Mestre. Storie di mobbing, storie di donne

15/03/2004

sabato 13/03/04 – pag. 21, Nazionale

1 – Più di 170 «vittime» dal mese di settembre
2 – Storie di mobbing, storie di donne

    Più di 170 «vittime» dal mese di settembre

    MESTRE. Mobbing fenomeno in crescita? Pare proprio di sì. L’associazione Contro Mobbing, costituitasi nel ’98 al centro sociale Rivolta ed ora operativa nelle sale della ex scuola Pellico di Mestre, dichiara di aver avuto dallo scorso settembre 170 denuncie da lavoratori «mobbizzati». «Una situazione – spiega Ettore Squillaci, avvocato – che porta l’individuo ad ammalarsi inizialmente di sfiducia cronica». Stati d’ansia, inappetenza, insonnia e depressione sarebbero solo i primi campanelli d’allarme di quella che è una vera e propria patologia. Allo sportello, infatti, oltre alla consulenza legale, offrono supporto psicologico e sanitario all’interno dell’Asl 12. «Il mobbing si esercita in maniera variegata – spiega Squillaci, specializzato in questo genere di cause – peggiorando le condizioni di lavoro, isolando il soggetto, rendendolo poco credibile di fronte ai colleghi, uno stillicidio lento che spesso si conclude con il licenziamento». Di tutto questo si è discusso all’Excelsior ieri mattina, per iniziativa dei sindacati di base e dei disobbedienti dello sportello invisibili. Piero Antonini, Rdb ricorda: «Il mobbing è diventato una pratica frequente che s’inserisce nella logica del lavoro precario. Il lavoratore è divenuto un soggetto fragile e quindi più facile da mobbizzare, lo scopo è quello di disgregare l’identità del lavoratore, isolandolo e impedendogli di esercitare i suoi diritti sindacali». Dello stesso parere Alessandro Sabiucciu, assessore provinciale alle politiche del lavoro ha aggiunto: «Oggi siamo all’epoca dell’anti identità del lavoratore e la legge 30 sta facendo la sua parte. Nel 2002 ci siano state più ore di sciopero che nel ’68». Mattinata conclusasi con il film-simbolo di Francesca Comencini: «Mi piace lavorare» storia di mobbing, solitudine e solidarietà.

    (m.bo.)

    Le tristi testimonianze di Carla, Annamaria e Guida
    Storie di mobbing, storie di donne
    MESTRE. Tre donne diverse. Tre storie di mobbing. Carla Silvestri, Annamaria Buroni, Guida Antonietti. Due addette alle pulizie per la Manutencoop ed una dipendente del Centro Servizi di Venezia. Parlano delle loro storie, a margine dell’iniziativa organizzata nel giorno dello sciopero dei Cobas all’Excelsior, con la proiezione del film «Mi piace lavorare», che affronta il tema del mobbing. Racconta Carla: «I problemi iniziarono quando subentrò alla vecchia azienda la Manutencoop, e con essa un nuovo sistema di lavoro che implicava pochi diritti e molta flessibilità. Dopo trent’anni al teatro Toniolo mi ero all’improvviso ritrovata l’orario di lavoro ridotto e mi vedevo sbattuta da un posto all’altro senza ragioni. Cinque ore di lavoro divise fra elementari e materne di Zelarino, Chirignago e Ca’ Noghera, ogni mattina un’odissea, mi sentivo isolata, una trottola senza legami». La vicenda di Carla culmina il gennaio del 2000, quando viene licenziata con giusta causa per aver superato i giorni di malattia, ma da allora la donna non si è data per vinta: «Avevo già chiesto aiuto, nel ’99, quando il mobbing in provincia era solo una parola straniera. Derisa anche dai sindacati, gli unici che mi aprirono le porte furono i ragazzi del Rivolta. Nel frattempo avevo girato mezza Italia, da Bologna a Milano ed ero in cura da un dottore». Carla si rimboccò le maniche inizialmente da sola, poi con una ex collega Annamaria, anche lei vittima di mobbing da parte della stessa impresa di pulizie. Oggi entrambe si sono ritagliate uno spazio importante all’interno dell’associazione «Contro Mobbing», un’idea nata da un’esperienza provata sulla propria pelle. Hanno contatti quotidiani con «mobbizzati» e li aiutano nelle pratiche legali, nel da farsi in questi casi. In un certo senso si sono riscattate e la loro è una brutta esperienza ma a lieto fine. Non si può dire lo stesso per Guida Antonietti, che racconta: «Negli ultimi cinque anni la mia vita è diventata impossibile: al centro Servizi non mi permettono neppure più di fare fotocopie. Non riesco a dormire, non mangio ed il lavoro è un incubo quotidiano dal quale non posso scappare», ma anche nei casi più torbidi la soluzione c’è, consiglia Carla, una veterana di situazioni di mobbing: «Uscire allo scoperto, denunciare, creare una rete di solidarietà, l’unione fa la forza e chi subisce mobbing se scopre di non essere solo può ribaltare la situazione». Messaggi minatori lasciati sulla scrivania, manomissione degli strumenti del mestiere (computer e quant’altro) detta così parrebbe un’opera di spionaggio industriale ed invece si tratta di mobbing, Carla ed Annamaria stanno seguendo il caso di un’amministratrice delegata di una grande azienda che sarebbe entrata nel vortice del mobbing, in seguito alla gravidanza. «Le donne sono ancora i soggetti più fragili» conclude Sebastiano Bonzio del Contro Mobbing.

    (Marianna Bonso)