“Metalmec” Rinaldini: così riduciamo il lavoro precario

20/01/2006
    venerdì 20 gennaio 2006

    Pagina 6

    Intervista

      Rinaldini: così riduciamo il lavoro precario
      L’azione di lotta ha contribuito al risultato

        Stanco, dopo ore senza sonno con troppi caffè passate a trattare. Però soddisfatto per un risultato che ancora la scorsa settimana sembrava lontanissimo, forse impossibile. Il segretario Fiom, Gianni Rinaldini, usa toni soffici. Per lui il contratto non è stata una epopea, ma un lavoro e ora gli piace l’idea di averlo fatto bene. Non parla di vittoria, ma di buona intesa e ringrazia i metalmeccanici «che si sono battuti per mesi».

          Allora come si diceva da bambini: stanco, ma felice?

            «Stanco di sicuro, felice non so. Ma certo soddisfatto perchè l’accordo è pulito».

              In che senso?

                «Su orario e flessibilità lascia immutato il ruolo delle Rsu a cui spetta discutere e contrattare la prestazione di lavoro».

                  Era un punto fondamentale, avete resistito anche quando il negoziato non andava bene come avete resistito sul tema della precarietà dei giovani. Come giudica il risultato ottenuto? Avete salvato il principio?

                    «Sì perchè nell’intesa si va oltre la legge 30 e si stabilisce di ridurre il lavoro precario. La parte sull’apprendistato, ad esempio: dice che il 70% dei ragazzi deve essere assunto perchè è legato alla formazione. Non si tratta solo di un modo per le imprese di spendere meno, ma se funziona l’impianto definito, di un modo per ridurre il precariato».

                      Un accordo si giudica e si ricorda soprattutto per i soldi: 100 euro, ne avevate chiesti 105. E su 100 vi siete impuntati; c’era un valore simbolico in ballo?

                        «E’ vero non abbiamo raggiunto i 105, obiettivo della piattaforma, ma quei 100 sono stati oggetto di una nottata di trattativa. Hanno un valore ovviamente in sè e hanno un valore simbolico forte. Lo hanno assunto in modo particolare in questi ultimi giorni di mobilitazione, ovviamente avevano un valore simbolico anche per la Federmeccanica e per la Confindustria».

                          Lunedì e martedì c’è stata una fiammata; malgrado le decine di ore di sciopero fatte i meccanici si sono fermati e hanno bloccato il Paese. E’ stata la spallata per arrivare al contratto e ai 100 euro?

                            «Quelle azioni di lotta hanno dato un forte contributo al risultato. In molti non si aspettavano che sarebbe accaduto».

                              E perchè è accaduto: per i soldi, per i bassi salari?

                                «Sì, tutto questo, ma soprattutto per una ragione che in troppi non immaginano neppure: per affermare la propria dignità. Si sono detti: “Ma perchè ci trattano così, dopo un anno di lotte?” e hanno scioperato. In fondo è semplice e accade sempre».

                                  Vi siete sentiti isolati?

                                    «No, abbbiamo avuto intorno molta solidarietà. Proprio in quei due giorni di lotte è maturata e si è diffusa la consapevolezza che i metalmeccanici avevano diritto a ottenere il loro contratto. A essere isolata è stata la Federmeccanica».

                                      Vi è mai passato per la testa che il contratto avrebbe potuto saltare?

                                        «Oh sì. Il rischio era reale e vicinissimo la scorsa settimana. Il negoziato ha vissuto una crisi dura. Non c’è dubbio che nella Federmeccanica c’erano imprenditori che hanno operato per far saltare il contratto con proposte che allora abbiamo giudicato irricevibili».

                                          Quello per il biennio è il primo accordo unitario dopo anni di intese separate. Questa unità è un valore in sè per voi e come siete riusciti a mantenerla lungo tredici tormentati mesi?

                                            «L’unità è sempre un valore in sè. Ma lo è tanto più perchè ci siamo dati regole che hanno tenuto pur in una vertenza durissima. Ci sono stati momenti difficili»
                                            .
                                            Come quando la Fim ha abbandonato il tavolo?

                                              «Sì, ma siamo andati avanti insieme anche con posizioni differenti dentro le regole stabilite. E lo faremo fino al referendum tra i lavoratori che decideremo oggi nell’assemblea dei 500».

                                                I 130 euro per chi non ha l’integrativo sono stati un osso duro, quale significato hanno; quello di riconoscere che esiste una questione salariale nel Paese?

                                                  «Quello sicuramente. Sono un elemento perequativo che nel prossimo contratto dovrà diventare un istituto mensile».

                                                    Nella scala da zero a dieci quanto soddisfatto è?

                                                      «Non lo so. So che sono soddisfatto, ma quanto devo esserlo spetta dirlo a i lavoratori». [m.cas.]