Mercato del lavoro: Svolta federalista sospesa

09/10/2001

Il Sole 24 ORE.com



Mercato del lavoro

    Nell’incontro di domani il ministero del Welfare chiederà una moratoria alle Regioni

    Svolta federalista sospesa
    Nessuna marcia indietro ma serve una cornice legislativa per evitare il caos di regole
    Lina Palmerini
    ROMA – Un congruo periodo di moratoria per costruire insieme il nuovo Statuto dei lavori. È questa la proposta di cui si discuterà domani nell’incontro tra Regioni e ministro del Welfare, Roberto Maroni, all’indomani dal referendum sul federalismo che ha confermato l’attuale legge. Il problema è che il nuovo articolo 117 conferisce una potestà legislativa concorrente ai governi regionali in materia di tutela e sicurezza del lavoro. Dopo la promulgazione dell’esito referendario, ciascuna Regione potrebbe, quindi, ritagliarsi un "suo" Statuto dei lavoratori cancellando o inserendo le norme che oggi hanno una validità nazionale. «Potrebbe anche succedere – aveva avvertito Maroni – che un governo regionale decida per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Nessun ripensamento sulla svolta federalista, al contrario: è anzi il Libro bianco che imprime un assetto di regole tarato sui diversi mercati del lavoro locali. Il senso del rinvio sarebbe, invece, quello di evitare il caos. «L’obiettivo della moratoria – spiega Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare – è quello di costruire un federalismo ordinato in materia di lavoro. Vuol dire che insieme alle Regioni costruiremo una cornice legislativa condivisa in cui vengono definite le rispettive competenze e ambiti di azione legislativa». La trattativa che si aprirà con gli enti locali avrà al centro l’attribuzione delle diverse competenze creando degli spazi riservati allo Stato e altri gestiti dai Governatori. Il periodo di moratoria potrebbe essere di un anno ma al Welfare preferiscono non dare termini precisi ma decidere anche in corso d’opera. L’importante è che si proceda insieme evitando fughe in avanti poi complicate da gestire se non coordinate o condivise a livello nazionale. Il lavoro da fare non è poco: non c’è solo da definire una cornice legislativa condivisa sulle reciproche competenze ma, a cascata, si comincerà anche a discutere del nuovo Statuto dei lavori. «Una riscrittura delle attuali regole – dice Sacconi – che estenda le tutele a chi oggi ne è privo e le calibri sulle diverse tipologie contrattuali». Ma il confronto di domani sulle Regioni sarà a tutto campo sul Libro bianco. Dopo la presentazione a sindacati e imprese, il ministero del Welfare aveva previsto anche un confronto con le istituzioni locali che però ha preferito fissare dopo il referendum per ragionare alla luce dell’esito delle urne. Subito dopo l’avvio del dialogo con le Regioni «che avviene – sottolinea Sacconi – dentro le procedure dell’accordo di luglio», si comincia con le parti sociali su part-time, interinale, liberalizzazione del collocamento. Intanto ieri la Uil nel suo direttivo ha cominciato l’esame del Libro bianco e Finanziaria non senza spunti polemici nei confronti della Cgil per la vicenda dei meccanici. «Non capiamo – ha detto Adriano Musi, segretario confederale – come si possa proclamare uno sciopero contro altri lavoratori e altre organizzazioni sindacali. Questo rende più difficile ritrovare un’unità e ricompattare il sindacato su altri fronti, dal pubblico impiego al Libro bianco, dopo che con noi si è cercata la divisione». Per quanto riguarda il Libro bianco: «Diamo un giudizio negativo sull’abbandono della concertazione – ha detto Musi – ma prendiamo atto della nuova realtà politico-contrattuale che ha disegnato il Governo: tratteremo solo le cose che sono di sua stretta competenza. Gli assetti contrattuali restano quindi in mano a imprese e sindacati tranne nel caso del Governo-datore di lavoro. Sui contenuti del Libro bianco ci riserviamo di fare delle nostre proposte».
    Martedí 09 Ottobre 2001
 
 
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