Milano. Bingo, numeri sfortunati in provincia

25/09/2002






25 settembre 2002
CRONACA MILANO     
Bingo, numeri sfortunati in provincia

Erano previste 30 sale, ne sono state aperte solo 14. E molte hanno i bilanci in rosso

      MILANO – «Bingo, il gioco più giocato nel mondo». La scritta campeggia in rosso e oro sulle scale mobili del centro commerciale di via Mantegna, a Buccinasco, passaggio obbligato a una delle 14 sale di Milano e provincia dove si può tentare la fortuna con la tombola di Stato. Oggi, però, a 7 mesi dall’arrivo del Bingo nel Milanese, quella frase fa uno strano effetto. Svanita l’euforia dei primi giorni, lo slogan suona quasi come una beffa. La doccia fredda arriva dai bilanci in rosso di buona parte dei gestori: il Bingo arranca in tutta Italia e il Milanese non fa eccezione. Delle 30 sale previste nella prima fase di lancio del gioco, divise equamente tra la città e i comuni dell’hinterland, ne sono state aperte meno della metà. Molte società hanno infatti rinunciato alle concessioni dopo aver vinto il bando del Monopolio di Stato, pagando a vuoto mesi di affitto per le sale.
      «Tanti si sono arresi davanti alle lungaggini burocratiche che spesso hanno impedito di allestire le sale nei tempi previsti dalla legge», spiega Paolo Frigieri, amministratore delegato di Formula Bingo, un network con 135 delle 241 sale in Italia, di recente contestato e lasciato da 41 associati, che si sono uniti in consorzio. «Il vero problema – continua – è la distribuzione territoriale: quando il Monopolio ha pubblicato l’elenco ufficiale degli assegnatari, molti imprenditori hanno scoperto che avrebbero dovuto lavorare gomito a gomito in aree dove si concentrano 4 o 5 sale, per contendersi un bacino d’utenza ristretto. Il 10 per cento delle sale italiane chiuderà proprio per questo motivo».
      Un problema di «sovraffollamento», quindi, che riguarda anche chi ha già aperto. Ne sanno qualcosa a Nord di Milano, dove tra Garbagnate e Monza ci sono ben 8 sale. «La concorrenza è spietata – ammette Alberto Barozzi, amministratore di "Game 2001", la società titolare della concessione a Garbagnate Milanese -. Per una sala di 320 posti come la nostra, il
      business plan prevedeva un fatturato annuo di almeno 11 milioni e 360 mila euro. Se va bene arriveremo ad un terzo contro un investimento di un milione e 800 euro per attrezzature ed arredi, senza contare l’affitto e gli stipendi dei dipendenti che abbiamo dovuto ridurre da 25 a 18».
      Va meglio a Buccinasco, dove c’è l’unica tombola elettronica del Sud Milanese. «Almeno non siamo in perdita – dice Stefano Sella titolare della sala da 300 posti di via Mantegna -. Certo, ci aspettavamo qualcosa di più, ma dopotutto possiamo considerare questa fase una sorta di rodaggio. Il vero neo è la rigidità del regolamento che ci impone di restare aperti otto ore al giorno e perciò anche di pomeriggio, quando l’affluenza è davvero scarsa».
      Il vuoto pomeridiano affligge anche la sala Bingo di via Ricciarelli, a Milano, mentre quella di via Washington fa eccezione e «può contare su un pubblico affezionato, garantito dalla centralità e dalla ricchezza della zona», spiegano alla Aog srl, società titolare delle due concessioni. Un salvagente ai gestori lo ha lanciato il ministero dell’Economia con due decreti che introducono premi più sostanziosi ed un jackpot massimo di 40 mila euro. «Siamo ottimisti per il futuro, tant’è vero che stiamo per aprire una nuova sala a Milano», conclude Frigieri.
Olivia Manola


Cronaca di Milano





IL MONOPOLIO

«Incassi elevati con le partite-lampo Ma i clienti delusi non ritornano»


«La colpa della crisi è anche di quei gestori che non si preoccupano di far divertire il pubblico»

      MILANO – «Il Bingo è in crisi? La colpa è anche dei gestori». Canio Zarrilli, dirigente della divisione concessioni gioco Bingo del Monopolio di Stato, replica a chi punta il dito su regolamenti troppo rigidi e sulla discutibile distribuzione delle sale sul territorio. «Il numero di concessioni da assegnare in ogni provincia – precisa – è stato deciso in base al numero di abitanti e all’attitudine al gioco, calcolata sulla spesa individuale per i giochi già esistenti. Quanto all’obbligo delle otto ore giornaliere, si potrebbe anche optare per un monte ore settimanale che permetta di concentrare l’apertura nei giorni più favorevoli, ma questo non risolverebbe il vero problema: invogliare nuovi clienti, e non solo quelli del sabato sera, ad avvicinarsi al gioco».
      Il flop del Bingo è già costato caro all’erario, che incamera il 23,8 per cento degli incassi e che nei primi sette mesi di quest’anno si è dovuto accontentare di 83 milioni di euro, un’entrata molto al di sotto delle aspettative anche perché ha aperto i battenti solo il 57 per cento delle sale previste su tutto il territorio nazionale per il 2002.
      «Ci sono sale dove si gioca a tombola a rotta di collo con partite che durano meno di 7 minuti – continua Zarrilli -. In questo modo qualcuno si illude di incassare di più, invece si finisce soltanto per perdere i clienti che non vogliono entrare in una catena di montaggio, ma divertirsi. E visto che il Bingo è un gioco nuovo, bisogna fare qualche sforzo. Siamo nella fase iniziale e non possiamo competere con un gioco consolidato nella tradizione popolare come il Lotto».
      E allora, in attesa dei nuovi premi ministeriali (sono in programma, tra l’altro, vincite speciali per Superbingo e Supercinquina), spazio all’intrattenimento e alle attività collaterali che spingano il giocatore a rimanere al tavolo e a consumare bibite e spuntini. Perché, cartelle a parte, è proprio il servizio bar e ristorazione una delle voci più consistenti dei bilanci delle sale.
O. M.