Mercato del lavoro, riforma ancora in ritardo

19/09/2002



            19 settembre 2002


            COMMENTI E INCHIESTE


            Mercato del lavoro, riforma ancora in ritardo


            ROMA – Una profonda revisione del sistema della protezione sociale che innovi la tradizionale strumentazione e consenta di raggiungere risultati concreti di inclusione sociale. Il Governo si sta battendo per realizzare questo obiettivo, ha rilevato ieri Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare,(si veda articolo a pagina 17) a un convegno organizzato dall’Isfol: un compito quindi importante e socialmente apprezzabile, che mal si coniuga con l’ostruzionismo che i disegni di legge all’esame del Parlamento stanno invece incontrando. «Quanto sta accadendo in Senato – ha affermato Sacconi – è scandaloso, perché non tiene conto delle scelte compiute da 36 sigle sociali, imprenditori e sindacati, schiacciandosi sulle tesi della Cgil. Noi cerchiamo di avvicinare la legislazione italiana a quella europea, facciamo una battaglia di modernità, ma non veniamo capiti». Eppure la discussione al convegno dell’Isfol, forse perché condotta con molta abilità su un piano di speculazione intellettuale anziché con la conseueta contrapposizione, non ha messo in luce differenze di impostazione molto diverse: le cose da fare ormai sono accettate da tutti. Anche Andrea Ranieri, il segretario generale del sindacato della ricerca e formazione della Cgil, nella sostanza ha condiviso molte delle affermazioni rese dagli esponenti delle altre confederazioni, della Confindustria e dalla Confartigianato. Questo anche sulla bilateralità, che la Cgil non accetta, anzi condanna, ma che Ranieri ha sempre vissuto con molta laicità, anche perché l’ente bilaterale della formazione, presieduto proprio da lui, ha funzionato egregiamente almeno per molto tempo. «Non mi attendo molto in termini di gestione dalla bilateralità – ha detto infatti l’esponente della Cgil – ma credo che possa funzionare. Solo che abbiamo il problema di tenere assieme universalismo e mutualità, perché non possianmo non tener conto delle esigenze di tutti coloro che sono al di fuori dell’attuale sistema di protezione, a cominciare da tutti gli atipici: per cui, pur tenendo i piedi per terra, credo che degli elementi di universalismo non siano da respingere». Importante, lo ha sottolineato Silvio Fortuna, consigliere di Confindustria per l’educational, è riuscire a cambiare mentalità, a non ragionare più in termini fordisti, «anche perché – ha rilevato – l’economia italiana non è mai stata fordista». È necessario infatti non dimenticare mai che è l’attitudine al cambiamento il metro per valutare le imprese. Se la formazione allora è l’asse della nuova politica per l’impiego, occorre, questo sì, una mappa dei fabbisogni formativi. «Una base informativa – ha detto Fortuna – una base scientifica che aiuti a capire dove sia più necessario e più urgente intervenire». Che sia urgente agire è un dato di fatto, provato, ha detto Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl, dal fatto «che quello italiano è il più sgangherato mercato del lavoro europeo». Di qui la spinta per un sistema che sia rigoroso, che utilizzi risorse proprie, che sia gestito attraverso la bilateralità direttamente dalle parti sociali, mentre lo Stato si limita ad assicurare dei vantaggi fiscali. Un meccanismo che non sia clientelare, ma che riesca a funzionare davvero. «La scelta – ha rilevato Bonanni – che abbiamo fatto con il Patto per l’Italia». Un’esigenza dettata anche dal buon senso, secondo Sacconi. «Una grande scelta – a suo avviso – la bilateralità, che non ha nulla di parastatale, come si è insinuato: anche perché nessuno può decidere meglio delle parti sociali cosa serve per far incontrare domanda e offerta sul mercato del lavoro».
            Massimo Mascini