Mercato del lavoro, comincia la svolta

21/06/2002





Primi sì del sindacato alla proposta del Governo: art. 18 congelato per chi supera la soglia dei 15 addetti, indennità di disoccupazione al 60%
Mercato del lavoro, comincia la svolta
Per gli ammortizzatori 700 milioni €, enti bilaterali al via –
Maroni: è il primo capitolo del nuovo patto sociale
ROMA – Il Governo ha fatto ieri la sua proposta sulla riforma degli ammortizzatori e articolo 18. La mediazione offerta prevede il mantenimento di una sola delle tre fattispecie di modifica alla legge sui licenziamenti, più l’impegno a stanziare 700 milioni di euro per il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione. Con questa "offerta" il Governo punta ad archiviare un capitolo che ha avuto forti costi politici: la ripresa del conflitto sociale, le spaccature nella maggioranza, lo scontro frontale con la Cgil, anche ieri assente al tavolo di trattativa. «La nostra proposta non tocca i diritti, allarga le tutele e conferma la volontà riformista di questo Governo. Siamo fiduciosi che il 2 luglio si arrivi alla firma di un nuovo patto sociale», ha commentato ieri il vicepremier Gianfranco Fini al termine dell’incontro a Palazzo Chigi. Ancora più ottimista il ministro del Welfare, Roberto Maroni: «Abbiamo scritto il primo capitolo, quello sul lavoro, del nuovo patto sociale. Le novità sono le nuove tutele e la riconferma del valore del dialogo sociale». L’offerta del Governo non ha avuto ieri la firma ufficiale delle parti sociali. Soprattutto Cisl e Uil si sono riservate di consultare le rispettive organizzazioni ma anche di verificare gli andamenti successivi ai tre tavoli di negoziato ancora aperti: il fisco, il Sud e il sommerso. Non ultimo, anzi, in prima linea c’è il problema del Dpef: il Documento di programmazione economica e finanziaria che verrà presentato il 2 luglio ai sindacati dovrà contenere l’indicazione del tasso di inflazione programmata per i prossimi due anni. Un dettaglio affatto irrilevante per le rappresentanze dei lavoratori che sulla base di questo indicatore dovranno fare i rinnovi contrattuali. I salari futuri dipendono da questa cifra: anche così si spiega la prudenza di ieri. Dai toni usati al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, si intuisce che il documento sul lavoro ha incassato un’adesione di massima da parte delle imprese ma anche di Cisl e Uil. Per il via libera definitivo all’accordo si dovrà aspettare il 2 luglio, data dell’incontro fissato dal Governo per la conclusione dei tavoli di trattativa e per la presentazione del Dpef che verrà poi varato dal Consiglio dei ministri del 4 luglio. La riunione di ieri è stata centrata sull’articolo 18 e sul nuovo progetto che il Governo ha presentato sugli ammortizzatori sociali. La mediazione offerta alle parti è di ritirare due delle tre fattispecie di deroga alla legge sui licenziamenti mantenendone in piedi solo una. Sopravvive, infatti, quella che prevede la deroga dell’articolo 18 per le imprese che assumendo superino la soglia dei 15 addetti. In pratica, i neo assunti non vengono calcolati nel numero dei dipendenti totali e a loro si applicherà la legge 108 (cioè risarcimento fino a sei mesi, in caso di licenziamento senza giusta causa, invece del reintegro). «Al termine dei tre anni verificheremo gli effetti di questa norma che, siamo convinti, darà i suoi frutti in termini di aumento dell’occupazione». Verrà poi soppressa dal Ddl delega (848 bis) la norma sull’arbitrato: viene affidato alle parti sociali il compito di formulare un avviso comune sul tema. Una soluzione che potrebbe essere usata anche per recuperare l’ipotesi di deroga all’articolo 18 per il sommerso. Sul piatto il Governo ha messo 700 milioni di euro per ogni anno (senza specificare per quanti) per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali. La riforma, illustrata ieri, prevede un rafforzamento dell’indennità di disoccupazione (vedi scheda accanto) collegato però all’obbligo per il lavoratore di seguire corsi di formazione. È questo l’abbinamento che consentirà al nostro sistema sociale di coniugare sussidi con politiche attive: il welfare to work che l’Ue ci raccomanda di applicare ormai da molti anni. L’obiettivo è quello di sostenere il reddito del disoccupato offrendogli però una possibilità concreta di riqualificazione. È prevista anche una sanzione: chi rifiuta un corso di formazione o un’occupazione alternativa oppure abbia un’attività irregolare, perde l’assegno di indennità. La novità è che viene previsto anche un secondo pilastro accanto a quello pubblico dell’indennità di disoccupazione. Con questa "seconda gamba" i settori che oggi sono sprovvisti di cassa integrazione potranno esserne coperti secondo un meccanismo mutualistico, cioè attraverso un autofinanziamento derivante in parte dai lavoratori, in parte dalle imprese. Il Governo s’impegna a definire forme di incentivazione per i contributi delle aziende e prevede che i fondi del secondo pilastro vengano gestiti dagli enti bilaterali (formati cioè da rappresentanti di imprese e sindacati). L’altra novità è il "sostegno al reddito di ultima istanza" finanziato dalla fiscalità generale ma con un meccanismo diverso dal reddito minimo di inserimento, sostanzialmente bocciato. Non mancano anche i progetti per il futuro. La messa a punto di un nuovo Statuto dei lavoro «che sarà un testo unico del lavoro» e la riforma del processo del lavoro.

Lina Palmerini

Venerdí 21 Giugno 2002