Milano e Roma a rilento sugli immigrati

29/09/2003


      Lunedí 29 Settembre 2003

      Sanatoria/1
      Milano e Roma a rilento sugli immigrati

      Sanatoria/1 – Nelle due metropoli finora sono state regolarizzate poco più della metà delle richieste, mentre Vicenza e Padova hanno finito


      Efficiente Vicenza che ha portato a termine ogni pratica, esemplare Padova dove – oltre ad aver esaminato quasi tutti i fascicoli – gli uffici sono stati (tra i pochi) in grado di rilevare le impronte ai 12.700 immigrati passati al vaglio della regolarizzazione. Ancora lontane dal traguardo le due più grandi oasi dell’immigrazione, Milano e Roma, che hanno appena superato la boa di metà percorso (rispettivamente con il 55 e il 53% delle istanze iniziali trasformate in regolari contratti), ma anche alcuni dei centri medio grandi come Firenze (57%), Bologna (61%) e Brescia (63%) dove mancano migliaia di domande da esaminare prima di chiudere il capitolo sanatoria avviato esattamente un anno fa con il varo della legge Bossi-Fini. A tre mesi dalla fine del 2003, obiettivo più volte indicato dal Governo come termine per la chiusura della maxi/sanatoria (700mila tra lavoratori dipendenti e colf-badanti), l’ultimo monitoraggio condotto da «Il Sole-24 Ore» nei capoluoghi campione rivela una graduatoria con i piccoli in pole position e le maggiori città in affanno; dove cioè, a meno di recuperi difficilmente prevedibili, le operazioni slitteranno al 2004. Ma, dietro le cifre, vediamo come la Bossi-Fini è stata applicata a livello locale. Il "giallo" delle impronte. L’obbligo è previsto dall’articolo 4, comma 2 bis, del Testo unico sull’immigrazione, modificato dalla legge 189/2002, anche se alcune circolari successive, arrivate nel pieno delle convocazioni per la sanatoria, ne hanno in parte stemperato la portata. Ecco come sono state interpretate le norme. «Tante impronte quanti i contratti firmati – è la replica secca da Padova – e se non vengono depositate in questura, il contratto di soggiorno non viene rilasciato». Le impronte digitali sono state «sempre prese», confermano a Genova, mentre a Firenze ammettono che solo all’inizio questa "nuova" forma di identikit è stata effettuata per tutti «indistintamente», in seguito è stata limitata a situazioni problematiche con denunce o pratiche di espulsione alle spalle. A Vicenza le impronte sono state rilevate nel 40% circa delle convocazioni. Obbedienti alla legge, invece, in Basilicata: a Potenza sono stati identificati con impronte digitali 1.236 extracomunitari su 1.517 in attesa di sanatoria, a Matera 802 su 951. In tutti gli altri casi, da Napoli a Milano, da Torino a Roma, la disposizione del Testo unico è rimasta sulla carta in occasione della sanatoria ed è un appuntamento rimandato al rinnovo del permesso di soggiorno (il nuovo "contratto" introdotto dalla Bossi-Fini ha validità di sei mesi o di un anno). In quell’occasione, cioè al rinnovo, spiegano da Roma, verranno anche «fotosegnalati». Il boom ricongiungimenti. Poche domande sono già partite, ma in molte Questure è atteso un boom delle richieste di ricongiungimento familiare a partire da gennaio prossimo. Solo allora, infatti, la maggior parte dei lavoratori extracomunitari che ha superato con successo la prova sanatoria avrà i requisiti temporali (contratto valido da sei mesi) e di reddito per presentare istanza di ricongiungimento del coniuge o dei figli (per il minimo di reddito richiesto e l’attestazione necessaria si veda anche l’articolo a pagina 17). Dalle stesse Questure sono state perciò inviate al ministero dell’Interno richieste di istruzioni per rispondere concretamente alle richieste di unità familiare. Le domande in sospeso. Ogni ufficio ha un "pacchetto" di pratiche sospese in attesa di un esame più approfondito. A Roma gli extracomunitari da riconvocare per ulteriori accertamenti sono ben 6.586; a Torino, ad esempio, una delle città che ha lavorato a ritmo più spedito per aver riunito nello Sportello unico le diverse pratiche (Inps, agenzia Entrate, Questura in un solo luogo e nello stesso momento) ci sono 537 convocazioni che attendono l’arrivo di documentazione da altri enti, mentre a Padova quelli ancora in attesa di giudizio sono 500.

      FRANCESCA PADULA