Mercato del lavoro, la delega diventa una truffa

29/10/2002

          29 ottobre 2002

          Mercato del lavoro, la delega diventa una truffa

          Giovanni Laccabò

          MILANO Il governo usa la Finanziaria per scardinare
          il sistema del mercato del lavoro, compreso
          il contratto nazionale – obiettivo ribadito dal
          ministro del welfare Roberto Maroni – ma anche
          per sfondare una serie corposa di diritti e
          tutele in ambiti importanti come il sistema cooperativo:
          lo hanno scoperto, sempre ieri, i deputati
          dell’Ulivo che senza preavviso si sono trovati
          un testo zeppo di minideleghe che stravolgono
          la normativa. Secondo Maroni le deleghe
          saranno cotte entro Natale e già entro marzo i
          provvedimenti «sono praticamente pronti, perchè
          Marco Biagi li aveva già scritti e vanno solo
          aggioranti». Maroni parla di «maggiori opportunità
          senza toccare i diritti», motivo per cui il
          centrosinistra dovrebbe astenersi dal porre la
          questione di costituzionalità. Prendendo poi a
          pretesto le dichiarazioni del Fondo monetario
          internazionale, secondo cui il contratto nazionale
          in Italia provoca la disoccupazione al Sud,
          il ministro sostiene che «il tabù secondo cui il
          contratto collettivo nazionale è l’unica fonte di
          regolamentazione per i lavoratori, sia dal punto
          di vista normativo che salariale, è caduto». Ma
          oltre all’Fmi, che interviene su una materia che
          non gli compete, Maroni può contare solo sulla
          Confindustria, ma non sui sindacati, nemmeno
          sulla Cisl che pure insiste per rivedere il modello.
          Per Savino Pezzotta «è una illusione pensare
          che non possa e non debba esistere un livello
          nazionale della contrattazione: deve esistere e
          deve avere caratteristiche un pò diverse da quelle
          attuali, cioè non assorbire tutto ed essere
          livello di garanzia della tutela e dell’equità. Poi
          bisogna sviluppare la contrattazione decentrata,
          legandola a incrementi di produttività».
          Tempestiva la replica a Maroni della Cgil, con
          la segretaria confederale Carla Cantone: «La
          contrattazione collettiva è e deve rimanere il
          pilastro di equità e solidarietà tra nord, centro e
          sud». Quella decentrata va riqualificata ed estesa
          ma non può sostituirsi al contratto nazionale.
          Dura anche la risposta di Cesare Damiano,
          responsabile Ds dell’area Lavoro: «L’attacco di
          Maroni al modello contrattuale è da respingere:
          provoca disuguaglianze i tra lavoratori e elimina
          un quadro nazionale di riferimento. È indispensabile
          mantenere i due livelli».
          Questa mattina i presidenti dei gruppi dell’
          Ulivo della camera dei deputati incontrano i tre
          leader confederali, Epifani, Pezzotta e Angeletti,
          in vista dell’esame della legge finanziaria,
          compresa la delega sul lavoro che va in aula
          oggi (ma dovrà ritornare al Senato). I capi dei
          sindacati dovranno affrontare grosse e sgradite
          novità, perché ieri il testo ha colto di sorpresa
          persino i deputati. Come spiega l’onorevole Elena
          Cordoni, Ds, alle norme già note perché
          discusse a Palazzo Madama, sono state aggiunte
          deleghe su deleghe, una anche in materia di
          lavoro cooperativo che stravolge la legge 142. E
          sulle cooperative sociali, la contrattazione nazionale
          dovrebbe sottostare alle peculiari esigenze
          locali. Quello di Elena Cordoni è un allarme:
          «All’ultimo momento e senza darci la possibilità
          di approfondire il testo né di valutarne la
          portata in rapporto al Paese, si introducono
          nuove modifiche che toccano la condizione di
          lavoro».