MercatoneUno: Sciopero e guerra contro le telecamere

04/12/2002

domenica 1 dicembre 2002

Sciopero e guerra contro le telecamere

CESENA – Il braccio di ferro tra i dipendenti del “Mercatone” ed i vertici aziendali si fa sempre più duro. Ieri circa il 90% dei dipendenti del punto vendita in via Emilia Levante ha aderito allo sciopero proclamato unitariamente da Cgil, Cisl e Uil sull’intero territorio nazionale. Obiettivo: difendere i diritti dei tremila lavoratori distribuiti in un’ottantina di negozi della catena “Mercatone Uno”. Su una quarantina di addetti occupati a Cesena, solo una manciata non ha preso parte alla mobilitazione ed è rimasta al suo posto insieme al direttore. Trentasei, invece, hanno incrociato le braccia e due dozzine di loro hanno partecipato attivamente alla protesta inscenata ieri mattina nel piazzale all’ingresso della struttura, sulla via Emilia. Gianluca Bagnolini, rappresentante della Fisascat Cisl che è stata protagonista dello sciopero insieme alla Filcams Cgil e alla Uiltucs Uil, si augura che ora i dirigenti del Mercatone cambino atteggiamento. “Speriamo che il segnale lanciato dai lavoratori attraverso una partecipazione così ampia alla protesta venga recepito dall’azienda. Il nostro obiettivo è quello di riaprire un confronto sindacale che oggi manca completamente. Ci sono tante questioni da discutere e la prima è proprio la definizione di un sistema corretto di relazioni sindacali per affrontare i tanti problemi che esistono: l’applicazione delle norme di sicurezza negli ambienti di lavoro, la programmazione degli orari di lavoro, dei turni e del lavoro domenicale, la creazione di un sistema salariale legato all’andamento dell’azienda, la verifica della professionalità e delle mansioni svolte dai dipendenti e la relativa corrispondenza agli inquadramenti previsti dal contratto nazionale”. Ma c’è anche un altro contenzioso scottante: quello aperto per contestare il modo in cui è stato installato un sistema di videosorveglianza sul posto di lavoro. “Hanno installato anche a Cesena una serie di telecamere collegate al centro direzionale di Imola senza consultare i rappresentanti dei lavoratori, come impone la legge – spiega Bagnolini – Perciò abbiamo presentato un ricorso al ministero del Lavoro e se non verrà accolto ci rivolgeremo alla magistratura. Un impugnazione di questo tipo ha già avuto successo a Modena. Siamo convinti che anche nel nostro caso verrà riconosciuta l’illegalità della procedura seguita”.