Metalmeccanici, affondo delle imprese cancellato il contratto con la Fiom

08/09/2010

ROMA – Federmeccanica contro la Fiom-Cgil. Gli industriali metalmeccanici hanno scelto la linea dura, quella dello scontro diretto: hanno deciso il «recesso» dal contratto nazionale del 2008, l´ultimo firmato anche dalle tute blu della Cgil. Vuol dire di fatto la cancellazione di quell´accordo alla scadenza del 31 dicembre 2011. Una mossa senza precedenti nei rapporti sindacali italiani. Conseguenza: la Fiom non avrà più alcuno strumento per contrastare per via giudiziaria le deroghe al contratto nazionale che le imprese insieme alle altre sigle sindacali, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl e Fismic, si apprestano a definire entro un paio di mesi. Deroghe rese possibili dal successivo contratto nazionale del 2009, firmato da tutti ma non dalla Fiom, e che recepisce le linee del modello contrattuale modificato sempre l´anno scorso senza la firma della Cgil.
Non solo un fatto «tecnico», dunque, come ha spiegato ieri a Milano al termine della riunione del Consiglio direttivo, il presidente della Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi. Soprattutto un fatto politico. L´inizio, probabilmente, di una nuova stagione delle relazioni industriali nella quale il sindacato con più iscritti (la Fiom) non partecipa al tavolo contrattuale. D´altra parte è ciò che aveva chiesto l´amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per rendere pienamente applicabile l´intesa per la nuova organizzazione del lavoro nello stabilimento campano di Pomigliano d´Arco. Marchionne, subito dopo il referendum sull´accordo di Pomigliano approvato con il 63% dei voti dei lavoratori ma non con un plebiscito come auspicavano al Lingotto, aveva minacciato l´uscita della Fiat dalla stessa Federmeccanica e quindi dalla Confindustria per non dover più applicare il contratto nazionale. Il compromesso tra la presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, e il numero uno della Fiat è stato costruito proprio sulle deroghe. Quelle che la Fiom non accetta. E ieri il segretario dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, ha parlato di «una scelta grave e irresponsabile» da parte delle imprese. Oggi sarà il Comitato centrale della Fiom a decidere come rispondere.
Federmeccanica e gli altri sindacati hanno minimizzato: non cambia nulla perché il contratto in vigore è quello del 2009. Ma aver tolto un´arma in mano alla Fiom non si può derubricare a un solo passaggio tecnico. L´ha implicitamente ammesso il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, scegliendo, come spesso gli accade, di non essere super partes: «La disdetta da parte della Federmeccanica del contratto nazionale del 2008 non ha alcuna valenza sostanziale per i lavoratori che sono protetti dal ben più conveniente contratto del 2009. Si tratta ora di auspicare l´ulteriore evoluzione delle relazioni industriali anche nell´ultima ridotta del vecchio impianto ideologico che voleva il necessario conflitto tra capitale e lavoro». Per Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, è invece «sbagliato puntare sulla divisione dei lavoratori».
Tra una settimana Federmeccanica, Fim, Uilm, Ugl e Fismic cominceranno a scrivere le deroghe e, nei fatti, anche un contratto di lavoro specifico per il settore dell´auto. Ma a quel tavolo non ci sarà la Fiom. Che – non essendo più uno dei soggetti firmatari del contratto nazionale – dal primo gennaio del 2012 potrebbe non poter più esercitare i diritti sindacali nelle aziende nelle quali non ha firmato un contratto collettivo.