Mezzogiorno a caccia di riscatto

20/04/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Report Sud
    Secondo lo studio elaborato da Fondazione Curella e Diste il Pil salirà nel 2001 del 2,8% contro il 2,5% atteso per il Centro-Nord

    Mezzogiorno a caccia di riscatto
    A trainare la ripresa sono gli investimenti mentre prosegue lo slancio dell’export – I consumi ritrovano vigore
    L.P.
    NAPOLI L’economia meridionale avanza. Nel 2000 il suo Pil è salito del 2,3%, dopo l’1,4% del ’99. Ha accelerato il passo nella seconda metà dell’anno scorso e quest’anno punta a un +2,8%, superiore al 2,5% atteso per il Centro-Nord (che nel 2000 ha segnato un +3,1%). A tirare la crescita sono gli investimenti: +6%, con un +9% nei macchinari e mezzi di trasporto e un +3,5% nelle costruzioni. Prosegue lo slancio dell’export, anche se inevitabilmente risentirà del peggioramento della domanda globale, mentre ritrovano vigore i consumi: +3% nel 2001.
    Le previsioni positive sono contenute nell’ultimo Report Sud, il rapporto congiunturale che ogni sei mesi viene elaborato dalla Fondazione Curella e dal Diste di Palermo e che è stato presentato ieri a Napoli. Il rischio per le stime, come ha rilevato Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, è di essere riviste all’ingiù, in un contesto internazionale che è peggiorato negli ultimi mesi. Anche se il Mezzogiorno, che pure si sta sempre più integrando nel commercio mondiale, è meno sensibile alle oscillazioni del ciclo, sia nelle fasi di accelerazione che in quelle di decelerazione.
    Il vantaggio di Report Sud, tuttavia, è di basarsi non solo sui dati statistici e sugli indicatori congiunturali tradizionali, che registrano con ritardo i cambiamenti di marcia dell’economia, ma anche sulle informazioni territoriali raccolte, come ha messo in luce Claudio Quintano, dell’Istituto universitario navale di Napoli, attraverso una rete di istituti di credito. In questo modo riesce ad anticipare le tendenze.
    Al di là delle cifre positive, tutti i relatori intervenuti alla presentazione, ospitata dal Banco di Napoli, hanno posto l’accento sui cambiamenti qualitativi avvenuti nell’economia del Mezzogiorno, «che ha compiuto un grande sforzo di cambiamento e imprenditorialità — come ha affermato Federico Pepe, presidente del Banco di Napoli —. E i protagonisti di questa nuova stagione di sviluppo sono gli stessi meridionali».
    Il cambiamento è stato reso possibile dalla ritirata della mano pubblica che, secondo Giorgio Bodo, di Meliorbanca, ha creato negli anni Novanta uno shock salutare, una terapia d’urto cui il corpo economico del Sud ha reagito positivamente e in tempi rapidi, con una crescita endogena e autosostenuta che si va diffondendo in tutte le regioni e non solo in quelle adriatiche. Infatti, l’indice di dinamismo elaborato da Report Sud segnala una forte attività in Sicilia, Puglia e Campania. «La crescita siciliana — ha rimarcato Busetta — è in atto da qualche anno ed è indipendente dal colore politico dell’amministrazione regionale».
    Per Bodo «il Sud ha ormai un modello di crescita simile al resto del Paese», e questa valutazione è condivisa da Giampiero De La Feld, presidente di Federindustria Campania: «È avvenuto un salto culturale, che si legge nella capacità di andare all’estero e di stare sui mercati mondiali. Ma questo avanzamento si realizza in condizioni sempre difficili, prodotte dalle diseconomie esterne alle imprese, in primo luogo l’inefficienza della pubblica amministrazione, che dovrebbe essere il collante nello sviluppo integrato e che invece è un ostacolo».
    Il Sud sta crescendo non solo sul piano industriale («Basta con quanti lo vogliono agricolo e turistico», ha esclamato Busetta) ma anche su quello finanziario. «C’è un forte aumento dell’occupazione nella finanza — ha rilevato Amadio Lazzarini, direttore generale del Banco di Napoli — in linea con le nuove esigenze di sostegno allo sviluppo e di gestione della ricchezza». La domanda di credito è molto elevata, ma ora viene soddisfatta guardando con attenzione alla redditività dei progetti imprenditoriali. Come accade e deve accadere in ogni angolo del mondo.
    Tuttavia, occorre non enfatizzare troppo i successi. Il sorpasso di crescita che il Sud sta vivendo rimane un "sorpassino". «Di questo passo — ha calcolato Massimo Marrelli, dell’Università Federico II di Napoli — occorrerebbero 27 anni per colmare il divario con il resto del Paese. Per accelerare il ritmo bisogna però essere sempre più consapevoli che la crescita economica non è qualcosa di esterno, una specie di manna, ma nasce dal comportamento degli operatori, dal loro prendere parte alle attività e assummersi responsabilità». Ciò vale per le imprese, i lavoratori, gli intermediari finanziari, la pubblica amministrazione.
    Insomma, «lo sviluppo occorre meritarselo, non è un accidente della storia — come ha detto Giacomo Vaciago, dell’Università Cattolica di Milano —. E per meritarselo occorrono tre azioni: investire nel capitale intellettuale; dotarsi di finanza innovativa; innalzare l’efficienza pubblica». La new economy dimostra che, al Nord come al Sud, l’intervento pubblico serve eccome, ma per far funzionare meglio il mercato, non per sostituirlo.
    Venerdì 20 Aprile 2001
 
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