Mercato del lavoro: Epifani protesta con Prodi

25/07/2007
    mercoledì 25 luglio 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

      Mercato del lavoro,
      Epifani protesta con Prodi

        Tensioni in casa Cgil per le ultime mosse del governo su contratti a termine e straordinari

          di Felicia Masocco/ Roma

          CHIAROSCURO – Si chiude la prima fase della concertazione targata Prodi, si aprono divisioni nel sindacato. Oltre che nella maggioranza. Cgil, Cisl e Uil sottoscrivono l’intesa con il governo, ma lo fanno sulla base del mandato ricevuto dai propri organismi dirigenti. Quello ottenuto da Guglielmo Epifani, al termine di un travagliato direttivo, è articolato, riflette dure critiche e un forte malessere che a settembre avrà le sue manifestazioni. La maggioranza del parlamentino di Corso d’Italia (con 92 voti) ha apprezzato molti interventi dell’esecutivo perché vanno nella direzione della crescita e dell’equità. Aumento delle pensioni basse e ammortizzatori sociali, per citarne un paio. Ma non ha taciuto tutto quello che non va. Sullo scalone, avrebbe voluto una maggiore flessibilità nelle quote, del resto Epifani ha siglato l’intesa solo per presa d’atto. E sul mercato del lavoro non ci siamo proprio. Sui contratti a termine, sulle timide modifiche alla legge 30, sulla decisione di azzerare la sovracontribuzione per gli straordinari, il documento approvato si fa decisamente duro, gli aggettivi vanno dal «negativo», all’«ambiguo», all’«inadeguato». Al giudizio di merito, lo stato maggiore di Corso d’Italia somma una valutazione «particolarmente negativa» «sul comportamento di queste ultime ore del governo che in assenza di un confronto con il sindacato ha cambiato il comportamento precedente». Uno schiaffo, un comportamento contro la Cgil che il sindacato e il suo segretario non accettano. Oggi lo scriveranno in un «atto formale» di protesta, una lettera che Epifani invierà al premier Prodi.

          Sono posizioni che marcano distanza con la promozione all’unanimità che l’esecutivo Cisl ha tributato all’ipotesi di intesa. Il primo risultato delle diverse «sensibilità» è che è stata aggiornata a settembre la riunione dei direttivi unitari che ieri avrebbero dovuto discutere su come presentarsi ai lavoratori e ai pensionati per chiederne il voto. «Nulla di insanabile» dicono nelle centrali sindacali, «serve un supplemento di discussione dopo aver fatto decantare le cose. Una soluzione si troverà». In ogni caso, e mai come questa volta, la Cgil reputa «fondamentale» la consultazione dei lavoratori, «la certezza dei meccanismi di certificazione del voto» e l’ampiezza della partecipazione, con milioni di votanti. Ma per la Cisl «è inaccettabile che il voto dei non iscritti valga più di chi aderisce al sindacato».

          Fin qui lo stato degli atti. La Cgil ci è arrivata alle 4 del mattino, dopo 7 ore di discussione fuori da ogni convenevole. Un dibattito segnato dalla fortissima partecipazione della sinistra nelle sue diverse sfumature che si sono riflesse nel voto finale. Sono stati votati due documenti contrapposti: il primo, quello della segreteria, già critico è diventato più critico dopo gli emendamenti, ha avuto 92 voti. L’altro è stato presentato da Nicolosi, esponente dell’Area Lavoro e società, ancora più negativo sull’operato del governo e sui contenuti dell’intesa, ha avuto 23 voti, compreso quello di Giorgio Cremaschi, della Rete 28 aprile che dapprima aveva presentato una propria dichiarazione, poi ritirata. Si è invece astenuta la pattuglia della Fiom (in 8), che ha seguito il proprio segretario Gianni Rinaldini il quale ha bocciato le misure su pensioni e mercato del lavoro oltre che l’atteggiamento del sindacato che avrebbe dovuto mobilitarsi, e motivato l’astensione rinviando alla consultazione, «il giudizio passa ai diretti interessati».

          Lo dice anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti, e per essere una posizione istituzionale è fin troppo eloquente. Il protocollo sul Welfare, mercato del lavoro in particolare, viene bocciato da tutta l’ala sinistra della maggioranza. Oltre a Rifondazione e Pdci, promettono battaglia Verdi e Sinistra democratica. Da Fabio Mussi, a Cesare Salvi, al senatore Piero di Siena viene un invito esplicito a «non istituzionalizzare» il precariato. «In consiglio dei ministri e in Parlamento – afferma Mussi – proporremo soluzioni diverse da quelle del protocollo e più coerenti con il programma dell’Unione».