Metalmeccanici, no della Fiom – Firmano solo Fim, Uilm e Ugl

16/10/2009

Ennesimo accordo separato in casa metalmeccanici. Federmeccanica ha infatti chiuso l’intesa sul rinnovo del contratto con Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl e Fis mic, ma non con la Fiom-Cgil. La firma prevede un aumento lordo mensile di 112 euro al mese così scadenzati: 28 euro dal primo gennaio 2010, 40 dal primo gennaio 2011 e 42 dal 2012. A carico delle aziende un aumento dello 0,2% dei contributi per la previdenza integrativa Cometa. Previsto anche un fondo per il sostegno del reddito alimentato inizialmente dalle imprese con un versamento di 2 euro all’anno per ogni dipendente. Dal 2012 la stessa trattenuta sarà pagata anche dai lavoratori.
Duro il commento del segretario generale della
Cgil Guglielmo Epifani che sottolinea la gravità di un accordo separato – «anche se non è la prima volta» – perché la «durezza della crisi va affrontata non dividendo ma unendo gli sforzi». E ha chiesto il referendum «per ripristinare un rapporto corretto tra democrazia e contratto».
«Lo faremo certo – gli ha risposto il segretario generale della Fim Giuseppe Farina ma solo tra gli iscritti di Fim e Uilm, così abbiamo deciso visto che non ci sono regole in mancanza di piattaforme unitarie». Il clima tra i sindacati delle tute blu resta dunque pesante. Gianni Rinaldini, leader della Fiom, sostiene che «non c’è limite all’inganno visto che nel testo non è citato il valore definito per ogni punto di inflazione ». «Se è stato abolito o sostituito con la base di calcolo richiamata nell’accordo separato confederale – continua la conseguenza è una riduzione del valore del punto per i prossimi contratti nazionali ». In virtù di tutto questo la Fiom «non esclude di portare il contenzioso in tribunale per contrastare un contratto illegittimo». La decisione sarà presa dal comitato centrale convocato per martedì.
Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti invece esultano. «Questo contratto può aiutarci a uscire dalla crisi – afferma il segretario della Cisl – il Paese ha bisogno di segnali positivi e non di conflitti». Il numero uno della Uil osserva come «per la prima volta nella storia contrattuale dei metalmeccanici la firma ha anticipato la data di scadenza». A proposito della firma separata, per Angeletti si tratta di una «non-notizia visto che negli ultimi dieci anni i metalmeccanici hanno rinnovato quattro contratti e la Fiom ha firmato una volta sola».
Diviso anche il Pd con il senatore ed ex
Cgil Paolo Nerozzi che giudica la «firma separata un pessimo segnale» mentre il deputato Massimo Calearo (ed ex presidente di Federmeccanica) si schiera con la leader di Confindustria Emma Marcegaglia nel definire l’intesa «un risultato importante» senza nascondere «l’amarezza per il no della Fiom». Anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si è detto dispiaciuto per «l’autoesclusione della Fiom». Le preoccupazioni della Cgil restano quelle legate alla riduzione progressiva del potere d’acquisto dei salari. Un interessante studio realizzato dall’Ires e presentato da Agostino Megale (Cgil) spiega che se dal 1980 la pressione fiscale per i lavoratori dipendenti fosse rimasta invariata, oggi i salari medi varrebbero «247 euro mensili netti in più».