Mestre: strani furti e minacce alla Cgil

17/11/2003



 economia e lavoro




16.11.2003

Mestre, la fantomatica sigla «nera» rivendica un’effrazione nella sede del sindacato. Minacce anche all’assessore Caccia
Strani furti e minacce alla Cgil. La firma: Falange armate
Michele Sartori

VENEZIA Due furti notturni alla Cgil, un terzo negli uffici dell’assessore comunale alle politiche sociali Beppe Caccia.
E alla fine, una telefonata all’Ansa per rivendicarli, e lanciare allusioni minacciose nei confronti dell’assessore e del segretario Cgil Sergio Chiloiro, da parte della fantomatica «Falange armata».
Credere o no alla pista «politica»? La polizia non sembra troppo propensa a darle credito: le tre azioni, è l’opinione in questura, sono opera di «professionisti»: del furto s’intende. Diversa la reazione di sindacalisti e politici presi a bersaglio: che ritengono la rivendicazione comunque «inquietante».
Alla Cgil, che ha una sede provvisoria presso gli ex depositi degli autobus urbani a Mestre, i ladri sono entrati la prima volta cinque notti fa, portando via solo due computer: qualcosa li aveva disturbati. Sono ritornati, però, giovedì notte, e questa volta hanno sottratto altri cinque computer, un proiettore,
il contenuto di due cassaforti, forzate sul posto con la fiamma ossidrica.
Venerdì notte – e nonostante Mestre fosse «blindata» per un summit in corso – è toccato all’assessorato del verde Beppe Caccia, in pieno centro. La banda, munita di scale, è entrata dal piano superiore, ha scardinato le porte dei vari uffici, portato via – l’inventario è ancora in corso – almeno venti computer da tavolo ed il contenuto di una piccola cassaforte da muro: soldi e documenti riservati sui casi sociali più delicati
seguiti in assessorato.
Coi ladri, infine, si è involato anche un furgone del servizio marginalità. Nello stesso edificio ci sono anche materiali del Centro audiovisivi della Pubblica istruzione; la relativa porta
blindata d’accesso è stata scardinata, ma l’attrezzatura non è stata rubata. Ieri, a metà pomeriggio, la telefonata di «rivendicazione»: quando il furto in assessorato era ormai ben noto nel mondo politico e dell’informazione, ma non ancora divulgato pubblicamente. La «Falange» ha dettato un brevissimo messaggio, citando esplicitamente Caccia ed il segretario della Cgil Sergio Chiloiro; i due, lunedì, si recheranno dal Questore.
La sigla nera, a Venezia, ha rivendicato di tutto, dall’incendio della Fenice alla misteriosa bomba al Tribunale, ed ha «firmato» numerose telefonate di minaccia a giudici, giornalisti, politici: l’ultima, pochi mesi fa, nei confronti del prosindacoverde Gianfranco Bettin. Non è mai stato possibile collegarla a qualcuno in particolare. Comunque a Venezia è piuttosto elevato il tasso di attività di piccoli gruppi di estrema destra, molti dei quali da tempo sotto processo: alcuni sono stati trovati in possesso di armi, esplosivi, progetti di attentati al Ghetto e altrove; altri, erano collegati al sottobosco della malavita. Si capisce quindi che Beppe Caccia trovi «abbastanza inquietante» la rivendicazione. «Trovo possibile uno sfondo politico al furto anche per il clima di questi giorni», dice: contro l’assessore, accusato di eccessiva vicinanza ai
Centri Sociali, è in corso una virulenta campagna ad personam del centrodestra. Interviene anche Gianfranco Bettin: rivendicazione e minacce «possono, naturalmente, essere opera di mitomani o depistatori interessati, ma vanno comunque prese con la massima serietà. Il pericolo non va sottovalutato, come non devono sottovalutare le proprie responsabilità coloro che, da tempo, stanno conducendo una campagna d’odio personalizzata, di accuse immotivate,
che vanno ben oltre la critica politica, contro Beppe Caccia e, per altri aspetti, contro la Cgil».