“MercatiAperti (2)” A.Heimler: «Nei servizi le maggiori potenzialità»

09/05/2005
    domenica 8 maggio 2005

    IN PRIMO PIANO – pagina 3

      INCHIESTA / MERCATI APERTI E LAVORO

      L’ANALISI DI HEIMLER

      L’Authority: «Nei servizi le maggiori potenzialità»

      F.L.

      ROMA • « Anche se non esistono stime puntuali di tipo quantitativo, c’è un consenso unanime sulla benefica influenza che la maggiore concorrenza ha esercitato sulla crescita del reddito e dell’occupazione, soprattutto nell’industria, in Italia » . È l’opinione di Alberto Heimler, direttore del servizio studi e relazioni istituzionali dell’Autorità Antitrust, al quale Il Sole 24Ore ha chiesto di approfondire i rapporti tra concorrenza e lavoro nel nostro Paese, alla luce delle esperienze già compiute.

      Heimler, come valuta le stime dell’Ocse sugli effetti futuri che la piena liberalizzazione dell’economia potrebbe avere sulla crescita e sull’occupazione in Italia?

        Si tratta di stime aggregate basate sul confronto dell’esperienza internazionale. In particolare, Paesi molto diversi tra loro, come per esempio gli Stati Uniti, l’Irlanda, l’Australia, caratterizzati, soprattutto nei servizi, da una regolazione meno opaca e meno protezionistica di quella prevalente in Italia, hanno registrato negli anni recenti i tassi di crescita più sostenuti. Se anche l’Italia seguisse quegli esempi potrebbe trarne benefici notevoli, analoghi a quelli conseguiti negli anni 50 e 60 come conseguenza delle successive liberalizzazioni che hanno interessato il settore manifatturiero.

        Non crede che, al di là degli esercizi econometrici già conosciuti, sarebbe interessante uno studio empirico sugli effetti e sulle potenzialità della concorrenza in Italia?

          Se l’obiettivo dello studio è la quantificazione degli effetti positivi della concorrenza sulla crescita del reddito e dell’occupazione, le analisi dell’Ocse già danno delle indicazioni precise anche per l’Italia. Se invece si cercano indicazioni su come effettivamente creare un ambiente maggiormente concorrenziale, occorrono analisi puntuali volte a individuare nel dettaglio le regole da eliminare o da rivedere. Al riguardo, il lavoro svolto dall’Autorità antitrust in questi anni è stato molto importante. Fin dalla sua costituzione l’Autorità invia segnalazioni al Governo e al Parlamento volte a promuovere una riforma proconcorrenziale della regolazione e, soprattutto, a eliminare le ingiustificate restrizioni all’ingresso di nuovi operatori nei mercati. Se questi pareri fossero stati seguiti, sarebbe stato più facile per le imprese crescere e svilupparsi, a vantaggio dell’intera economia nazionale.

          Quali sono i settori in cui lo sviluppo della concorrenza, al di là degli effetti generali sulla competitività, può generare più occupazione?

            I servizi privati. Essi sono stati troppo a lungo beneficiari di una estesa quanto inutile protezione regolamentare che ne ha impedito la crescita e frenato l’innovazione. Nei comparti dei servizi, anche dove il nostro Paese presenta indubbi vantaggi comparati, come il turismo, le imprese italiane non sono riuscite a raggiungere dimensioni di rilievo internazionale. Le iniziative, soprattutto quelle più innovative, sono frenate da una regolazione ingiustificatamente interventista e, soprattutto, opaca. Sono note le incertezze e le lungaggini dei procedimenti autorizzatori per le grandi superfici commerciali o la mancanza di criteri obiettivi per il cambiamento di destinazione d’uso di un immobile, per esempio per farne un albergo. Come conseguenza, gli investimenti languono, la concorrenza ne soffre e così anche la crescita e il processo di ammodernamento del Paese.