Mestre. Badanti sfruttate per un milione di euro

01/08/2002

PADOVA



Mercoledì, 31 Luglio 2002


Maxi-giro smascherato dalla Finanza
Badanti sfruttate per un milione di euro
Cinque persone rinviate a giudizio
Mestre

NOSTRA REDAZIONE

Avrebbero costituito una vera e propria associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento di immigrate clandestine che venivano collocate come "colf" o badanti in centinaia di famiglie di tutto il Veneto. Un reato per il quale i responsabili delle agenzie mestrine Fides e Auxilium, rispettivamente Alessandra Sato, 28 anni e Massimo Curci, 50, entrambi di Mestre, dovranno rispondere davanti ai giudici in un processo a novembre. Con loro sul banco degli imputati ci sono anche tre collaboratori: Pietro Di Brizio, 36 anni padovano, le polacche Elzbieta Kucmierz e Ludwika Mischker.

L’inchiesta, nel corso di questi mesi, è però proseguita con gli accertamenti dei finanzieri della Compagnia di Mestre. Se da un lato le agenzie si avvalevano della collaborazione di badanti clandestine, dall’altra il loro impiego consentiva ai titolari di lucrare sostanziosi guadagni. Le Fiamme Gialle hanno accertato che in due anni di attività, fra ricavi non dichiarati, Iva non corrisposta e ritenute d’acconto non effettuate, Fides e Auxilium avrebbero intascato quasi un milione di euro esentasse.

Carte, agende, appunti e registri testimonierebbero in modo inequivocabile il "modus operandi" delle due ditte individuali che avevano però utenze telefoniche, locali e fatture gestite da un’unica società. L’attività si svolgeva su un duplice livello: servizi "vitto e alloggio" e semplice assistenza domiciliare oppure ospedaliera. Nel primo caso la badante, proveniente dall’est europeo, veniva piazzata nella casa di qualche famiglia bisognosa che per l’attività di mediazione sborsava alle agenzie 500mila lire. Con quei soldi – secondo quanto i responsabili riferivano ai clienti – doveva essere regolarizzata la posizione della ragazza assunta. Invece finivano nelle loro tasche assieme al primo stipendio della badante stessa, un milione e 300mila lire al mese.

Se il servizio decadeva, la badante veniva ricollocata alle stesse condizioni e sempre trattenendole il primo stipendio.

Anche per i servizi domiciliari (sarebbero circa duecento i soggetti, in prevalenza italiani, che avrebbero percepito compensi a vario titolo) venivano imposte condizioni rigide: le ditte trattenevano 4mila lire l’ora su un tariffario che variava fra le 14mila e le 20mila a seconda della fascia oraria. E le fatture venivano fatte solo a chi ne faceva espressamente richiesta. Alla fine della sarabanda i conteggi hanno portato le Fiamme Gialle a contestare notevoli violazioni amministrative che potrebbero appesantire il già delicato quadro probatorio emerso a carico degli imputati.

Luca Bertevello