Milano. Farmacie, il Parlamento blocca il Comune

17/03/2004




MILANO
mercoledì 17 marzo 2004

Farmacie, il Parlamento blocca il Comune

Bocciato il decreto sulla sanità. Palazzo Marino rischia di dover restituire i soldi già incassati. Ora si aspetta la sentenza del Tar
      La privatizzazione delle Farmacie torna al palo. Il Parlamento ha ieri bocciato il decreto legge per gli interventi urgenti sulla sanità, che con tre righe dell’articolo 3 bis salvava la vendita delle farmacie milanesi e di molte altre città. Nel testo, fortemente sollecitato dal sindaco Albertini e dall’Anci, si prevedeva di confermare tutte le privatizzazioni votate entro il 24 luglio 2003: data in cui era stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale che aveva invece dichiarato l’illegittimità di tutte le vendite a società operatrici del settore farmaceutico. Compresa, dunque, quella del Comune di Milano, che nel 2001 aveva ceduto le 84 farmacie municipali alla multinazionale tedesca Gehe, in cambio di un assegno di 257 miliardi di lire. Ci furono i ricorsi della Federfarma, a Milano come in altre città dove la Gehe aveva sbaragliato la concorrenza. E la Corte Costituzionale si pronunciò a favore dei ricorrenti, stabilendo che chiunque gestisce una farmacia non può essere allo stesso tempo essere produttore di medicine.
      Albertini in questi ultimi mesi aveva molto combattuto per ottenere attenzione dal Governo su questo tema, temendo di dover restituire i soldi già incassati e spesi. Pignolo e insistente, ne aveva parlato a Berlusconi, a Sandro Bondi, a Ignazio La Russa e via via a tutti gli onorevoli che per un motivo o per l’altro frequentano Palazzo Marino. Tutti avevano garantito che si sarebbe trovata una soluzione.
      Ma ieri c’è stato il colpo di scena: il centrosinistra ha votato contro il decreto legge, gran parte della maggioranza ha disertato l’aula e con 4 voti di scarto il provvedimento è stato bocciato. L’onorevole Fabio Minoli, ex coordinatore cittadino di Forza Italia, legato al sindaco Albertini e relatore del decreto legge, ha commentato: «Si tratta di un fatto molto grave. Risorse già destinate, in termini di programmazione, ora sono sospese. È stato un incidente dovuto a leggerezza e dilettantismo».
      Nel frattempo, altri deputati della Casa della Libertà si sono fatti vivi con i collaboratori del sindaco per promettere che «cercheremo una via d’uscita». Già. Ma il 25 marzo il Tar si pronuncerà sul ricorso di Federfarma e pare impossibile che possa non tenere conto del parere della Corte Costituzionale. A quel punto, cosa accadrà? L’assessore alle Privatizzazioni, Mario Talamona sfodera ottimismo: «Non dobbiamo restituire i soldi domani. Abbiamo tempo per trovare altre soluzioni». Poi, tecnico prestato alla politica, Talamona entra nel politico: «Spiace dover constatare che il centrosinistra abbia respinto un provvedimento che aveva sostenuto l’Anci del sindaco Dominici e che avrebbe aiutato molte città a maggioranza rossa».
      Ma neppure questo ragionamento ha consolato il sindaco Albertini, che ieri per l’ennesima volta è stato abbandonato dalla Casa delle Libertà. Riassume il capogruppo ds Emanuele Fiano: «Non gli danno i soldi, non lo candidano in Europa e neppure gli risolvono il problema dell’unica privatizzazione portata a termine. Albertini ormai sta governando da solo e deve spendere le sue energie soprattutto per rimediare ai danni che gli procurano i suoi presunti amici».
Elisabetta Soglio


Cronaca di Milano