Meno viaggi e cene L’Italia ha paura

19/09/2001
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COME CAMBIA IL PAESE UNA SETTIMANA DOPO GLI ATTENTATI



Meno viaggi e cene L’Italia ha paura
Mercoledì 19 Settembre 2001
Mario Sensini
Dopo l’attacco agli Stati Uniti la ripresa dallo shock è lenta Ristoranti e bar più vuoti del solito, vacanze disdette, crollo degli utili delle agenzie turistiche. E chi esce preferisce rintanarsi al cinema
ROMA La ripresa dallo shock è lenta e a qualcuno fa temere il peggio. Ci vorrà tempo per capire se gli attentati e la paura della guerra abbiano impresso una svolta nitida e duratura nel nostro modo di vivere, di consumare, di spendere. Intanto, però, quella che abbiamo sotto gli occhi, a una settimana dall’attacco terroristico agli Stati Uniti, è comunque un’Italia un po’ diversa dal solito. Un paese in cui la gente va meno volentieri di sempre al bar e al ristorante, e che se esce la sera preferisce, semmai, andare al cinema. Dove l’idea di un viaggio di piacere è ormai scesa all’ultimo posto nella scala dei desideri, e dove anche chi si deve spostare per lavoro ci pensa due o tre volte prima di andare a prendere un aeroplano. E’ un paese che non si è fatto prendere dal panico, dove non ci sono state le corse all’accaparramento dei generi alimentari. Ma è un paese che già sogna di meno, dove anche le giocate al Superenalotto, con il jackpot record da 61 miliardi in palio, vanno a rilento dopo quella terribile giornata della settimana scorsa.
«Chi esce la sera per andare al ristorante non spende di meno rispetto a prima, non è attento al conto, insomma. Il fatto è che da martedì scorso di gente che va al ristorante ce n’è di meno. E non parliamo degli stranieri, ma soprattutto degli italiani», spiega Edi Sommariva, direttore generale della Federazione italiana dei pubblici esercizi. «Non è un crollo, ma è comunque qualcosa che è già percepibile. C’è stato un calo delle presenze, anche se pare si stia lentamente riassorbendo», aggiunge Sommariva. Pochi clienti nei ristoranti, ma anche nei fast food, simbolo dell’America e perciò stesso, almeno nell’immaginario degli italiani, potenziali obiettivi dei terroristi. Percezione probabilmente sbagliata, ma il McDonald’s di Piazza di Spagna a Roma, ieri pomeriggio, era quasi deserto.
Meglio il cinema, senza dubbio. Il 20% di spettatori in più, nella settimana tra il 10 e il 16 settembre, rispetto a quella precedente. E’ vero che c’è stata l’uscita sugli schermi dell’attesissimo «Pianeta delle scimmie», ma i dati dell’Agis parlano chiaro: 15 miliardi di incassi per i dieci film più visti nelle città capoluogo, contro i 12 della settimana tra il 3 e il 9 settembre, quella precedente all’attacco al cuore degli Stati Uniti.
Meglio viaggiare con la fantasia, che nella realtà, di questi tempi. Le agenzie di viaggio, le compagnie aeree, stanno accusando pesantemente la crisi. La Fiavet, federazione delle agenzie di viaggio, prevede 3500 miliardi di fatturato in meno da qui alla fine dell’anno, con quattromila posti di lavoro a rischio. L’Assotravel registra il 100% di disdette sui viaggi prenotati per gli Stati Uniti e un calo del 90% degli arrivi in Italia di turisti americani. Anche qui è presto per capire se si tratta di una tendenza consolidata, ma i danni già si contano e sono cospicui. Le compagnie aeree, Alitalia compresa, sono in grande difficoltà nel far quadrare i conti che già non erano brillanti. Gli aeroporti sono ancora pieni di colletti bianchi con la ventiquattr’ore, ma anche chi viaggia per affari comincia a rivalutare il treno e l’automobile. «Registriamo una crescita dei passeggeri sui treni Eurostar e sui vagoni letto», spiegano a Trenitalia. «Siamo pronti ad aumentare il numero dei convogli, ma per ora non sembra ce ne sia bisogno», aggiungono. Anche i tecnici delle autostrade hanno registrato un aumento del traffico, soprattutto sulla direttrice Nord-Sud. Rispetto alla stessa settimana dell’anno precedente, calcolano un incremento di circa l’1%. Modesto, ma significativo.
«Non c’è dubbio che il clima di fiducia nell’economia delle famiglie, dei consumatori, sia destinato a scendere ancora in settembre, dopo i massimi raggiunti nei mesi di maggio e giugno. Già a luglio le incertezze sul deficit, e ad agosto gli eventi drammatici del G8 di Genova, avevano assestato un brutto colpo alla propensione ai consumi», dice Fiorella Kostoris Padoa-Schioppa, presidente dell’Isae, l’istituto pubblico che analizza la congiuntura. «Non abbiamo ancora i dati delle ultime rilevazioni, ma nelle situazioni di crisi i consumatori in genere vengono presi dall’angoscia. In questo caso, però, non stiamo assistendo ad alcuna forma di panico, perché nonostante l’incertezza sugli sviluppi politici della situazione, gli italiani sono stati informati molto bene su quanto sta accadendo», spiega il presidente dell’Isae.
Niente panico, dunque. Anche la Confcommercio conferma. «Avevamo avuto qualche segnale di possibili corse all’accaparramento di generi alimentari, come pasta, riso, pomodori. Abbiamo verificato, non c’è nessuna variazione rilevante», spiegano. «E’ presto per dire se ci saranno inversioni di tendenza nei consumi, anche se è certo, visto come sta andando la Borsa, che sul risparmio tutti saranno più prudenti: stanno vendendo le azioni per restare liquidi, o magari acquistare beni rifugio, come oro, terreni e case».


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