudire i bambini
          Secondo i sindacati il requisito più richiesto è l´affidabilità. La figura ideale è una via di mezzo tra Mary Poppins e Mrs Doubtfire
          Le vertenze più frequenti riguardano soprattutto il mancato pagamento del trattamento di fine rapporto

          ORIANA LISO

          Che sia donna, tra i quaranta e i cinquant´anni. Ucraina per assistere gli anziani, filippina per le pulizie, moldava per fare da baby sitter, perché qualche stereotipo, in questo mestiere, regge ancora bene. Nei sogni dei tanti milanesi che ogni giorno telefonano alle agenzie di collocamento con la stessa richiesta: «Come trovo una persona fidata per i lavori di casa?», la colf dev´essere una via di mezzo tra Mary Poppins e Mrs Doubtfire.
          I dati Cisl dicono che nel 2000 in Lombardia erano registrati all´Inps 50mila lavoratori domestici, di cui 32mila stranieri. Nel 2002 a Milano e provincia la regolarizzazione introdotta dalla Bossi-Fini ha contato 35.922 richieste per domestici e badanti. «Tenendo conto che circa il 30 per cento lavora in nero, si possono calcolare almeno 100mila addetti nel settore domestico soltanto a Milano», dice Erminia Cremaschi, responsabile del "Servizio Colf" della Cisl. Dalla loro struttura passano 7-8mila persone all´anno. «Il 50 per cento delle colf convive con la famiglia per cui lavora, l´altro 50 per cento lavora a ore e spesso presso più famiglie. Almeno il 20 per cento è regolarizzato solo in parte, cioè per un numero di ore inferiore a quelle effettivamente lavorate», aggiunge Cremaschi.
          I requisiti più richiesti riguardano l´affidabilità delle persone, quindi la possibilità di essere referenziate. «Per questo l´incontro tra domanda e offerta funziona sostanzialmente con il passaparola», spiega Michele Tamburrelli, del centro servizi sindacali della Uil. Perché una colf è a contatto con l´ambito più intimo di una famiglia: la sfera domestica e, nel caso di assistenza domestica, i nonni o i bambini; per questo motivo la ricerca della persona giusta è da sempre basata su nomi consigliati da amici o parenti. In alternativa, ci sono associazioni che si occupano soltanto di questo settore. E poi, con la Finanziaria 2001, anche le agenzie di lavoro interinale hanno avuto la possibilità di ritagliarsi una fetta di questo mercato, aprendo sportelli specifici per l´intermediazione tra datori di lavoro e colf. L´agenzia raccoglie gratuitamente in una banca dati i curricula di chi cerca occupazione e ha come clienti le famiglie che hanno bisogno di un collaboratore domestico per un periodo di tempo determinato; la gratuità del servizio è uno degli indicatori di serietà dell´agenzia. Gli sportelli sindacali, invece, sono soprattutto un punto di snodo per risolvere i problemi che nascono sul luogo di lavoro: le donne si rivolgono a loro per la regolarizzazione, per conoscere i propri diritti rispetto al contratto collettivo di lavoro, per sapere che fare di fronte a un licenziamento improvviso. Il prossimo passo per le organizzazioni sindacali potrebbe essere quello della creazione di enti bilaterali per l´incontro tra domanda e offerta, previsti dalla Legge Biagi.
          Qualcosa sta cambiando anche sul fronte salariale. Il costo orario di una collaborazione domestica a Milano è generalmente più alto di quello previsto dal contratto collettivo, e si aggira attualmente intorno ai 6,20 euro orari, contro i 4,25 da tabella salariale. Non cambiano, invece, i motivi per cui si arriva ai ferri corti, alla fine del rapporto di lavoro. Nel 2002 – dicono i dati della Cisl – sono state instaurate 394 vertenze che nascono dalla non applicazione delle norme contrattuali, dal lavoro nero, dai licenziamenti ingiustificati per malattia o per maternità. «Le vertenze più frequenti riguardano il mancato pagamento del trattamento di fine rapporto – spiega Tamburrelli – e non è raro che il datore di lavoro prenda come motivo la rottura del preziosissimo vaso o il tappeto persiano macchiato dalla colf. Più raro, ma duro a morire, quello della costosissima bolletta telefonica attribuita alle chiamate intercontinentali per salutare la famiglia lasciata nel paese d´origine».

LO STIPENDIO
Nuovi minimi salariali
Da 276 a 1000 euro al mese
      Dal primo gennaio 2003 sono entrati in vigore i nuovi minimi salariali per i lavoratori domestici. Una colf a tempo pieno che vive con la famiglia di cui si occupa prende tra i 414 e i 742 euro mensili; se il numero di ore lavorate non supera le 25, la paga va dai 276 ai 426 euro. Se invece la colf non ha vitto e alloggio, la paga è oraria, dai 3 ai 5,60 euro. Per l´assistenza notturna, si va da 616 a 853 euro al mese.
      A Milano però, dato l´alto costo della vita, le retribuzioni di mercato si scostano notevolmente da quelle minime contrattuali, e variano da 750 a 900 euro per una collaboratrice fissa con mansioni di addetta ai lavori domestici, dai 900 ai 1000 per chi ha mansioni di cura di anziani o invalidi. La tariffa oraria oscilla invece dai 6 agli 8 euro.
      Anche per le collaboratrici domestiche, come per tutti gli altri contratti, sono previste le maggiorazioni per le ore straordinarie, il lavoro di domenica e nelle festività, il lavoro notturno. Poi ci sono le ferie retribuite (26 giorni annui), la gratifica natalizia pari a una mensilità, le festività infrasettimanali, il trattamento di fine rapporto e, ovviamente, il pagamento dei contributi previdenziali.