MERCATO DEL LAVORO, I CAMBIAMENTI PER I SETTORI DELLA FILCAMS CGIL

17/04/2012

17 aprile 2012

Mercato del lavoro, i cambiamenti per i settori della Filcams Cgil

La riforma del mercato del lavoro è ancora in fase di approvazione, ed al di là delle ipotetiche modifiche in corso d’opera la Filcams Cgil Nazionale ha provato a fare alcune riflessioni sulle principali materie e le eventuali conseguenze per i nostri settori.
Cristian Sesena segretario nazionale, responsabile del settore, risponde ad alcune domande.
Un dibattito ampio quello sulla riforma del mercato del lavoro che ha visto coinvolte in pirma linea anche la Cgil. Tante incongruenze e contrapposizioni, tra le dichiarazioni iniziali e gli effettivi cambiamenti, prima fra tutte la flessibilità in ingresso, come cambia realmente?
“Nonostante la dichiarata volontà di ridimensionare la selva di contratti atipici che hanno negli anni profondamente precarizzato il mercato del lavoro, nessuno dei contratti preesistenti è stato abrogato.
La linea che si è perseguita è stata infatti quella di rendere più onerosa la flessibilità nel suo complesso e più ordinata dal punto di vista amministrativo la sua attuazione, ma il Ddl introduce solo blandi sistemi sanzionatori e non esplicita il ruolo di controllo degli organi ispettivi.
Quali sono le tipologie contrattuali che hanno subito delle modifiche e come si ripercuotono sui settori della Filcams Cgil?
Tra le tipologie contrattuali legate ai nostri settori che hanno subito delle variazioni abbiamo: lavoro a chiamata, associazione in partecipazione, contratto a tempo determinato, partite Iva collaborazione e stage, apprendistato
Per i nostri settori la riconferma del lavoro a chiamata, seppur solamente a tempo indeterminato e maggiormente imbrigliato da doveri di comunicazione e sanzioni pecuniarie in caso di omissione di quest’ultime, lascia più di una perplessità sul fatto che nel Turismo, e in special modo nei Pubblici Esercizi e nelle attività stagionali, le imprese vi rinuncino in favore di contratti più stabili.
Alla contrattazione spetterà l’ingrato compito di stabilirne le casistiche di ricorso: tema politico non certo di scarso rilievo trattandosi di una norma che non si condivide.
Totalmente disattese, invece, le aspettative sull’ Associazione in Partecipazione su cui la Filcams assieme al Nidil hanno recentemente promosso un’ importante campagna nazionale di sensibilizzazione e visibilità per contrastarne l’abuso nel commercio.
Il solco che si è aperto fra quanto scritto nel primo documento governativo e la sua traduzione in disegno di legge, di fatto non produce i miglioramenti auspicati, lasciando sostanzialmente inalterato il quadro attuale.
Una riflessione a parte meritano gli interventi sull’ istituto del contratto a tempo determinato.
La maggiore onerosità (disincentivo) all’utilizzo di questa tipologia contrattuale (esclusi i casi di sostituzione e stagionalità che nei nostri settori non sono certo residuali), con la possibilità di recupero economico (incentivo) da parte dell’impresa che conferma a tempo indeterminato, può apparire un fattore di interesse.
Vanno però evidenziati alcuni concreti rischi: primo fra tutti, il non prevedere la causale per l’accensione del primo rapporto di lavoro a tempo determinato che potrebbe moltiplicare e non ridurre gli utilizzi impropri.
Anche l’incremento dell’intervallo fra un contratto a termine e quello successivo permette all’impresa di accendere in successione/sostituzione un’ ulteriore nuovo rapporto di lavoro con un altro soggetto, senza necessità di indicare la causale. Il periodo massimo di utilizzo ricondotto a 36 mesi senza possibilità di proroghe e comprensivo degli eventuali periodi di prestazione effettuati mediante la somministrazione, non risolve l’annosa questione, a onor del vero emersa successivamente al Protocollo sul Welfare del Governo Prodi, di come evitare che i rapporti vengano reiterati fino a 30/32 mesi per poi essere interrotti bruscamente a fronte del rischio/obbligo della conferma.
Inoltre è assente la previsione di un serio sistema di controllo/sanzione, fermo restando l’aggravio di difficoltà per la Contrattazione Nazionale e Aziendale che sarà giocoforza chiamata ad un grande sforzo nel monitorare e promuovere processi di stabilizzazione.
Su partite iva e collaborazioni, le dichiarazioni di “buoni intenti” contenute nella prima “Policy Monti-Fornero” non hanno trovato traduzione chiara e non hanno risolto alcuni nodi quali la previdenza per le partite iva, e il rischio concreto che l’aumento dell’onere contributivo per le collaborazioni a progetto venga scaricato sui collaboratori all’atto dell’instaurazione del contratto individuale. Poco comprensibile poi l’aspetto che vorrebbe collegare l’aumento al miglioramento delle prestazioni che conservano un proprio regime “atipico” all’interno del nuovo sistema di ammortizzatori sociali.
Proprio sul tema delle collaborazioni a progetto l’operazione di superficiale restyling della 276/03 si mostra nella sua lampante evidenza: si riscrive la norma pregressa insistendo, tra l’altro sulla non sovrapponibilità del progetto al lavoro subordinato, senza renderne chiari i confini.
Stessa impostazione si è seguita sugli Stage.
Infine il capitolo Apprendistato dove registriamo preoccupanti arretramenti. La percentuale di conferma viene abbassata al 30% per i primi 36 mesi, rispetto alla precedente ipotesi che stabiliva fin da subito il vincolo di conferma di almeno il 50% degli apprendisti.
Giova ricordare che recentemente negli accordi siglati con Confcommercio e Confesercenti essa è stata determinata al 80% nel biennio, come del resto in molti nostri Contratti Nazionali. Questo peggioramento potrà avere ripercussioni sui tavoli deputati alla definizione, entro il 25 aprile prossimo, di accordi applicativi del Testo Unico sull’ Apprendistato a partire da quelli dei Contratto nazionale del Turismo e Farmacie Private.
La possibilità concessa poi alle agenzie per il lavoro di assumere e somministrare apprendisti, non stabilendo almeno il vincolo della unica missione presso un’unica impresa, contraddice l’alta valenza formativa dell’istituto che il Governo ha a più riprese enfatizzato. Segnaliamo che su questa delicata partita Nidil ha provveduto a inoltrare formale interpello al Ministero, rifiutandosi di siglare un accordo quadro sottoscritto dalle altre Sigle Sindacali e da Assolavoro, che rende praticabile lo “spezzatino” dell’apprendistato in somministrazione e della formazione ad esso legata.
(segue)