Mercato del lavoro: Vince Milano ma Roma è vicina

03/04/2002





Mercato del lavoro – Secondo l’Istat a gennaio creati 88mila posti in Lombardia e 67mila nel Lazio

Vince Milano ma Roma è vicina

Cresce l’occupazione nel Mezzogiorno, soprattutto in Campania e Puglia dove l’industria riprende slancio

MILANO – È la Lombardia la regione superstar del mercato del lavoro. Analizzando i dati Istat, relativi al gennaio scorso, si scopre che – rispetto allo stesso mese del 2001 – sono stati creati 88mila nuovi posti, confermando un trend di crescita che si trascina ormai da diversi mesi: la precedente rilevazione Istat di ottobre aveva "contato" in questa regione 71mila occupati in più rispetto all’anno precedente. Se per la Lombardia si tratta, dunque, di una conferma due sono le novità dell’ultima indagine: la forte accelerazione occupazionale in Lazio (+67mila unità) e in Campania (+45mila). Entrambe queste regioni avevano messo a segno, già in ottobre, incrementi ma non in misura così vistosa come all’inizio del 2002. A scorrere la classifica regionale delle forze di lavoro emergono pochi segni negativi: a "soffrire" è soprattutto il Piemonte (-25mila addetti) dove ha inciso la forte perdita di occupati nei servizi (-30mila) – in piena controtendenza rispetto all’andamento complessivo del mercato del lavoro – non compensata dalla ripresa dell’industria (+7mila unità). In leggero regresso la provincia di Trento (-6mila addetti), ma Bolzano guadagna 9mila occupati, in calo Umbria (-3mila), Molise (mille lavoratori in meno) e Basilicata (-3mila). In tutte le altre regioni il segno è positivo. Il Nord conferma una crescita generalizzata: oltre alla Lombardia corrono l’Emilia-Romagna (51mila nuovi posti), il Veneto (+25mila) e soprattutto il Friuli Venezia Giulia con 20mila occupati in più, un risultato quest’ultimo assicurato non soltanto dai servizi ma anche dall’industria che in tutto il Centro-Nord perde qualche colpo. Il dato "spettacolare" della Lombardia, infatti, è da attribuire ai servizi (+91mila) – l’aumento si riscontra sia tra il lavoro dipendente sia tra quello autonomo – e in misura marginale dall’agricoltura (+3mila) mentre l’industria ha perduto 7mila posti. Anche in Veneto l’industria è in calo (-27mila), come pure in Emilia-Romagna (-14mila): al contrario fanno il pieno di nuova occupazione i servizi con rispettivamente 64mila e 68mila addetti in più rispetto al gennaio 2001. Il settore industriale è in progresso in Liguria (+3mila unità) e nelle Marche (+7mila). L’aspetto più interessante dell’analisi regionale è il rilancio industriale (i dati comprendono anche le costruzioni) in larga parte del Centro-Sud a cominciare dal Lazio dove i nuovi posti sono stati 28mila a cui si devono aggiungerne altri 32mila prodotti dai servizi, ma pure dall’agricoltura (+6mila): a Roma e nelle altre province laziali è in calo l’occupazione indipendente nei servizi (-5mila) e in aumento quella dipendente (+37mila). Ad esclusione di Abruzzo e Molise (nel primo caso la perdita è piuttosto sostenuta con 17mila occupati in meno) l’industria aumenta in tutto il Sud a cominciare dalla Puglia (+32mila) e dalla Campania (+14mila), ma appare significativo anche il risultato della Calabria (+11mila). Sono, comunque, i servizi a fornire l’apporto più sostanzioso alle positive performance del Mezzogiorno che nel complesso ha visto crescere il lavoro di 115mila unità (+1,9%). Per esempio in Campania nel terziario sono stati creati 39mila posti e in Sardegna 15mila. Resta, invece, sempre in progressivo calo (ad esclusione della Sardegna) l’occupazione nell’agricoltura. L’andamento positivo del mercato del lavoro ha contribuito a un calo del tasso di disoccupazione che, però, segnala ancora notevoli squilibri territoriali. Si va, infatti, da un minimo del 2,2% della provincia di Bolzano a un massimo del 25,9% della Calabria. In tutto il Nord, ad esclusione di Piemonte (4,8%) e Liguria (6,5%), i senza lavoro sono al di sotto del 4% (in Lombardia al 3,4% contro il 3,8% del gennaio 2001). In Lazio il tasso è sceso all’8,9% (era al 10,6% un anno prima) e in Abruzzo al 7,4%, ma al di sotto di questa linea geografica siamo abbondantemente sopra il 15% con l’unica eccezione della Puglia (13,9%) che ha recuperato posizioni rispetto al gennaio 2001 quando i senza lavoro erano al 16 per cento. Intanto da un’indagine Svimez, condotta sui laureati meridionali del 1995, emerge che uno su cinque (20,5%) ha conseguito la laurea in un’Università del Centro-Nord e quasi uno su quattro (23,5%) non tornerà più a casa perchè ha trovato un posto al Nord. La fuga di cervelli è forte tra gli ingegneri: il 30% è costretto a emigrare. La propensione alla mobilità interregionale – rileva il rapporto Svimez – è particolarmente elevata tra i laureati in studi politico-sociali (25,5%), economia (28,4%) e ingegneria (29%).

Guido Palmieri
Mercoledí 03 Aprile 2002