Mezzogiorno, in vista uno sciopero generale

14/01/2002


La Stampa web



(Del 12/1/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
SACCONI CONTRO LA CGIL: PUNTA A DESTABILIZZARE
Mezzogiorno, in vista uno sciopero generale

ROMA

La Cgil vuole destabilizzare il governo e sovvertire il risultato delle elezioni del 13 maggio. Il duro attacco è del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, che accusa Cofferati e la sua organizzazione di dire falsità al fine di «destabilizzare» il quadro politico. «Cofferati – ha detto Sacconi a Radio Radicale – ovviamente su Rai Tre ha parlato di una grande tragedia di massa, per cui tutti i lavoratori avrebbero perso il diritto alla stabilità del loro rapporto di lavoro, nonostante titolari di un contratto a tempo indeterminato, i pensionati attuali rischierebbero di perdere le loro pensioni e i futuri pensionati avrebbero un futuro incerto». Per Sacconi si tratta di una «descrizione apocalittica della realtà che non ha nessun fondamento, se non corrispondere all’obiettivo di creare uno straordinario allarme sociale». Il sottosegretario si è detto convinto che «questo sia un atteggiamento pericoloso per la democrazia e che questo atteggiamento sia non casuale da parte della Cgil. Credo che esso si colleghi ai tentativi in corso di rovesciare il risultato elettorale voluto dagli italiani. Penso – ha aggiunto Sacconi – che la Cgil partecipi consapevolmente a questi tentativi di destabilizzazione del quadro politico. E credo che questa escalation vera e propria nel linguaggio, nei toni apocalittici, nei contenuti falsi che vengono propagati, non possa non essere oggetto di discussione di tutti i sinceri democratici che rifiutano questo tentativo di sovvertire il risultato elettorale». Insomma, pare proprio che il rapporto tra governo e sindacati per diversi mesi sarà di scontro. Oggi oltre 5.000 delegati di Cgil, Cisl e Uil manifesteranno a Palermo per denunciare la Finanziaria del governo Berlusconi che ha «dimenticato», dicono i sindacati, il Mezzogiorno. Ci saranno anche i tre leader, Cofferati, Pezzotta e Angeletti. I segretari generali di Cisl e Uil giovedì hanno replicato negativamente all´invito di Maroni a prendere le distanze dall´organizzazione di Sergio Cofferati, e hanno anzi chiesto al governo di fare marcia indietro sulle sue decisioni in tema di licenziamenti e decontribuzione delle pensioni. Oggi si vedrà se i rapporti tra le confederazioni continueranno a essere saldi: nei prossimi giorni, a parte la tornata di scioperi provinciali di quattro ore (dal 14 a fine gennaio) e lo sciopero generale del pubblico impiego (con megamanifestazione nazionale a Roma il 15 febbraio), potrebbe essere in vista uno sciopero generale del Mezzogiorno. Intanto, la Commissione di Garanzia sul diritto di sciopero avverte i sindacati: lo sciopero generale del trasporto aereo fissato per il 18 gennaio deve essere ridotto a un massimo di quattro ore, mentre lo sciopero generale dei trasporti proclamato dalle confederazioni di categoria per il 30 gennaio non dovrà coinvolgere il settore aereo. E da mercoledì al Senato inizierà l´esame della delega legislativa sulla flessibilità del lavoro. Si annuncia una dura battaglia parlamentare, in parallelo con lo scontro che oppone governo e sindacati. Rifondazione e Ulivo affilano le armi parlamentari: la guerra a suon di emendamenti è dietro l’angolo, mentre l’ostruzionismo è all’orizzonte. Come spiega l´ex ministro del Lavoro e senatore della Margherita Tiziano Treu, «anche noi che ci consideriamo colombe, se non c’è da parte del governo una volontà di tornare a discutere, dovremo lasciare il passo ai falchi. Maroni ha chiuso definitivamente la porta, e ciò si ripercuote sul confronto parlamentare». Più ottimista è il relatore del provvedimento, Oreste Tofani (An), che pensa a un irrobustimento delle sanzioni per licenziamenti illegittimi e a una riduzione dei casi ai quali applicare la sospensione dell’articolo 18.

r. gi.