Mezzo governo nel mirino dell’Antitrust

02/01/2006
    giovedì 29 dicembre 2005

      Pagina 8 – Primo Piano

        TRENTANOVE I CASI IN CUI IL GARANTE DEL MERCATO E’ INTERVENUTO CONTRO L’ESECUTIVO PER INCOMPATIBILITÀ DEGLI INCARICHI

          Mezzo governo nel mirino dell’Antitrust

            Dopo l’istruttoria su Berlusconi per i decoder sotto osservazione anche il ministro Lunardi

              Raffaello Masci

                ROMA
                Per metà febbraio sapremo se il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà incappato in un conflitto di interessi per l’acquisto agevolato dei decoder venduti, tra l’altro, da società che fanno capo al fratello Paolo. Per quella data, infatti, è prevista la conclusione dell’istruttoria avviata dall’Autorità garante del mercato (comunemente nota come Antitrust) che ha appena inviato al Parlamento la sua relazione semestrale, firmata dal presidente Antonio Catricalà.

                  Assai monitorata anche l’attività del ministro delle Infrastruttura Pietro Lunardi, sul cui caso l’Antitrust ha avviato, per ora, solo una «preistruttoria», in quanto l’esponente di governo è anche titolare di imprese interessate alle attività gestite dal proprio dicastero. E’ vero, rileva l’antitrust, che il ministro si è dimesso da tutte le cariche societarie, tuttavia la sua famiglia continua ad avere interessi potenzialmente confliggenti.

                    Insieme a Berlusconi, sono molti gli esponenti del governo che sono stati indagati per ipotesi di conflitto di interessi: 39 i casi esaminati dall’Antitrust (sono stati 10 nel governo precedente) 37 dei quali risolti con dimissioni degli interessati da cariche giudicate non compatibili.
                    L’87% delle incompatibilità – secondo l’Antitrust – ha riguardato compiti di gestione o funzioni esercitate in società a scopi di lucro. Due situazioni erano invece relative a cariche in enti pubblici, altre due ad attività professionali connesse alla carica di governo. Infine è stata registrata un’incompatibilità con l’esercizio del mandato di consigliere regionale.

                      Complessivamente all’Antitrust sono pervenute 100 dichiarazioni riferibili a membri di governo, 392 al coniuge e ai parenti entro il secondo grado. Tuttavia mancano ancora all’appello 125 posizioni relative ai familiari. La legge sul conflitto di interessi, nota infatti la relazione, presenta «l’anomalia di non prevedere sanzioni nei confronti dei parenti dei titolari di carica allorquando rifiutino di collaborare non fornendo le dichiarazioni richieste».

                        L’Autorità non fa nomi ma esplicita le cariche ed è quindi possibile risalire facilmente dalle seconde ai primi. Sappiamo così che i finanziamenti per l’acquisto dei decoder riguarda il presidente del Consiglio, il fratello Paolo e le due società Mediaset e Solari.Com e che il Garante si è dovuto occupare di Berlusconi anche per altre due vicende, ormai concluse, riguardati, rispettivamente, la distribuzione dei libri scolastici via Internet, che coinvolgeva la società Mondolibri-Bol posseduta al 50% dalla Mondadori di Silvio Berlusconi, e la nomina del CdA Rai, azienda concorrente con quella del premier. Nel primo caso viene spiegato che «qualsiasi vantaggio dovesse discendere dall’ atto di governo in questione (firmato dal ministro dell’Istruzione – ndr) ricadrebbe su un titolare di carica di governo diverso rispetto a quello che ha posto in essere l’ atto», e quindi il conflitto non sussiste. Nel secondo caso, Berlusconi «proprietario del principale concorrente dell’ azienda di Stato», non risulta per l’ Antitrust aver avuto poteri di nomina».

                          Ma le nomine Rai non devono aver convinto molto l’Antitrust, tant’è che una indagine è stata riservata anche al prof. Giuliano Urbani, passato dallo scranno di ministro dei Beni culturali a quello di Consigliere Rai. Nonostante la «connessione tra le due cariche, dovuta alle uniformità di materia e ai contributi dati per la cinematografia nazionale, l’ autorità ha ritenuto non prevalente questo collegamento» perché i rapporti diretti di natura commerciale intercorsi tra il ministero e la Rai «sono risultati decisamente marginali rispetto ai suoi ricavi complessivi». E quindi anche qui, nessun conflitto. Per ora quindi, sulla graticola restano Berlusconi (fino al 15 febbraio) e Lunardi, fino a indagine conclusa.