Meno risparmi e più fatica per arrivare alla fine del mese

31/10/2007
    mercoledì 31 ottobre 2007

      Pagina 9 – Economia & Lavoro

        Meno risparmi e più fatica
        per arrivare alla fine del mese

          Oggi la giornata del risparmio con Draghi e Padoa-Schioppa, mentre diminuisce la fiducia per il futuro

            di Bianca Di Giovanni/ Roma

            NUBI Gli italiani sono più pessimisti. Dalla ripresa dell’anno scorso ad oggi la fiducia nel futuro è stata in continua discesa. Lo rivela l’ultima indagine Ipsos commissionata dall’Acri in occasione della 83esima giornata del risparmio fissata per oggi. Interverranno, come di consueto, il presidente Acri Giuseppe Guzzetti, il governatore di Bankitalia Mario Draghi e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Sapranno dare una risposta alla sfiducia delle famiglie italiane?

            Sono molti i dati che inchiodano le autorità di settore. Quest’anno per la prima volta i pessimisti superano gli ottimisti sul futuro dell’economia italiana: 46% contro il 34%. Il clima di fisucia, che l’anno scorso aveva registrato una fiammata – forse per le attese su un cambio di governo – oggi è tornato indietro. Ma le cifre più preoccupanti riguardano proprio i risparmi. Le famiglie fanno sempre più fatica a mettere da parte risorse, mentre aumenta la quota (27% dal 25 di un anno fa) dei cosiddetti nuclei a saldo negativo, cioè costrette a chiedere prestiti per tirare avanti. In crescita anche chi deve intaccare i risparmi (20%) per arrivare a fine mese, mentre aumenta di due punti in 12 mesi la quota di chi consuma tutto il reddito percepito. Il 41% del campione esaminato pensa che nei prossimi 12 mesi risparmierà di meno di quanto ha fatto finora: nel 2001 questa convinzione negativa era del 29%. Solo il 15% confida di poter risparmiare di più: sei anni fa era il 32%.

            Ma le vere note dolenti arrivano quando si parla di banche e di tutele dei risparmiatori: ecco perché ci si attende una risposta da Draghi e Padoa-Schioppa. Ben il 64% del campione mantiene liquidi i suoi risparmi sul conto corrente. Non investe. Se proprio deve scegliere un titpo di investimento, sceglie ancora il mattone (55%) con una flessione comunque rispetto al passato. Una quota di chi si allontana dagli immobili si riversa nei Bot e Cct. Come dire: l’Italia non tradisce il suo passato. Bassa la fiducia nelle tutele dei risparmiatori: il 69% le ritiene inefficaci. Altro dato che segnala un disagio, il giudizio sull’euro. Alla vigilia della sua introduzione gli italiani favorevoli erano circa l’80%. Oggi il 46% si ritiene per niente soddisfatto e il 30% poco soddisfatto. Una performance molto negativa.

            Dai quei giorni ad oggi diverse vicende hanno minato la fiducia dei risparmiatori. Dalle Torri Gemelle, ai prezzi fuori controllo, dai crack Parmalat, Cirio, Argentina, alle ultime turbolenze sui mutui ad alto rischio negli Stati Uniti. Per di più aumenta l’incertezza rispetto alla stabilità del proprio reddito e della propria pensione, anche se la conoscenza sui fondi pensione è aumentata sensibilmente rispetto all’anno passato grazie ad una riuscita campagna d’informazione. «La crisi di fiducia è nei confronti delle istituzioni» in un paese in cui «all’ultimo momento il consiglio dei ministri vara le regole per la mifid». Così commeta il dato Antonio Patuelli, vicepresidente dell’acri e presidente della cassa di risparmio di Ravenna. Ma Giuseppe Guzzetti getta acqua sul fuoco. L’Italia è «abbastanza al riparo» dalla crisi dei mutui subprime. Il presidente dell’Acri ha inoltre evidenziato come le banche abbiano fatto passi in avanti dopo gli scandali nei rapporti con i clienti sul fronte della trasparenza. «Il processo è andato avanti». I consumatori non la pensano esattamente così.