Meno vincoli all’outsourcing

15/05/2002





La riforma inserita nell’articolo 1 della delega lavoro è stata approvata in commissione al Senato
Meno vincoli all’outsourcing
Si allargano le possibilità di cedere all’esterno le attività aziendali – Treu: più dirompente dell’art. 18

Lina Palmerini

ROMA – «È una norma più dirompente delle modifiche all’articolo 18. Se passa, scendo io in piazza». Parla del trasferimento di ramo d’azienda l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu (Margherita) cercando di dare a un norma, passata quasi in sordina, una ribalta oggi occupata interamente dalla riforma sui licenziamenti. L’argomento, oscurato da più note battaglie sindacali, è quello del trasferimento di ramo d’azienda. È stata, infatti, già approvata in commissione Lavoro del Senato, una modifica che toglie il requisito dell’autonomia nei casi di esternalizzazione aziendale. In pratica, se oggi è necessario che le operazioni di outsourcing investano solo "pezzi" funzionalmente indipendenti dall’impresa, con il via libera definitivo di questa modifica sarà, in linea teorica, possibile estendere i processi a tutti i segmenti aziendali. «È una norma che consente di rendere più flessibile la gestione aziendale, di favorire processi di ristrutturazione e riorganizzazione ma anche di evitare oscillanti interpretazioni giurisprudenziali su questo tema». Il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, difende l’attuale testo già approvato anche se, pure nella maggioranza, qualche ripensamento c’è. Alleanza nazionale, per esempio, promette una correzione di rotta in Aula per evitare che il varco aperto porti a delle situazioni-limite, dei paradossi. «Sto già lavorando a un emendamento da presentare all’Assemblea – spiega il relatore della delega, il senatore Oreste Tofani (An) – che circoscriva e definisca meglio il trasferimento di ramo d’azienda. L’eliminazione tout court del requisito dell’autonomia potrebbe creare abusi, dunque va trovato il modo per garantire maggiore flessibilità ma anche certezza». Inserita all’articolo 1 della delega lavoro, la modifica ritocca il codice civile (art. 2112) prevedendo «l’eliminazione del requisito dell’autonomia funzionale del ramo d’azienda preesistente al trasferimento». Ma viene indicata anche un’altra novità, cioè «la previsione di un regime particolare per le ipotesi in cui il contratto di appalto sia connesso alla cessione di ramo d’azienda, stabilendo in questi casi una solidarietà tra appaltante e appaltatore». Una rivoluzione non da poco. Perchè l’outsourcing si potrebbe allargare a settori oggi al riparo da operazioni di cessione all’esterno. Se fino a oggi le situazioni-standard sono quelle che riguardano le attività informatiche, contabili, di pulizia, con la trasformazione in legge della nuova norma si apre uno scenario del tutto diverso. L’intento è proprio quello di aprire maggiori spazi a una gestione aziendale meno vincolata e condizionata da interpretazioni giurisprudenziali restrittive, anche se potrebbe aumentare il controllo sindacale. A vedere in questo provvedimento novità e rischi ancora non ben calcolati e compresi è l’opposizione parlamentare. «È un cambiamento – spiega Treu – che può portare una vera e propria destrutturazione, che va oltre il tema dei licenziamenti. Senza il vincolo di un’autonomia, almeno potenziale, l’azienda ha la possibilità di dare all’esterno qualsiasi ramo d’azienda. Paradossalmente, anche un singolo lavoratore con la sua macchina può essere ceduto scavalcando così ogni problema di licenziamento, con o senza giusta causa, con o senza reintegro». Eppure il sindacato fino a oggi non ha alzato barricate, nè proclamato scioperi. «Il fatto è che il tema è talmente tecnico e complicato che non guadagna il primo piano. Eppure – aggiunge Treu – questa norma è una bomba, molto peggio dell’articolo 18». L’ex ministro sta infatti preparando un emendamento correttivo da presentare in Aula: «Che il trasferimento riguardi un ramo almeno potenzialmente autonomo dell’azienda. In questo modo – conclude Treu – si evitano le interpretazione giurisprudenziali più restrittive senza aprire le porte alla destrutturazione del mercato del lavoro». Sulla delega-lavoro, quindi, si profila un altro scontro.

Mercoledí 15 Maggio 2002