METRO ITALIA FILCAMS CGIL: SE LICENZIARE DIVENTA ROUTINE

07/06/2013

7 giugno 2013

Metro Italia Filcams Cgil: se licenziare diventa routine

METRO Italia, dopo 40 anni di relazioni sindacali e una storia contrattuale altrettanto lunga , decide per la prima volta di licenziare unilateralmente i lavoratori, chiudendo una mobilità senza accordo con le Organizzazioni Sindacali.

A Sambuceto (CH), in un territorio dove il mercato del lavoro stagna più che altrove, i sindacati hanno tentato di trovare un terreno di condivisione, mai sottraendosi alla dolorosa conta degli “esuberi”, e “fino alla fine” racconta Giuliana Mesina segretaria nazionale della Filcams Cgil “abbiamo trovato una posizione rigida, indisponibile: l’Azienda poneva condizioni inaccettabili, non solo per i sindacati, ma soprattutto per la legge italiana.”

La cosiddetta “strutturalità degli esuberi” che secondo METRO deriva dall’andamento delle vendite e dalla conseguente riorganizzazione del magazzino secondo un modello simile ai discount (eliminando reparti interi e intensificando le promozioni) è stata usata strumentalmente per dichiarare inapplicabile la Cassa Integrazione Straordinaria.

La legge prevede infatti la rotazione fra lavoratori, onde poter condividere l’onere fra più persone e salvaguardare l’aspetto solidale di questo ammortizzatore sociale.
METRO si è opposta fin da subito, temendo di non poter in questo modo abbattere i livelli occupazionali nella misura in cui aveva deciso, nonostante si fossero già palesati dei volontari e delle disponibilità al trasferimento in altre sedi.
“Per la Filcams Cgil non è accettabile utilizzare la Cassa Integrazione, ammortizzatore sociale a carico dell’intera collettività, per un’esigenza del tutto legata agli interessi aziendali” prosegue Mesina “e non è accettabile porre in Cassa coloro che si intende comunque far uscire dall’azienda. La Cassa Integrazione non è l’anticamera del licenziamento.”
E ancora, “respingiamo le accuse di rigidità: abbiamo rinnovato un Contratto Integrativo Aziendale dopo una disdetta unilaterale nel 2012, e lo abbiamo fatto trovando punti di mediazione sostenibili.
Piuttosto rilanciamo all’Azienda la sfida: esistono altre soluzioni, esiste una responsabilità sociale che un colosso mondiale come Metro non può derubricare a semplice contabilità di esuberi, esistono le storie dei lavoratori che hanno da anni contribuito ai profitti di Metro.”
Un modello di business basato sui licenziamenti è un modello perdente, di basso livello, di scarsa portata.

Le lavoratrici e i lavoratori, i delegati sindacali METRO di tutta Italia hanno fin da subito espresso solidarietà ai colleghi di Sambuceto, hanno supportato le loro lotte e hanno ribadito che, anche nel giorno in cui l’azienda ha deciso di recapitare le lettere di licenziamento, non intendono assistere passivamente al declino culturale di questa azienda, che sta velocemente perdendo ogni distintività nel dialogo con le rappresentanze dei lavoratori.
Il futuro è sostenibile se il lavoro lo si difende, non se lo si taglia. Metro ci rifletta.