Mercatone Uno, il 31 luglio incontro al Mise sulla cessione dei negozi

25/07/2019
Presidio lavoratori Mercatone Uno al Mise

Urgente l’attivazione del tavolo di crisi, c’è tempo fino al 31 ottobre per la presentazione delle offerte vincolanti.

Attivare un tavolo di crisi permanente e costante al ministero dello Sviluppo Economico e contestualmente avviare il confronto con il ministero del Lavoro sull’ammortizzatore sociale ai limiti della sostenibilità economica. Sono queste le richieste avanzate dai sindacati di categoria e da una delegazione di lavoratori ex Mercatone Uno ricevuti ieri al Mise dalla Responsabile della Struttura per la Crisi di Impresa Chiara Cherubini nel corso del presidio organizzato davanti il ministero per continuare a tenere accesi i riflettori sulla vertenza che rischia di trasformarsi in un vero e proprio dramma sociale in assenza di soluzioni certe e tempestive sulle prospettive occupazionali e sull’emergenza reddituale dei 1860 lavoratori coinvolti che ricevono importi di sostegno al reddito al di sotto del reddito di cittadinanza.
C’è tempo fino al 31 ottobre per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisto dell’intero o di parte del perimetro di vendita mentre le operazioni di cessione dovranno chiudersi perentoriamente entro il 31 dicembre 2019.
Già il 31 luglio il dicastero ha dato disponibilità a convocare sindacati e Amministratori Straordinari; sul tavolo le previsioni e le criticità del bando pubblicato nei giorni scorsi sul sito e a mezzo stampa senza alcuna comunicazione ai sindacati e alcuna analisi circa  le opportunità occupazionali della cessione. Alcuni lavoratori sono prossimi al pensionamento; tale dato andrebbe analizzato e avviato un percorso di mobilità volontaria finalizzato a rendere più appetibile l’intero perimetro aziendale. Per le tre federazioni sarà anche necessario, che il Mise si faccia carico di ricercare soluzioni alternative e/o di politiche attive, qualora non vi fossero offerte per tutto o parte del compendio aziendale.
La mancanza di attenzione sulla vicenda, riscontrata anche ieri per mancanza di decisori politici, lascia presagire infausti destini ai quali i sindacati si opporranno fermamente.