Milano: In centro negozi aperti tutto l’anno

07/02/2001



Corriere della Sera
Mercoledì 7 Febbraio 2001
Palazzo Marino dà il via libera alla proposta di Albertini. Ma la deregulation accende le proteste

In centro negozi aperti tutto l’anno


La giunta: così Milano sarà città turistica. I commercianti: un danno ai piccoli esercizi

      Verga a pagina 51


Milano città aperta 24 ore su 24

La giunta chiede alla Regione il visto turistico: massima elasticità per i negozianti

      Milano aperta 365 giorni all’anno, persino 24 ore su 24 se i commercianti lo desiderano. Così nel centro storico e all’interno dei Bastioni. Per il resto della città, invece, si parla di 120 giorni all’anno, distribuiti nei periodi di maggior afflusso. La giunta comunale, riunita in seduta straordinaria, ha deciso di chiedere alla Regione il massimo riconoscimento «turistico» possibile, per arrivare alla liberalizzazione totale degli orari dei negozi. E ciò nonostante il no dell’Unione, della Confesercenti, dei sindacati e di una fetta di An, per ragioni di consenso elettorale. La domanda di Palazzo Marino è già arrivata al Pirellone (ieri scadevano i termini per formalizzarla) e la giunta Formigoni esprimerà una valutazione tra maggio e giugno. Stando all’analisi del Comune, Milano ha tutte le carte in regola per ottenere il «patentino»: avrebbe brillantemente raggiunto, anzi superato, il punteggio necessario. Dopo lo scontro della settimana scorsa in giunta – quando l’assessore al Commercio Pierfrancesco Gamba aveva proposto di chiedere il riconoscimento solo per 120 giorni all’anno e il sindaco l’aveva bacchettato sostenendo che la città deve rimanere aperta sempre – ha vinto la linea Albertini. Una linea condivisa stavolta dai gruppi di maggioranza, che si sono già riuniti sull’argomento. L’assessore ammette la sconfitta e ricorda che sulle aperture domenicali «erano state manifestate riserve anche dalla Curia». Ma spiega che la decisione assunta «è coerente con la volontà della giunta di privilegiare l’aspetto di servizio all’utenza». «Io avrei preferito partire con i 120 giorni – ribadisce -. Ora cercherò tuttavia di operarmi per rendere questa facoltà concreta, e per questo ci vuole la collaborazione delle associazioni».
      Finora in base al decreto Bersani del ’98 i negozi d’Italia (compresi gli alimentari, quindi le panetterie) possono restare aperti al massimo 13 ore al giorno, tra le 7 e le 22. La chiusura festiva è obbligatoria: sono previste solo otto deroghe, più le domeniche di dicembre. Ma per le città d’arte e per quelle turistiche il regime è più libero. «I negozi possono rimanere aperti anche per 24 ore consecutive», sottolinea l’assessore. «E il riconoscimento della "turisticità" spetta appunto alle Regioni». In attesa del decreto del Pirellone restano quindi valide queste regole: la giunta ha già individuato le aperture eccezionali del 2001 (la prossima sarà il 25 febbraio). Il sindaco avrebbe preferito orari liberi ovunque, o almeno nelle vie commerciali. «La nostra verifica ha però riscontrato che solo la zona 1 raggiunge il punteggio richiesto per il riconoscimento di
      " area ad economia prevalentemente turistica"», chiarisce Gamba.
      Negativa, come previsto, la valutazione dei commercianti. Dopo il verdetto comunale ieri si è riunita la giunta dell’Unione, che ha bocciato sia la richiesta per i 365 giorni in centro, sia quella dei 120 altrove. La proposta dei negozianti, esposta all’assessore in un incontro, faceva infatti riferimento al riconoscimento turistico per 120 giorni, e per lo stretto centro storico. «Così si rischia di compromettere l’attività degli esercizi di periferia – attacca il consigliere delegato Simonpaolo Buongiardino -. Chi non ce la fa a tenere aperto è fuori dal mercato. Non si può fare economia turistica solo con l’apertura dei negozi». «Una volta tanto l’assessore Gamba non aveva torto – commenta il leghista Matteo Salvini -. La decisione è stata presa in fretta. Risultato? Un regalo alla grande distribuzione».
Rossella Verga


Cronaca di Milano



© Corriere della Sera