Mercatone, i lavoratori contestano i video-controlli

31/05/2002

31 maggio 2002
L’azienda ha installato telecamere negli 80 punti vendita senza avere informato le rappresentanze sindacali. Coinvolti 3mila dipendenti

Mercatone, i lavoratori contestano i video-controlli

MULANO. Si diffonde nelle aziende l’uso dei video-controlli, ma la sottile demarcazione tra esigenze della sicurezza e lesione della privacy, oppure delle norme che regolano i rapporti di lavoro, possono provocare il conflitto, come negli 80 punti vendita del Mercatone dove i sindacati hanno proclamato otto ore di sciopero in un week-end di giugno. Le telecamere per i controlli a distanza possono portare anche guai giudiziari: proprio ieri un supermercato è stato condannato per violazione della privacy, perchè non aveva informato la clientela. Nel caso della Mercatone, la direzione è stata denunciata al ministero del Lavoro «per avere installato strumenti di controllo a distanza senza avere informato le rappresentanze sindacali», e senza stipulare accordi. Lo stato di agitazione, che coinvolge i 3 mila addetti in tutt’Italia, ha alla base anche il rinnovo delll’accordo integrativo. Spiega Gabriele Guglielmi, Filcams nazionale: «Sono state installate telecamere in tutti gli 80 magazzini, con un collegamento centralizzato presso la sede di Imola, con registrazioni di immagini». Oltre che dalle leggi che tutelano la privacy, la materia è regolamentata dallo Statuto dei Lavoratori, il cui articolo 4 impone la consultazione preventiva dei delegati e in caso di omissioni prevede sanzioni penali, multa e arresto. Le immagini non possono essere usate a fini disciplinari.
Guglielmi: «L’azienda ha dichiarato che avrebbe messo in funzione il sistema solo di notte, a negozi chiusi: ma ciò non ci risulta, e comunque non abbiamo la garanzia che il videocontrollo non sia messo in funzione durante l’orario di servizio». Tra l’altro, nei magazzini l’azienda avverte i clienti che sono in funzione telecamere a circuito chiuso «Ma non ha fatto altrettanto nei confronti dei dipendenti, i quali pertanto si trovano a denunciare un comportamento previsto dalla legge 300».
L’installazione centralizzata del video-controllo, senza volerlo porta acqua alla tesi che il sindacato mette in campo a proposito del contratto integrativo che apre l’altro fronte di lotta. Da anni il sindacato chiede invano un unico tavolo nazionale «E ogni volta la richiesta viene respinta con il pretesto che ciascuna sede è una società autonoma. In realtà sono tutte controllate da Mercatone Service di Bologna, ed ora il problema-telecanere è una ulteriore riprova delle nostre ragioni». Nel negoziato, i sindacati intendono far valere il rispetto del regime delle assunzioni obbligatorie degli invalidi: «Non ci risulta che da parte di ciasuna unità siano rispettate le quote».
E l’integrativo vero e proprio? Guglielmi: «Chiediamo obiettivi minimali, come la regolamentazione del lavoro domenicale: nei mercatoni in particolar modo le addette sono chiamate al lavoro pressoché tutte le domeniche, soprattutto le donne assunte part-time, chiamate in modo esclusivo nei week end, con la giustificazione che sarebbe prevalente la vendita di mobili, cosa che invece è comune a molti negozi: il lavoro dev’essere regolamentato, non può essere sottoposto al regime costante domenicale».

g.lac