Mercato delle firme contraffate gestito dal crimine

08/03/2001

Corriere della Sera



Cronaca di Milano
LA DENUNCIA

Il mercato delle firme contraffate gestito dal crimine organizzato

      Dalle passerelle della «Fiera delle vanità» al freddo e irregolare pavimento di via Fiori Chiari a Brera. Appena finite le sfilate, le nuove tendenze saranno tra poco per terra: l’ultimo anello della lunga catena del mercato parallelo specializzato nella contraffazione delle griffe. Gli «altri» stilisti sono pronti a preparare la campagna del falso d’autore. Se l’Italia è il polo occidentale della contraffazione – il terzo nel mondo dopo Corea del Sud e Taiwan -, Milano è diventata la capitale dei falsi di un mercato che muove 35.000 miliardi di lire e di cui si lamentano tre commercianti milanesi su quattro, secondo i dati della Camera di Commercio. Ma non si tratta delle borse o dei foulard ormai parte della fisionomia delle strade della città, nonostante la task force speciale della polizia che l’anno scorso ha fatto 4.000 sequestri. Il vero problema sono le organizzazioni criminali dietro un mercato accettato e alimentato dal cittadino medio. «Al delinquente non conviene investire in droga, il denaro nero lo canalizza il mercato dei falsi, a bassissimo rischio – spiega l’avvocato Becchis, esperto di proprietà industriale – sullo sfondo dell’indifferenza di ciò che è considerato un peccato minore». E non si parla degli ambulanti senegalesi, ma delle reti di artigiani italiani. L’agenzia privata di Gian Domenico Anastasìa ha lavorato su quasi 10.000 casi di contraffazione. «I rami terminali sono questi poveri disgraziati extracomunitari ricattati: siamo di fronte a fabbriche mai gestite da stranieri, ma da italiani che polverizzano i soldi della prostituzione, della droga e del traffico d’armi attraverso quelle borsette», spiega l’ex carabiniere Anastasia. I processi si fanno comunque contro i rami terminali: gli immigrati quasi sempre senza passaporto perché sequestrato dai loro «sfruttatori italiani» che rimangono impuniti. I centri di fabbricazione: il Centrosud , la Lombardia e soprattutto la Toscana, dove i migliori artigiani del mondo lavorano ad altissimo livello qualitativo, come riconoscono in Louis Vuitton: «Sono le copie più sofisticate del mercato internazionale».
Maria Ramirez