Milano. «Esselunga ma diritti corti»

05/12/2007
    mercoledì 5 dicembre 2007

      Pagina X – Milano

        Cgil, Cisl e Uil: "Non c´è rispetto per i lavoratori".
        I vertici della catena: valuteremo la replica

          "Esselunga ma diritti corti"
          I sindacati attaccano Caprotti

            Manifesti e sacchetti della spesa con lo slogan per chiedere solidarietà ai clienti

              ANDREA MONTANARI

              «Esse lunga, diritti corti». Con questo slogan, i lavoratori del commercio di Cgil, Cisl e Uil lanciano una «campagna dei diritti» contro il patron di Esselunga Bernardo Caprotti. Una valanga di manifesti sui muri della città, messaggi radiofonici, locandine da esporre nelle sedi sindacali, depliant, segnalibri e sacchetti per la spesa da consegnare alla clientela per «denunciare le condizioni di lavoro indegne per un paese civile – spiega il segretario generale della Filcams Cgil Lombardia Renato Losio – alle quali devono sottostare gran parte dei 10mila dipendenti dei 120 negozi del colosso italiano dei supermarket. In particolare le donne e i giovani, che devono essere sempre disponibili, obbedire, annullarsi. Se tentano di rivendicare i loro diritti rischiano di perdere il lavoro o almeno di essere puniti in termini di turni e permessi». Come? Per esempio dovendo attendere la fine del turno di sei ore per poter andare in bagno, o subendo improvvisi trasferimenti solo per aver contraddetto un superiore, fino alla "punizione" dell´assegnazione permanente al servizio alla cassa, dove è vietato ai lavoratori parlare tra loro.

              «Alla Esselunga – aggiunge Giovanni Gazzo della Uil Tucs – vige solo il principio del qui comando io. Le assemblee sindacali sono diventate un lusso e l´azienda fa pressioni in particolare sulle donne con figli per ottenere dimissioni spontanee». Si associa alla campagna di denuncia anche Roberto Corona della Fisascat Cisl: «Non vogliamo il boicottaggio dell´azienda, ma dare voce a chi finora non l´ha avuta. E chiedere alla clientela di guardare in modo diverso questa gente». «Persone – racconta Antonietta Micca, delegata Esselunga – che dopo 37 anni di lavoro guadagnano poco più di mille euro al mese, solo settecento se ragazzi e cinquecento i part time». Che sono il settanta per cento del totale. Andrea Scarabba, invece, racconta di essere stato "confinato" in macelleria.

              I sindacati precisano di non avercela solo con Esselunga, e che presto si occuperanno anche di altre catene come Ocean e Carrefour. «Il clima è analogo persino nelle Coop – hanno sottolineato ieri presentando la campagna – . Continueremo ad usare slogan ironici, ma la protesta sarà precisa e verranno fatti nomi e cognomi».

              Dal gruppo di Bernardo Caprotti per il momento nessuna replica. «Esselunga si riserva di replicare nei prossimi giorni alle affermazioni del sindacato» precisavano ieri laconicamente dalla società.

              La campagna dei sindacati durerà un mese e coinciderà con la scadenza del contratto integrativo in vigore, a fine anno. «Per questi lavoratori, spesso alla prima esperienza, rivendicare i propri diritti può significare perdere il posto, non essere confermati».