Mercatone Uno, 4.000 lavoratori a rischio e ignorati

03/04/2015   (linkiesta.it)

Non c’è traccia della mobilitazione che ha contraddistinto nei mesi scorsi la battaglia per salvare i lavoratori delle acciaierie di Terni, Piombino, Taranto, o degli stabilimenti dell’Electrolux nelle regioni del Nord Italia. Ma in queste ore si sta giocando il futuro di 4mila lavoratori, quanti quelli di una grande acciaieria: quelli di Mercatone Uno, la catena di grandi magazzini che ha già consegnato al tribunale fallimentare di Bologna la domanda di concordato preventivo “in bianco” e potrebbe chiudere a brevissimo quasi la metà dei suoi punti vendita.

I sindacati mercoledì 1° aprile hanno indetto una giornata di sciopero e hanno fatto un presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico. L’incontro tra Mise, società e rappresentanti dei lavoratori non c’è stato, perché l’azienda pochi giorni prima aveva detto di non poter essere presente per un cda. Una delegazione di sindacalisti nazionali e delegati aziendali è stata ricevuta dal sottosegretario Giampiero Castano. Ora per le parti sociali è il momento di alzare la voce, e non si fanno sfuggire l’occasione. «L’azienda ha ignorato per anni quello che succedeva nella concorrenza e non ha fatto nulla, sia per l’organizzazione della rete sia dal punto di vista dell’offerta commerciale, per evitare questo disastro – dice a Linkiesta Sabina Bigazzi, segretario nazionale della Filcams-Cgil che sta seguendo la vertenza -. Chiediamo la tutela e la garanzia del ministero perché consideriamo l’azienda inaffidabile. I lavoratori ci riportano di indicazioni verbali sulla prossima chiusura di 34 punti vendita nei quali oggi sono in corso le svendite, cosa che sta creando il panico tra i lavoratori. Ci sono inoltre 360 lavoratori con contratti di associazione in partecipazione che rischiano di non avere alcuna tutela in caso di fallimento».

La Mercatone Uno è associata dal grande pubblico alle gesta epiche di Marco Pantani al Tour e al Giro. Un monumento dedicato al Pirata, morto ormai da 11 anni, è posto davanti alla sede dell’azienda, a Imola. Il giallo che contraddistingue l’azienda negli anni che precedettero il dramma di Pantani si sposò perfettamente con quello della maglia del leader della Grand Boucle e si impresse nella mente degli italiani. Quel giallo oggi però appare quanto mai sbiadito e per l’azienda, fondata esattamente 40 anni fa, è il momento più duro. La società è a gestione familiare, i soci storici sono le famiglie Cenni e Valentini. Negli ultimi tempi non hanno lesinato gli sforzi per cercare risorse dall’esterno. Dal 2013 l’amministratore delegato è Pierluigi Bernasconi, noto nel mondo del retail per aver reso grande in Italia la catena di elettrodomestici Media World. Negli ultimi mesi è diventato presidente Alessandro Servadei, commercialista di Bologna specializzato in concorsuale (crisi di imprese). Il piano di rilancio è stato predisposto dalla società di consulenza strategia Boston Consulting Group. Tra i membri del consiglio sindacale figura un nome noto come quello di Maurizio Dallocchio, professore della Bocconi.

utto però sembra arrivare tardi. Le perdite si sono fatte pesanti, così come i debiti. Il bilancio 2013 della holding del gruppo, la M. Estate spa, riporta una perdita di 15 milioni di euro. La sub-holding Mercatone Uno Services spa, a cui fa capo l’attività commerciale, riporta invece una perdita di 95 milioni di euro (rispetto ai 6 milioni di perdita del 2012). Nei bilanci della società si fa cenno solo al contesto di crisi generale dei consumi, ma la spiegazione non convince i sindacati. «Questa azienda è un emblema del fatto che non basta la crisi a spiegare il tracollo di molte aziende italiane – commenta Sabina Bigazzi -. L’attuale esposizione debitoria si spiega con la scarsa lungimiranza e la mancanza di capacità di modificare l’offerta. Il modello è ancora quello del gran bazaar che vende di tutto, dalle lampadine ai mobili, una formula che funzionava negli anni ’80 e ’90. In questi anni non hanno guardato a quello che faceva la concorrenza. Inoltre la rete è troppo fitta, solo a Lecce ci sono tre punti vendita».

Proprio la razionalizzazione dei punti vendita è posta alla base del piano di riorganizzazione del gruppo, illustrato nel bilancio 2013. La logica seguita, si legge, è quella della focalizzazione sulla categoria merceologica del mobile e dell’arredamento, con il taglio di audio-video, telefonia, abbigliamento e altro. Un altro punto chiave è la diversificazione dei punti vendita, per mantenere “format” distributivi caratterizzati e differenziati rispetto alle altre catene della grande distribuzione, senza perdere le economie di scala. I marchi sono Mercatone Uno, Mercatone Germanvox, Tre Stelle, È Oro. Il terzo punto è stata la diminuzione dei punti vendita, nel 2013 da 128 a 124, con tre chiusure di punti vendita Mercatone Uno, uno a insegna Borsari Sport, due a insegna È Oro, e l’apertura di due nuovi punti vendita È Oro. Altri sei negozi hanno subito un processo di “remodelling”, con l’adozione della nuova formula commerciale “specialisti per la casa”.

Nel bilancio 2013, redatto nel maggio 2014, si dice che nella primavera del 2014 sono stati chiusi altri sei punti vendita Mercatone Uno e sette a insegna Tre Stelle. Fino al maggio 2014 sono stati ristrutturati 7 negozi e i remodelling previsti erano 11. Il piano di riorganizzazione fino al 2018 (che prevede anche un taglio dei costi), prevedeva una crescita del fatturato dai 577 milioni del 2014 ai 780 del 2018. Le perdite sarebbero durate fino al 2016 (40 milioni la previsione per il 2014) e nel 2018 si sarebbero trasformate in utili per 15 milioni.