Mense Fiat: Il cuoco e l’operaio

13/02/2001

 

13 Febbraio 2001

Il cuoco e l’operaio
MENSE FIAT Il gestore della ristorazione del gruppo annuncia novanta esuberi

La Filcams Cgil "Si moltiplicano i contratti part time e aumentano i ritmi della catena I metalmeccanici dovrebbero chiedere una maggiore qualità delle mense"

ANTONIO SCIOTTO

I problemi, alla Fiat, non sono soltanto nelle linee di produzione, tra gli operai. Sempre più precario, ormai, è anche il lavoro nelle mense aziendali. Composto soprattutto da donne, con contratti di 8, 7 e 6 ore, ma sempre più spesso anche di 4 o 3. Sulla loro testa pesa la spada dei licenziamenti. Mirafiori, Rivalta, la Iveco, possono significare dolori, insomma, anche per chi lavora in cucina.
Dietro i piatti che gli operai mangiano in fretta, nella pausa di mezz’ora, ci sono storie di fatica simili alle loro. Nelle mense dei tre stabilimenti torinesi lavorano circa 600 persone. Magazzinieri, cuochi, addetti alla distribuzione. Non sono dipendenti Fiat, ma del gruppo che ha in appalto il servizio ristorazione, la multinazionale Onama, con sede a Milano, fondata nel 1967 dai fratelli Paolo e Mario Bianchi.
Un gruppo molto solido, che prevede di fatturare 1000 miliardi di lire nel 2001: fornisce 70 milioni di pasti al giorno in oltre 500 impianti, e da lavoro a 8.800 persone. E’ esteso anche in Germania, e in Brasile serve i 20.000 operai Fiat locali. I conti, però, quando si chiudono i bilanci, devono sempre tornare: i 600 operatori del torinese subiranno un taglio al personale del 15%, avendo annunciato l’Onama ben 90 esuberi.
I dolori sono cominciati quando la Fiat ha messo mano alla "ristrutturazione" e perciò ai tagli di personale. I metalmeccanici, poi, hanno chiesto il passaggio dal pasto surgelato al fresco: nuovi metodi di preparazione, nuovi ritmi di lavoro nella catena di montaggio dei vassoi.
"La mole di lavoro – dice una lavoratrice – è notevolmente aumentata. Prima bastava riscaldare i pasti surgelati. Oggi bisogna servire ogni portata, e poi lavare i piatti e le posate. Chi ha contratti a tre ore, deve fare tutto più in fretta, e questo può danneggiare servizio e igiene. Con gli esuberi annunciati, tutto peggiorerà ulteriormente. Esuberi, peraltro, che non sono stati concordati coi sindacati".
Cosa fare, allora? "I metalmeccanici – dice Armando Galati, della Filcams Cgil – hanno preteso una diversa qualità del cibo. Ma se vogliono davvero una mensa migliore, dovrebbero chiedere migliori condizioni anche per chi lavora dietro il bancone. Più impiegati, con più ore di lavoro. Nel settore mense ormai dilaga l’uso del part time a 15-20 ore settimanali, e i servizi peggiorano".
Insomma, l’appello dovrebbe essere raccolto dagli operai e dai loro rappresentanti sindacali, per ottenere dalla Fiat un più completo sistema di qualità della ristorazione. La stessa Onama ha uno ‘slogan’, che parla da solo: "una pausa pranzo riuscita e ‘felice’ può migliorare la qualità della vita di tutti". Sperando che i 90 esuberi non turbino troppo questa idilliaca felicità.