Milano, hotel laboratorio

13/11/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
269, pag. 15 del 13/11/2003
di Fabio Donfrancesco



In dieci anni investiti centinaia di milioni per accogliere gli uomini d’affari.

Milano, hotel laboratorio

Capitale dell’ospitalità grazie alle grandi catene

L’industria dell’ospitalità di Milano non solo ha segnato negli ultimi dieci anni un andamento di crescita costante (si è superato quota 18 mila camere), ma è stata oggetto di una completa trasformazione. In un recente convegno organizzato dal Gruppo terziario turistico di Assolombarda (si veda ItaliaOggi del 24 ottobre), è stato evidenziato che esiste una forte correlazione tra il fatturato degli hotel della città e l’indice di produzione industriale nazionale ed europea. La domanda a questo punto è come sia cambiata, nell’ultimo decennio, l’offerta ricettiva meneghina per assecondare tale trend positivo.

Univoca è la risposta da parte dei direttori e general manager dei principali alberghi cittadini: Milano e il suo territorio hanno visto il radicale rinnovamento del settore, in virtù dell’arrivo di alcuni brand dell’ospitalità stranieri. Questi ultimi hanno costretto anche i marchi italiani, già presenti nell’area, a dare il via a importanti investimenti, per rinnovare le strutture ed elevare gli standard di qualità dei servizi, ivi compresa la formazione del personale. Milano, quindi, si può considerare un attendibile laboratorio turistico del settore. Appurato, infatti, che circa il 70% dei visitatori sono uomini d’affari, giunti in città per seguire una delle tante manifestazioni fieristiche e sfilate di moda in programma nell’arco dell’anno (domani guarda caso aprirà i battenti Host, il salone internazionale delle attrezzature alberghiere), occorre capire perché, in questi ultimi dieci anni, si sono spesi oltre 500 milioni di euro per ristrutturare o costruire nuovi hotel. L’ultimo nato è il Park Hyatt hotel adiacente alla galleria Vittorio Emanuele e al Duomo. ´Generalmente il businessman, che arriva sotto la Madonnina, viaggia a spese della sua azienda e proprio la fascia alta del mercato ha visto un considerevole aumento del numero di camere a disposizione’, spiega Franco Alzetta, manager d’hotel con una lunga esperienza alle spalle di direzione a Milano, nonché memoria storica dell’Ada, l’Associazione italiana direttori d’albergo. ´Aprire un albergo al centro non è soltanto una questione di immagine e di prestigio per una catena internazionale’.

La lista dei brand che hanno aperto i battenti comprende tutti i migliori nomi dell’hotellerie mondiale: Hilton, Four seasons, Le Meridien, Marriott, Sol Melià, Dorchester, i gruppi Starwood e Accor con i loro diversi brand, Best Western, sino all’ultima ´entrée’ Hyatt. Vanno aggiunte altre catene come Baglioni e Sina (entrambe 5 stelle lusso), Jolly, Una, Starhotels, Antares e Best Western, le quali ormai presidiano, ciascuna con diversi alberghi, tutti gli snodi nevralgici della metropoli e del suo hinterland. ´Adesso è quasi impossibile trovare edifici liberi e adatti a ospitare un hotel con più di 100 camere in centro città. Best Western conta già oggi nove alberghi per 744 camere’, spiega Flavio Serra, direttore generale di Best Western Italia. ´Per il futuro, però, ci sono due nuove opportunità: l’area intorno al nuovo polo fieristico di Rho-Pero e l’asse aeroporto Malpensa-Milano. Questo, nonostante nutra parecchi dubbi sui tempi burocratici necessari a migliorare il sistema viario, rendendo facilmente raggiungibili tali zone di sviluppo futuro. Soprattutto per gli hotel’, sottolinea Serra, ´che non possono contare su una sufficiente visibilità, garantita dall’appartenere a marchi conosciuti sia in Italia che all’estero’.

L’ingresso in forze dei gruppi alberghieri internazionali ha portato altri effetti benefici, almeno secondo Pietro Panizza, general manager dell’hotel Meridien Excelsior Gallia: ´In primis, il maggiore scambio di esperienze e professionalità tra il personale e il valore della formazione continua dei dipendenti. Tali catene infatti investono ogni anno decine di milioni per l’aggiornamento professionale (almeno il 2% del fatturato annuo dell’albergo). Le sfide che attendono l’ospitalità italiana saranno’, profetizza Panizza, ´la continuità della qualità e stare al passo con l’evoluzione tecnologica dei servizi alberghieri’.