Meno ore e feste obbligatorie la crisi cambia le regole

20/02/2009

Meno ore e feste obbligatorie la crisi cambia le regole

Repubblica — 19 febbraio 2009 sezione: MILANO

PRIMA è toccato alle cassiere, poi agli addetti di macelleria, pescheria e gastronomia. Tutti dipendenti part-time, soprattutto donne, del gruppo Iper Montebello, 14 ipermercati in Lombardia, 25 in tutta Italia. Tutti convocati in piccoli gruppi dai responsabili dei rispettivi reparti e messi di fronte alla secca alternativa: firmare un modulo che riduce le ore del loro impiego settimanale, rende obbligatorio il lavoro domenicale, lascia meno soldi in busta paga. «C’ è la crisi – hanno spiegato i capireparto – se non firmate rischiate la cassa integrazione». Qualcuno ha firmato, molti hanno preso tempo per riflettere, tanti altri sono scesi sul piede di guerra. «L’ azienda ha volutamente aggirato i sindacati per rendere i lavoratori soli e ricattabili», denuncia Roberto Galbiati, della Filcams Cgil. «Non si può in nome della crisi ridurre i diritti già precari dei lavoratori della grande distribuzione» aggiunge Giovanni Gazzo, segretario regionale della Uiltucs. A Milano la lettera è arrivata ai lavoratori dell’ Iper Portello, del Fiordaliso di Rozzano e dell’ Iper di Busnago. Indica nell’ oggetto la "proposta di variazione della struttura dell’ orario a tempo parziale". Riconduce le modifiche a diverse variabili, tra cui la possibilità di "’ incremento di attività produttiva", "iniziative promozionali", "presidio casse", "necessità di sostituzione lavoratori assenti". Fa riferimento ad allegati che però molti lavoratori – denunciano i sindacati – non hanno visto. In un linguaggio burocratico che per ogni singolo lavoratore produce modifiche radicali nella modulazione dei turni di lavoro e nella gestione della propria vita privata. Chi ha avuto finora un contratto part-time di 24 ore settimanali, da lunedì a sabato, poteva scegliere di lavorare altre 4 ore di domenica, con un’ indennità del 30%, in una delle 22 domeniche all’ anno in cui gli Iper restano aperti. Ora, invece, la firma sulla lettera inviata a centinaia di dipendenti trasforma quel contratto in un part-time di 24 ore da lunedì alla domenica: il lavoro festivo diventa obbligatorio, viene già compreso nelle 24 ore senza quindi la possibilità di fare quattro ore aggiuntive, provoca una riduzione in busta paga tra i 175 e i 200 euro. La Iper – contattata per una replica ha risposto con un "no comment" – è l’ unica delle catene della grande distribuzione a non aver un contratto integrativo generale per le sue filiali. Così succede che nei vecchi contratti part-time, il lavoro domenicale non è nemmeno previsto e per questo si rende necessario la firma del nuovo modulo, ai nuovi lavoratori – come sono quasi tutti i ragazzi dell’ Iper Portello, l’ ultimo aperto in ordine di tempo – è invece già previsto il lavoro domenicale obbligatorio e ordinario, tra l’ altro recepito nel nuovo contratto di categoria, non firmato dalla Cgil. Ora la politica di Iper innesca la prima protesta dei lavoratori che per sabato, a Busnago, hanno organizzato un volantinaggio proprio nei pressi del supermercato. «L’ azienda parla di adesione al 50%, ma per ora la modifica contrattuale è stata firmata solo da una minoranza – dice Sonia Pisati, 38 anni, rsa della Cgil Filcams – . La domenica è l’ unico giorno in cui si può stare in famiglia e deve rimanere facoltativa» dice Sonia, madre di tre figli. «L’ azienda si è detta irremovibile. Che avrebbe sostituito con gli interinali quelli che non firmavano. Alcune cassiere hanno dovuto firmare senza vedere gli allegati a cui si fa riferimento il modulo, e quando hanno chiesto di ritirare la firma sono state minacciate di denuncia e hanno accettato in lacrime». Il documento LA VARIAZIONE DELL’ ORARIO Il documento che la Iper fa firmare ai part-time per far rientrare la domenica nell’ orario ordinario di lavoro e farla diventare obbligatoria -

SANDRO DE RICCARDIS