Mezzo milione di posti in meno

18/12/2009

Dopo la recessione Gli industriali: altri 195 mila addetti a rischio nel biennio. La produzione torna a crescere

ROMA — La crisi presenta il conto dell’occupazione: a ottobre i disoccupati hanno raggiunto la soglia dell’8,2% mentre sono 508 mila i posti di lavoro perduti nel terzo trimestre rispetto a un anno fa. È la cifra peggiore dal 2004. Più colpito il Centro Nord con meno 274 mila, pesante il dato del Mezzogiorno con quasi 200 mila mentre «tiene» l’area del Centro con una flessione di appena 38 mila unità.
Sono gli ultimi dati Istat che fotografano un mercato del lavoro in deciso affanno anche se le cifre della produzione industriale e dell’export mostrano lievi miglioramenti. L’onda lunga della crisi finanziaria si ripercuote con ritardo, come purtroppo indicavano le previsioni, sui posti di lavoro e fa preoccupare il sindacato. Per il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni, «i dati sono in continuo peggioramento nonostante il più ampio ricorso agli ammortizzatori sociali». Accusa il governo di aver «cercato di nascondere la situazione dietro un ingiustificato ottimismo di facciata» e lo invita a fare di più.
Anche Confindustria suona l’allarme. Nel 2010-2011 potrebbero perdersi altri 195 mila posti di lavoro, stima il suo Centro Studi, preoccupato soprattutto dei conti pubblici perché, «senza interventi correttivi, il deficit resterà al 5% e il debito pubblico oltrepasserà nel 2011 il 118% del Pil». Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia invita governo, sindacato e forze politiche a mirare alto: «La sfida è di riprogettare in modo serio il futuro ». E annuncia che a metà gennaio presenterà al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una «sorta di Italia 2015, partendo dalle esigenze delle imprese, per cercare di avere una visione a medio lungo termine e chiamare tutti a confrontarci ».
Sulle cifre Istat la Marcegaglia dice che «la ripresa c’è ma la crisi pure» e ha ricordato che se non «cambia nulla ci vorranno otto anni per tornare alla produzione pre-crisi». La Confcommercio, nel notare che la crisi ha colpito duramente il terziario, ricorda come «questo settore mostri comunque grandi capacità di reazione e ha invitato il governo a valorizzarlo ». Il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola non rinuncia all’ottimismo: «Noi viviamo rincorrendo i dati, ci facciamo prendere tutti dall’ansia mentre dobbiamo vedere la tendenza, la ripresa c’è e le cifre sulla disoccupazione italiana sono migliori di quelle europee». Più prudente il ministro del Welfare Maurizio Sacconi secondo il quale «un po’ frettolosamente alcuni, anche del governo, hanno detto che il peggio è alle nostre spalle».