Mestre. Segretaria incinta, stipendio in ritardo

29/07/2002



Venezia, lunedì 29 luglio 2002, S. Marta

CRONACA DI VENEZIA E MESTRE

 

La sede mestrina della Cgil

LA DENUNCIA DELLA CGIL
Segretaria incinta, stipendio in ritardo

Il datore di lavoro: «Dipendente in maternità è un cattivo investimento»

MESTRE. La dipendente che si sposa, che si ammala oppure mette al mondo un figlio è «un cattivo investimento». Se lo è sentito dire una giovane impiegata mestrina che, in maternità anticipata, chiedeva conto al suo titolare, un perito infortunistico, del ritardo nel pagamento dello stipendio di giugno. Il datore di lavoro, con una lettera, ha contestato alla giovane le malattie, la licenza matrimoniale («da me non condivisa», scrive) e la assenza per maternità imputandole addiritutta di essere la causa di una perdita di fatturato pari al 50% annuo.
La segretaria teme il licenziamento, visto che il suo datore di lavoro ha ventilato una chiusura dello studio. E si è rivolta quindi alla Cgil. «Non è un caso isolato quello di questa lavoratrice – spiega Cristina Silvestri, Filcams Cgil – negli studi professionali, nei pubblici esercizi e comunque in tutte le realtà dove ci sono meno di quindici dipendenti, episodi simili sono davvero molto frequenti. Ci troviamo quasi quotidianamente a combattere per salvaguardare i diritti fondamentali di queste lavoratrici. Ricordo che il diritto a farsi una famiglia e a procreare è sancito dalla Costituzione italiana».
La segretaria non è sola. Una barista di Mestre nei giorni scorsi si è vista contestare dal suo titolare la decisione di sottoporsi ad un intervento chirurgico, che attendeva da un anno.
«C’è troppo lavoro in questo periodo», le ha detto il padrone, invitandola a posticipare il ricovero. Come se si potessero programmare le malattie a seconda della stagionalità del lavoro.
Se è rarissimo vedere datori di lavoro contestare le licenze matrimoniali (previste in tutti i contratti di categoria), spiegano al sindacato, è molto più frequente vedere lavoratrici fino a qualche giorno prima ritenute le colonne portanti di un ufficio diventare improvvisamente dei pesi o una fonte di guai, solo perchè hanno annunciato di essere incinte. La giovane segretaria mestrina racconta: «Quel che mi viene contestato non è vero. Quando ero malata, sono andata a lavorare lo stesso, mi sono consultata con il mio titolare per decidere il periodo di luna di miele. Sono l’unica dello studio ad aver resistito quattro anni. Tante mie colleghe si sono licenziate in questi anni».
«Vige il divieto di licenziare una donna che è in maternità – spiega ancora la Silvestri – ma se la ditta chiude i battenti o se alla dipendente vengono avanzate gravi contestazioni, questo è possibile. E noi temiamo che il datore di lavoro della ragazza voglia adottare una di queste due soluzioni».
Per questo il sindacato ha subito preso le difese della segretaria mestrina, inviando una lettera al datore di lavoro in cui gli viene contestato, punto su punto, le affermazioni riguardo le assenze o le considerazioni sul «lavoro approssimativo» svolto dalla dipendente. Un richiamo ben preciso al rispetto delle regole sancite dallo statuto dei lavoratori e dalla costituzione. Per quanto riguarda, ad esempio, i pagamenti ritardati, l’Inps risarcisce ai datori di lavoro le mensilità legate alla maternità.